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TAV CHI SI? Intervista agli editori di Trancemedia.eu

La società Transmedia.eu ha prodotto il web-documentario "Tav chi Sì", lo spaccato e gli approfondimenti sulle vergogne delle grandi opere dal 1980 in poi.

di Davide Amerio.

Oltre due anni di lavoro intenso. Migliaia di documenti esaminati. Quaranta collaboratori. Un successo editoriale che si sta allargando. Partito in sordina, il progetto CHI SI? trova consensi e favore del pubblico. Un progetto di investigazione civile, l’idea di un giornalismo che ristabilisca la verità dei fatti e uno spirito civile di amore per la libertà e la democrazia. Ma sarebbe ben sbagliato considerare il tutto limitatamente all’ambito Tav. Si parla di , di affari sporchi, di leggi sbagliate e dannose, di banche e di connivenze in un arco di tempo che copre gli ultimi trent’anni della nostra malata democrazia.
Abbiamo intervistato Claudio Papalia che, insieme a Tiziana Ripani, sono i titolari della Trancemedia.eu che ha realizzato questa preziosa indagine.

D : Chi è Transmedia.eu
R : Nasce nel maggio 2010, è una collezione , un ambiente di riferimento per conoscere il documentario interattivo che si è via via formato nel corso di questi anni a livello mondiale. La parte gratuita di Transmedia.eu comprende e segnala più di 500 documentari interattivi provenienti da tutto il mondo. Chi è interessato a conoscere meglio questa forma e questa modalità di analisi della realtà lo troverà sicuramente interessante. Abbiamo lettori da tutto il mondo, anche perché tra tutti i siti che promuovo documentari di questo tipo il nostro è l’unico che non fa protezionismo nazionale. Non mettiamo in evidenza quelli che produciamo noi in Italia, non abbiamo aiuti di nessun genere. Abbiamo avuto un aiuto di “ricerca” negli anni in cui lo abbiamo avviato, terminata questa siamo andati avanti con i nostri mezzi. Il nome Trancemedia nasce dall’espressione “trans-media” che mette insieme il web, la televisione, la radio, i libri. Lo abbiamo chiamato così perché volevamo una “trans-” di ritorno alla realtà.

D: ho notato il riferimento a Einaudi il quale, non a caso, parlava di “debito occulto”. Questo vostro progetto da quale esigenza nasce? Quali sono le idee che vi hanno condotto a realizzarlo?
R: E’ nato prima di tutto da una nostra esigenza personale, gli editori (Tiziana Ripani e io) siamo sempre stati sensibili a quello che accade a pochi chilometri da noi. Abbiamo partecipato a diverse manifestazioni per spirito di solidarietà con una realtà che veniva ignorata, considerata retrograda; poi di fronte all’acuirsi dei fenomeni di ci siamo detti che era il caso di fare una analisi complessiva del fenomeno dell’alta velocità italiana e così abbiamo iniziato a studiare il lavoro di Ivan Cicconi. Lavoro meraviglioso, che è stato utilissimo per mettere in piedi questa nostra indagine. A quel punto abbiamo contattato Ivan e abbiamo iniziato a collaborare. Lui è il primo dei nostri autori. Lui negli anni ’90 aveva già previsto la situazione nella quale ci saremmo ritrovati oggi. Questa previsione è stata scritta in un libro pubblicato, non a caso, dal , ovvero l’istituzione italiana che è uscita “massacrata” da tutte queste operazioni finanziarie. Perché il si metteva di traverso; cercava la qualità, l’utilità, cercava la riduzione al minimo dell’impatto ambientale e quindi era inevitabilmente una istituzione da distruggere ed è stata distrutta.

D: Cosa si intende con la definizione di “investigazione sociale”?
R: A riguardo ci è stato utile un politologo francese Pierre Rosanvallon che circa 6 anni fa ha pubblicato uno studio intitolato “La controdemocrazia” la cui sostanza è: a fronte della progressiva perdità di credibilità delle istituzioni elettive non è che la democrazia scompaia, si pratica anche con altre forme. Aggiunge che questo è sempre successo ma nell’epoca attuale, nell’epoca delle reti digitali, può succedere nuovamente con particolare utilità. Le forme controdemocratiche da lui elencate sono sostanzialmente tre: la sorveglianza, l’impedimento e il giudizio. Come editori ci possiamo occupare di sorveglianza (mentre i No Tav si occupano di “impedimento”) e abbiamo così iniziato un discorso di “sorveglianza civile” che speriamo porti a un giudizio di servizio civile sul quale su quanto è accaduto in Italia dall’inizio degli anni ’80 a oggi. La nostra investigazione copre tutto questo lasso di tempo. Copre anche un lasso di tempo futuro che va da qui al 2016, perché in questo anno e mezzo che ci separa dal San Silvestro del 2016 ne vedremo delle belle – o delle brutte. Da una parte vedremo l’attuazione di “” che è una delle leggi più pericolose che siano mai state varate; dall’altra vedremo il maturare di una molto probabile crisi dei debiti sovrani che si estenderà dalla Grecia a molti altri paesi. La perversione della spesa pubblica in un contesto di questo genere è particolarmente significativa.

D: Da cosa nasce il termine Junius citato dell’opera?
R: Junius nasce dalla tradizione della sorveglianza civile attraverso la stampa indipendente. Nel XVIII secolo. Junius era una firma anonima nella stampa britannica. All’inizio del XX secolo era lo pseudonimo sia di Rosa Luxemburg sia di Luigi Einaudi. In tutti questi casi Junius serviva a osservare il funzionamento del potere e a criticarlo al di fuori delle idee preconcette.

D: che impressioni vi ha fatto costruire questo progetto percorrendo un periodo così lungo?
R: Intanto è stata una enorme fatica. Enormemente interessante perché viva via che entravano gli autori e i revisori (li vedi nei crediti, quasi 40 persone lavorano a questo progetto) abbiamo creato una serie di punti di vista molto diversificati tra di loro che ci hanno portati a collegare degli oggetti, delle notizie, dei temi e degli eventi che normalmente sui media di questo paese disgraziatamente a “limitata libertà di stampa” vengono sempre presentati isolati, quindi fuori contesto, non collegati gli uni con gli altri e in maniera gridata. Noi abbiamo cercato di fare il contrario. Il risultato è stato: cogliere una catena di legislazione criminogena, che possiamo datare a partire dai primi anni ’80, con la legge speciale su Venezia, con le leggi speciali che permisero la gestione del post terremoto in Irpinia, e con la Legge 80 del ministro Signorile che in qualche modo apre la strada alla legge più mostruosa di tutte, ovvero la Legge Obiettivo del 2001. Questa a sua volta trova una dimensione della sua mostruosità ancora moltiplicata nello Sblocca Italia dell’anno scorso.

Preciso che nei 5000 documenti che si trovano linkati nel nostro e-book e nel web documentario, quelli del “NO” sono pochissimi; meno di 20. E’ il “SI” che parla da sé. Bisogna soltanto collegare una cosa con l’altra. Collegare la catena delle Leggi criminogene con la privatizzazione del sistema bancario; con la catena del finanziamento ai partiti, sia quello pubblico legale, sia quello di area grigia, sia quello di area totalmente illegale. Bisogna anche collegare le modalità di finanziamento alla stampa; perché l’Italia è un paese a “limitata libertà di stampa”; non tanto perché si arrestino i giornalisti o li si uccida per strada, cosa che è anche accaduta, ma sopratutto perché attraverso un sistema perverso di finanziamento della stampa, prima pubblico, successivamente privato (quindi coinvolgimento di banche che iper valutano gli asset reali di certi giornali per poter fornire loro dei prestiti continuamente) permettono di tenere una linea della guida politica e editoriale delle testate e di favorire la cosa più pericolosa che sia: l’auto censura dei giornalisti.

D: chi si salva da questo panorama che avete esplorato? Chi sono i buoni?
R: speriamo che si salvi almeno una parte di queste enormi spese inutili che oramai superano i 100 miliardi di euro che sono state fatte. Non c’era bisogno di costruire gran parte delle linee che sono state costruite. La Milano-Bologna andava certamente raddoppiata; la Firenze-Roma era già pronta, l’anno inserita per poter abbassare il costo al chilometro ma era già pronta quando hanno iniziato queste azioni.
La Torino-Milano è uno scandalo assoluto; una linea di pianura che è costata come se avessero bucato l’Everest. Per fortuna non ha bucato niente ma ha cementificato enormemente il territorio. Il cemento produce danni due volte: la prima per cavarlo dalle montagne, la seconda per togliere spazi agricoli.
Al termine della nostra inchiesta emergerà un modo più decente di utilizzarle. Le persone che si sono opposte, in Val come nel Veneto, hanno via via maturato una grande conoscenza tecnica delle tematiche della logistica e del trasporto e forse questo permetterà di rimettere sui binari almeno una parte dell’enorme cifra che è stata spesa.

D: vista questa realtà intricata, visto l’impegno di divulgazione sociale, considerando che gli Italiani hanno un rapporto “difficile” con l’informazione, come se ne esce da questa situazione? Gli Italiani sapranno capire e ribellarsi?
R: Una domanda ampia. Posso dire da micro editore indipendente quel che penso. Penso che una società dell’informazione giusta, corretta, democratica, debba fondarsi su valori e informazioni che sono prodotte da editori “puri”. Non da editori condizionati da banche e da lobby. Non da editori che ti “regalano” i contenuti ma te li fanno pagare perché è il loro solo modo di produrre questi contenuti. Oggi l’Italia è tutta girata al contrario, paghiamo una tassa televisiva per ricevere una informazione pubblica che è condizionata dalle lobby e per il resto riceviamo un sacco di informazione “monnezza” gratuita ma iper condizionata da inserzionisti pubblicitari, finanzieri, marchi, loghi. Noi abbiamo cercato di fare una cosa modesta ma costruita bene a partire dal rifiuto di tutto questo.

D: Un suo parere sulla polemica di Umberto Eco, secondo il quale i giornali dovrebbero controllare la credibilità dei siti web; alla luce di quanto lei dice l’affermazione risulta un po’ comica.
R: Il comico non manca in queste affermazioni. Io non mi sono sentito minimamente toccato da quanto detto da Eco. Noi siamo una srl e quanto pubblichiamo sul web è soggetta alle stesse leggi che normano quanto è pubblicato sulla stampa quotidiana o periodica. Ci esponiamo agli stessi rischi e quindi siamo ben attenti alle informazioni che poniamo in circolazione. Abbiamo cercato con questo lavoro di stare il più possibile lontano dal “blog militante”, non perché lo disprezziamo, ma perché stiamo cercando di rivolgerci ad una utenza che non ha avuto diritto a una informazione equilibrata e completa sulla tematica della spesa pubblica nelle opere infrastrutturali.

(D.A. 03.08.15)

TAV CHI SI, l’investigazione sul suolo e sul bilancio di un intero Paese
costo 4 euro (comprende E-book, documentario Web interattivo e gli aggiornamenti sino a tutto il 2016.