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A Ginevra le proposte dei paesi senza nucleare sul disarmo

A Ginevra liberi dalla gabbia del TNP,gli Stati non nucleari mettono nero su bianco le loro proposte abolizioniste e disarmiste

di Alfonso Navarra.

A , Palazzo delle Nazioni Unite, l’OEWG (open ended working group) dell’ONU sul nucleare da oggi (12 maggio), comincia concretamente a lavorare sul testo della raccomandazione che deve presentare all’Assemblea generale dell’ONU: i suoi lavori entrano quindi nel vivo.

L’OEWG si avvia a concludere la sua seconda sessione (2-13 maggio 2016). La prima sessione si è tenuta in febbraio e ce ne sarà una terza a fine agosto, propedeutica all’Assemblea generale dell’ONU, che discuterà del tema in novembre-dicembre. Lo scopo ufficiale è, per l’appunto, di raccomandare all’Assemblea dell’ONU delle vie legali concretamente adottabili per giungere al disarmo nucleare.

Dopo l’approfondimento tecnico, nei giorni precedenti, di varie problematiche (la possibilità di guerra nucleare per errore, la sicurezza collettiva, il rapporto tra il disarmo e le esigenze sociali), l’odg ufficiale del 12 maggio apre il “Quinto Panel” sui “possibili sentieri per fare progredire i negoziati multilaterali sul disarmo” con l’introduzione di Kim Won-soo, Alto Rappresentante sugli Affari per il Disarmo.

Le delegazioni degli Stati presenti sono quelle che hanno aderito alla proposta del Messico che ha fatto passare l’OEWG all’ultima assemblea generale dell’ONU. Mancano – è bene rimarcarlo – le nove potenze nucleari contrarie all’iniziativa: ma hanno chi difende le loro posizioni, in particolare i Paesi della “condivisione nucleare NATO”, tra cui l’Italia, che si nascondono dietro la foglia di fico dell’”approccio passo dopo passo”. Ma qui la buona notizia è che l’Olanda ha rotto il fronte nuclearista ed il rappresentante del governo olandese sta rispettando – i suoi interventi sono inequivocabili – il mandato ricevuto dal suo parlamento.

Un iter convincente lo ha prospettato già ieri il delegato dell’Ecuador in collegamento con la CELAC (Conferenza degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi): Trattato di interdizione entro il 2017, Convenzione ONU per l’eliminazione nel 2018. Ma non è l’unico percorso sul tappeto per condurre alla proibizione delle : pensiamo a quello prospettato dall’Austria e Stati seguaci, o dal Brasile con Stati seguaci… Bisogna allora evitare il paradosso che la divisione tra le proposte abolizioniste, che si distinguono per dettagli, porti a far diventare minoranza quella che è di gran lunga la maggioranza dei membri ONU! Occorre cioè il coordinamento tra queste varie proposte magari individuando una cornice giuridica comune in cui tutte possano trovare spazio collegato di sperimentazione e attuazione.

L’OEWG è espressione dell’insofferenza dei Paesi non nucleari, giustamente irritati per 70 anni di “era atomica” monopolizzata da un ristretto club di potenze (oggi nove Stati) che ha avuto l’avallo giuridico dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), sottoscritto 1968 ed entrato in vigore nel 1970. L’autorizzazione al possesso per i soli cinque Paesi vincitori della seconda guerra mondiale (Stati Uniti, URSS poi Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina) – un vero “patto leonino” – è stata accordata in cambio di trattative “in buona fede” per un disarmo senza scadenze e sempre a data da destinarsi; e della promessa di essere aiutati a sviluppare il nucleare cosiddetto “civile”!

Contro questa “gabbia” del TNP (si veda quanto di critico scrive in proposito Stéphane Hessel in ESIGETE!) si è sviluppato quello che è stato chiamato “percorso umanitario”: le conferenze di Oslo e Nayarit nel 2013 e quella di Vienna nel 2014: esso è diventato, lungo la strada, l’Impegno sottoscritto da 127 Paesi per colmare il gap legale che contraddistingue le armi nucleari rispetto alle armi biologiche e chimiche già proibite. In sostanza, se oggi, con l’OEWG, sono all’ordine del giorno “l’indirizzo di concrete misure legali per ottenere e mantenere un mondo senza armi nucleari”, lo si deve al fatto che si è voluti entrare in un contesto ed in una dinamica di negoziati indipendente da tutta la cornice che il TNP ha creato (en passant diventa quindi perlomeno “sfasato”, rispetto a quello che si sta muovendo nel mondo, rivendicarne provincialmente l’applicazione in Italia; e secondo concetti vecchi di “sovranità nazionale” che anche essi si sta sottoponendo a revisione ed ammodernamento a livello mondiale. E non per iniziativa dell’”imperialismo”!).

Una proposta del Messico, quella dell’istituzione dell’OEWG, “corpo sussidiario”, che possiamo considerare, per l’appunto, letteralmente “strappata” all’ultima Assemblea generale dell’ONU, prevalendo, come si è già detto, sul voto contrario delle potenze nucleari, con il loro corteo di reggicoda (tra i quali possiamo annoverare – ribadiamolo – l’Italia, che però si è astenuta).

Questo organismo ha due caratteristiche salienti:

  • Non funziona secondo il principio dell’unanimità, che lo porterebbe all’inconcludenza (la regola del consenso è efficiente solo tra entità molto omogenee, già d’accordo senza riserve sulle finalità generali della loro unità d’azione);
  • È aperto alla partecipazione diretta della società civile internazionale, che può prendere la parola alla pari delle delegazioni degli Stati.

La mia presenza in questo contesto è frutto di questo connotato particolare dell’organismo: sono in fondo nella sala in cui i rappresentanti delle ONG discutono fianco a fianco con i delegati degli Stati.

POLITICAMENTE mi propongo in nome e per conto dei “DISARMISTI ESIGENTI” che, conviene sempre ricordarlo, in Italia hanno raccolto l’appello di Stéphan Hessel ad “esigere” il disarmo nucleare totale e comprendono organizzazioni di base come la Campagna OSM-DPN, WILPF Italia, Energia Felice, Accademia Kronos, etc. (vai su www.petizioni24.com/esigiamo).

Sono – mi devo ripetere – l’unico attivista “italiano” che partecipa (per modo di dire, considerata la mia incompetenza nelle lingue straniere che qui vengono parlate) alla Conferenza, e vado, modestamente, a coprire un “buco” di cui il movimento estero si è, detto tra noi, lamentato. Ma in realtà il nostro vero campione, con le sue prese di parola, è Luigi Mosca, lo scienziato italiano emigrato in Francia, rappresentante di Armes Nucléaires STOP!

Le organizzazioni della cittadinanza attiva registrate e presenti nell’anello esterno delle poltrone sono, indicate ciascuna dal suo cartellino: ICAN, la WILPF con Reaching Critical Will, i Mayors for Peace, l’IPPNW, l’International Fellowship of Reconciliation, Peace Boat, la Soka Gakkai, l’ILPI, Unfold Zero dell’Ecuador…

Ho qui sotto gli occhi una lettera che l’IFOR (in Italia rappresentata dal MIR, Movimento Internazionale della Riconciliazione) ha indirizzato – in inglese – al presidente dell’Assemblea:

Come società civile noi confidiamo nel nostro potere di difesa civile attraverso la disobbedienza civile e la non cooperazione… Il conflitto termina sempre attraverso i negoziati. Noi stiamo imparando come risolvere i conflitti con mezzi pacifici e nonviolenti. Noi speriamo che l’OEWG negozierà con i rappresentanti dei governi una raccomandazione indirizzata all’Assemblea generale dell’ONU per un bando sulla produzione, il possesso e l’uso di armi nucleari quale primo passo per pervenire ad una conferenza per concludere una Convenzione per una totale eliminazione di queste armi”.

L’IFOR, in sostanza, mi pare che segua la “linea CELAC”, la linea della Conferenza dell’America Latina, già zona denuclearizzata con un Trattato, che è l’approccio più radicale e conseguente.

L’avversario culturale è invece l’approccio detto “step by step”, del quale un portabandiera è la diplomazia italiana, qui rappresentata ufficialmente dal funzionario Vinicio. Mati.

La discussione del Quarto Panel, conclusosi ieri, dovrebbe però avere smantellato i presupposti di questa concezione, per la quale l’abolizione giuridica delle armi nucleari sarebbe una fuga in avanti “traumatica”, che aggraverebbe instabilità e insicurezza, e quindi rilancerebbe conflitti e riarmo, anche nucleare.

Si può capire che il divieto delle armi nucleari risulti indigesto per le potenze nucleari e che quindi reagiscano lanciando le loro pretestuose argomentazioni culturali: ma stanno arrampicandosi sugli specchi.

Siamo noi cittadine e cittadini “letargicizzati” proprio sulla minaccia più grave (come sostiene Luigi Mosca, e io condivido la sua opinione) che dobbiamo comprendere meglio l’importanza politica a tutto tondo di una conquista che non sarebbe semplicemente simbolica ed etica.

La pressione popolare sulla base del divieto giuridico contro governi che si ostinassero a mantenere i loro arsenali atomici diventerebbe insostenibile per essi, visto che giustificano la loro legittimità proprio in base al fatto che professano i principi umanitari, i diritti umani, gli obiettivi di sviluppo sostenibile, e si vantano di iniziative e strutture che cercherebbero di fare avanzare la sicurezza umana, la giustizia e l’uguaglianza.

Questa è la contraddizione del mondo contemporaneo (e forse di tutta la Storia umana come la abbiamo conosciuta): il “bene” è sempre riconosciuto e proclamato, il “male” lo si fa sempre, a parole, perché uno “stato di necessità”, in situazione di emergenza, ci avrebbe costretti a derogare dai buoni principi.

Questo è il “cammino della nonviolenza che dobbiamo imparare a percorrere” (Stéphane Hessel): renderci convinti ed attrezzati a combattere la violenza con EFFICACI mezzi pacifici, con la forza delle relazioni umane che creano UNIONE POPOLARE…