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La Costituzione economica – scheda 5

Quinta parte delle schede sulla Costituzione Economica a cura del prof. Luigi Pecchioli.

Oggi parleremo di un articolo della che non è stato applicato: l’art. 39. Il testo è il seguente:

L’organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

L’art. 40 si occupa solo del diritto di sciopero e recita

Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. 

L’art. 39 non è mai stato applicato perché non si è mai provveduto alla creazione di un registro delle organizzazioni sindacali. Perché?

La registrazione era stata pensata dai Costituenti allo scopo di attribuire ai sindacati una maggior forza contrattuale, grazie al riconoscimento di una loro personalità giuridica. Come risulta dalla relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione, Meuccio Ruini,”Per l’organizzazione sindacale, tra i due estremi dell’assenza d’ogni norma — che ha reso in più casi necessario l’intervento di una legge per rendere obbligatorio il contratto collettivo — e l’opposto e pesante sistema di regolazione minuta e pubblica, a tipo fascista, si è adottato il criterio della libertà senza imposizione di sindacato unico. Vi è il solo obbligo di registrazione a norma di legge, per i sindacati che intendono partecipare alla stipulazione di contratti collettivi; e questo avviene mediante rappresentanze miste costituite a tal fine e proporzionali per numero agli iscritti nei sindacati registrati.“.

I sindacati però non hanno mai voluto che si applicare tale istituto, poiché temevano che ciò potesse implicare controlli penetranti e limitazioni al loro operato, per cui attualmente le organizzazioni sindacali sono strutturate come associazioni non riconosciute, disciplinate dal Codice Civile. Non istituti regolati dal diritto pubblico, quindi, ma libere associazioni con ampia autonomia organizzativa.

In nome di questa autonomia però i sindacati hanno perso il potere, previsto solo per i sindacati registrati, di stipulare contratti collettivi con efficacia obbligatoria per tutti i lavoratori al quale il contratto si riferisce. Ciò comporta ad esempio che più organizzazioni sindacali possano concludere accordi per la stessa categoria e che altre associazioni o gruppi spontanei (come i Cobas) non riconoscano tali accordi. Il concetto di contratto collettivo come lo conosciamo attualmente e di inderogabilità dello stesso nasce dall’elaborazione giurisprudenziale, ma non è un obbligo di legge.

Le ragioni del riconoscimento dell’importanza del sindacato nella Costituzione è spiegata magnificamente nella relazione di Giuseppe Di Vittorio alla Costituente: sono parole che dovrebbero far riflettere per primi i sindacalisti…

Nell’attuale sistema sociale, infatti, la ricchezza nazionale è troppo mal ripartita, in quanto si hanno accumulazioni d’immensi capitali nelle mani di pochi cittadini, mentre l’enorme maggioranza di essi ne è completamente sprovvista. In tali condizioni è chiaro che nei naturali ed inevitabili contrasti di interessi economici e sociali sorgenti tra i vari strati della società nazionale il cittadino lavoratore ed il cittadino capitalista non si trovano affatto in condizioni di eguaglianza.

Il cittadino capitalista, basandosi sulla propria potenza economica, può lottare e prevalere anche da solo in determinate competizioni di carattere economico. Il cittadino lavoratore, invece, da solo non può ragionevolmente nemmeno pensare a partecipare a tali competizioni. Ne consegue che per il cittadino lavoratore la sola possibilità che esista -perché possa partecipare a date competizioni economiche, senza esserne schiacciato in partenza- è quella di associarsi con altri lavoratori aventi interessi e scopi comuni, per controbilanciare col numero, colla associazione e con l’unità di intenti e d’azione degli associati la potenza economica del singolo capitalista od un’associazione di capitalisti.

Il sindacato, perciò, è lo strumento più valido per i lavoratori, per l’affermazione del diritto alla vita e del diritto al lavoro, che dovranno essere sanciti dalla nostra Costituzione. (…)

Dalle osservazioni che precedono scaturiscono alcune deduzioni che lo Stato democratico non può ignorare senza venir meno alla sua funzione di supremo armonizzatore degli interessi legittimi dei singoli cittadini e dei differenti strati sociali in cui essi sono raggruppati, con quelli generali della collettività nazionale.

La più importante deduzione che se ne deve trarre è quella del riconoscimento d’una preminenza obiettiva degli interessi rappresentati dai sindacati dei lavoratori rispetto agli interessi pur legittimi rappresentati dalle associazioni sindacali dei grandi datori di lavoro.

La giustificazione di questa preminenza ed il suo riconoscimento esplicito da parte dello Stato democratico sono dati ancora dalle considerazioni che seguono.

  1. gli interessi che rappresentano e difendono i sindacati dei lavoratori sono interessi di carattere collettivo e non particolaristico od egoistico; interessi che in linea di massima coincidono con quelli generali della nazione.Il benessere generalizzato dei lavoratori, infatti, non può derivare che da un maggiore sviluppo dell’economia nazionale, da un aumento incessante della produzione, da un maggiore arricchimento del paese, oltre che da una più giusta ripartizione dei beni prodotti.Non è mai accaduto, e non può accadere ai liberi sindacati dei lavoratori, di avere interessi contrari a quelli della collettività nazionale, com’è accaduto- e può sempre accadere, invece,- a determinati tipi di associazioni padronali (trusts, cartelli, intese ecc.), i quali sono notoriamente giunti a limitare di proposito la produzione -ed anche a distruggerne notevoli quantità- per mantenere elevati i prezzi, allorquando i prezzi elevati, piuttosto che la massa di prodotti vendibili, assicurano agli interessati maggiori profitti, con danno evidente della maggioranza della popolazione e della nazione.Eventuali interessi egoistici di categorie, che possono sorgere anche in seno alle masse lavoratrici, vengono contenuti, contemperati e in definitiva eliminati da esigenze poste da altre categorie di lavoratori e soprattutto dalla convergenza degli interessi fondamentali e permanenti dei lavoratori di ogni categoria; convergenza che ha la sua espressione nell’esistenza stessa della Confederazione generale italiana del lavoro la quale rappresenta, appunto, gli interessi generali di tutti i lavoratori di ogni categoria o professione, manuali ed intellettuali e -come tale- è una delle forze basilari della nazione.I sindacati dei lavoratori rappresentano la forza produttrice fondamentale della società e la stragrande maggioranza della popolazione economicamente attiva nei vari rami dell’industria, dell’agricoltura, del commercio, del credito, della scuola, dei pubblici servizi ecc. Tutta la società moderna pone il lavoro come fondamento del proprio sviluppo
  2. Se la funzione sociale del lavoro, e quindi delle organizzazioni sindacali che lo rappresentano, sono considerate sempre di maggiore preminenza, in tutti i paesi economicamente più sviluppati ciò è tanto più giusto e necessario in Italia, dove il capitale più grande e più prezioso di cui dispone la nazione è rappresentato appunto dalla sua immensa forza-lavoro; ossia, dal gran numero di lavoratori che conta il nostro paese, nonchè dalle loro spiccate e riconosciute capacità tecniche e professionali che -attraverso il lavoro dei nostri emigrati- si sono affermati in quasi tutti i paesi del mondo
  3. I lavoratori, per la loro condizione sociale, sono i maggiori interessati al consolidamento ed allo sviluppo ordinato della libertà e delle istituzioni democratiche, come lo comprova il fatto che essi hanno costituito il nerbo decisivo delle forze nazionali che hanno abbattuto il fascismo ed hanno portato un contributo efficiente alla liberazione della patria dall’invasore tedesco.I sindacati dei lavoratori, quindi, costituiscono obiettivamente uno dei pilastri basilari dello Stato democratico e repubblicano ed un presidio sicuro e forte delle civiche libertà, che sono un bene supremo dell’intera nazione.

Non è la sede né lo scopo di queste schede commentare il contenuto delle norme costituzionali rifacendosi alla realtà attuale, ma è purtroppo di tutta evidenza che dalle parole di Di Vittorio all’operato dei sindacati di oggi, che infatti perdono terreno nelle giovani generazioni di lavoratori, c’è tutta la crisi è la sconfitta di una rappresentanza che non ha più  saputo difendere il lavoro e che troppo spesso si è alleata od appiattita, per cecità o collusione politica, con la classe padronale su progetti economici e di organizzazione del lavoro che non potevano in alcun modo essere a favore dei lavoratori.

Quello che per il grande politico e sindacalista “non è  mai accaduto e non può accadere” è purtroppo realtà odierna.

di per Scenarieconomici.it