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Maxiprocesso No Tav. Sassi, massi, bombe carta, molotov e machete

di Massimo Bonato

 

Liturgia della deposizione. Trenta testi su cinquanta han ripercorso i momenti dei ferimenti. 

Ancora testi, in prevalenza provenienti dal I Reparto mobile della Polizia di Roma, ma anche finanzieri del gruppo di Pronto impiego di Milano, di Torino, oltreché qualche agente della Digos di Torino.

Giornata liturgica in cui sono comparsi a ripetizione trenta dei cinquanta testi previsti per l’udienza odierna. Danni subiti, prognosi, risarcimenti, modalità di accorpamento, di intervento e descrizione del momento dell’accaduto. Per ciascuno stesse domande dal Pm e il ripetersi della difesa che si accerta se il casco portasse o no un segno distintivo, e nel caso quale, quale tipo di risarcimento sia stato ottenuto.

Alla varietà di oggetti lanciati fittamente il 3 luglio 2011 nell’area archeologica della Maddalena – sassi, pietre, massi, bulloni, bombe carta, bottiglie incendiarie – si aggiungono i “machete” visti dal finanzeiere di Torino Vinciguerra, costati alla difesa e agli imputati il rimbrotto del Pm per un breve momento di ilarità sommessa.

Nulla di rilevante se non che per la maggior parte dei casi i 5-10 giorni di iniziale prognosi  hanno richiesto un prosieguo di 15, 60, 80 giorni di cure ulteriori e riabilitazione ai molti colpiti da pietre o storditi dall’esplosione di una bomba carta vicino al casco o tra i piedi.

Non si capisce dove di preciso siano cadute le molotov e quante ne siano state lanciate. L’assistente del I Reparto mobile di Roma Demofonti dichiara di averne viste una decina cadere a distanza perché “per fortuna non arrivavano a lanciarle addosso a noi, bruciavano solo la sterparglia”; ma per De Filippo, stesso reparto, incalzato dall’avvocato Novaro, sarebbero state cinque o sei, viste volare con l’innesco acceso. E glien’è volata sopra una almeno “scavalcandolo”. Di questo è certo.

Tanti erano gli oggetti a volare il 3 luglio, tanto minori, per coincidenza, le parole ascoltate oggi per descriverli: i “sassi”, dagli appartenenti al I reparto mobile diventano “massi” per i finanzieri di Milano; si moltiplicano i puntini di sospensione tradotti con “quant’altro” (“sassi, bulloni, bombe carta e quant’altro”) in bocca agli uni e agli altri; la necropoli diventa per tutti i romani il “cimitero preistorico”. Quisquilie. Ma all’avvocato Bertone il presidente pone il veto di domandare se le relazioni fossero state scritte singolarmente, collettivamente o su fogli prestampati.

Prossime udienze il 10, il 24 e il 28 febbraio. Nonostante la rinnovata contrarietà dichiarata dall’avvocato Bertone per la sede celebrativa del processo, l’appuntamento resta all’Aula Bunker del carcere delle Vallette.

Massimo Bonato 04.02.14