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In Valsusa marciano i No Tav, quale pacificazione?

A quattro anni dallo sgombero per l'impianto del cantiere, a dispetto di tanti bei discorsi sulla pacificazione dei favorevoli, gli oppositori al Tav propongono nuove marce popolari in Valsusa.

di Valsusa Report

Sarà una marcia popolare in Valsusa il vecchio stile con le più svariate tipologie di colori popolari soprattutto adesso che “il movimento ha assunto una grandezza nazionale e internazionale di opposizione ad una linea inutile” come dichiarato in tutte le conferenze stampa dei “ribelli valsusini”. Tanto inutile lo confermano anche i soli prezzi dei biglietti che hanno aumentato i costi di un terzo in quattro anni ed è della scorsa settimana la notizia e la polemica sull’obbligo del posto a sedere,  “non è possibile che il solo treno per Milano abbia così pochi posti a sedere, o mettono unnotav altro treno o allungano l’unico che c’è” eccheggia nella stazione Porta Nuova di . Un sistema, quello AV destinato a creare continui problemi e discussioni.

“A distanza di quattro anni la Valsusa non sembra pacificata come all’esterno si vuol far credere” dicono i No , siamo andati a vedere da vicino la situazione e ci siamo sentiti investire dalla tenace energia della lotta contro l’ecomostro . Nella valle il tempo viene scandito dalle iniziative di opposizione che sono tantissime alle volte addirittura si sommano nella stessa giornata,  si dividono in due gruppi,  quelle al cantiere e quelle in valle. Al cantiere gli appuntamenti fissi sono il mercoledì un aperipranzo organizzato dal gruppo Over 50 No che tenta di disturbare la logistica passante dal cancello cosiddetto “della centrale” appunto l’effettivo inizio delle recinzioni (non del cantiere) a protezione dei lavori, al venerdì, sempre al cancello, l’apericena organizzato dal comitato Clp di con lo svolgere di gare alle bocce quadre e blocchi dei mezzi, “avete speso milioni di euro per lo svincolo di accesso al cantiere dall’autostrada, adesso usate quello” la motivazione dei blocchi e dell’intralcio alla logistica che vede tutti opporsi a quella che viene percepita come l’ennesima situazione di menzogna e spreco di denari pubblici.

CattoliciNoTavpngCi sono poi, dal lato Clarea innumerevoli passeggiate che vedono impegnati i Cattolici per la vita della valle portare personalità da tutto il mondo, un accompagnamento alla zona militarizzata e sorvegliata da uomini e telecamere. Le iniziative si svolgono presso il campo della memoria o sui terreni acquistati anni indietro dai No Tav, ve ne sono di vario genere dal risistemare i terreni e vitigni al passare la giornata  nell’osservazione dei lavori, il cosiddetto sport da anziano, ma che causa giornalmente il controllo passaporti ad opera del personale di guardia che cambia sempre invece dei No Tav che mediamente sono sempre gli stessi. Alla sera, sempre nella valle del Clarea, ci sono poi le cene del neonato gruppo NPA No Tav che finiscono alle volte con delle battiture sonore contro le reti rigide del cantiere scatenando e non sempre l’ira che dall’interno si trasforma in lanci d’acqua, gas o fuoriuscite minacciose di cariche, dipende dalla sera o forse da chi comanda in quel momento.

In Clarea avvengono e sono avvenuti i più importanti attacchi al cantiere con lanci a volte di bottiglie incendiarie dette anche “molotov”. Una situazione che non si può dire di pace o pacificazione, ben altro la definirebbero studiosi dei fenomeni popolari o di rivoluzione sociale, appunto un territorio che non intende cedere difronte a quello che percepisce come un nemico occupante parte deisusa notav fondi lavorati a colture. Questa opposizione e lotta vede quindi tutti i tessuti sociali impegnati nel contrastare,  ognuno a modo suo, ognuno con il tempo che ha a disposizione, un’opera imposta dai governi susseguiti in 26 anni.

Quattro anni fa ci fu lo sgombero della località Maddalena e poi l’assedio che portarono alla ribalta i No Tav, ora il 28 giugno l’organizzazione di una al cantiere in Valsusa, da appunto il segno indelebile del solco scavato dalla forza pubblica e dalla repressione scagliata nei tribunali, una marcia che ha il gusto di verità, un punto di riflessione a chi sventola la bandiera del pericoloso buio degli anni settanta con il brigatismo, non accorgendosi appunto della somma di persone oneste che nella loro capacità umana l’essere messi da parte, non ha possibilità alcuna d’intesa, un modo per dire dove si vuole che vengano realmente spesi i denari pubblici, persone che hanno deciso di dire, senza i passaggi della legge, ai governanti che con un metro di Tav farebbero volentieri quello che interessa di più alle popolazioni della propria terra.

V.R. 18.6.15