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Ripensare il capitalismo… se lo dice un Trader

A parlar male del capitalismo sono in tanti e con notevoli ragioni, visti i tempi che corrono, ma se a criticare il capitalismo è un uomo d'affari americano tra i più noti al mondo come gestore di Hedge Fund vale la pena ascoltare cosa dice.

di Redazione.

Paul Toudor Jones (28 settembre 1954) è un noto uomo d’affari americano che ha fondato la Tudor Investiment Corportion (con oltre 400 dipendenti), una compagnia che gestisce asset strategici e hedge fund. Nel Marzo 2014 la rivista Forbes ha stimato che egli possiede un patrimonio di 4,3 billioni di dollari, ed è considerato al 108° posto nella classifica degli uomini più ricchi d’America e al 345° posto in quella mondiale.

Nel 1988 ha fondato la Fondazione Robin Hood che opera per la riduzione della

Riconosciuto come uno dei più abili in circolazione, ha condotto una conferenza sulla nota piattaforma , nella quale parla di e della necessità di rivedere alcuni principi. Pur non dimenticando che il suo punto di vista esprime un chiaro concetto liberista di stampo americano, vale la pena ascoltare il suo discorso. Qui sotto trovate riprodotta la traduzione in Italiano (a cura di ) e il link alla conferenza in lingua originale. Potete vedere il filmato sottotitolato in italiano. Buona lettura/visione.

0:12Questa storia parla di capitalismo, un sistema che amo per i successi e alle opportunità che ha dato a me e a milioni di persone.

0:22Ho iniziato a vent’anni commerciando materie prime, soprattutto cotone, e se mai è esistito un mercato libero per tutti era quello, dove gli uomini in giacca e cravatta, ma con fare da gladiatori, combattevano letteralmente, anche fisicamente, per ottenere un profitto.

0:40Per fortuna ero abbastanza bravo da riuscire, a 30 anni, a salire ai piani alti del mondo della finanza, dove ho passato i trent’anni seguenti nel ruolo di global macro trader. In quel periodo ho visto succedere cose pazzesche, nei mercati, e ho avuto a che fare con molte manie assurde. Purtroppo, mi duole informarvi che ora potremmo essere alle prese con una delle manie più disastrose, di certo da quando opero nel settore, e le manie, per esperienza, non finiscono mai bene.

1:11Negli ultimi 50 anni, la collettività ha giudicato le società e le multinazionali in modo “ristretto”, quasi monomaniacale, rispetto al modo in cui le valutiamo, e sulla grande enfasi che abbiamo posto sui profitti,sugli introiti trimestrali a breve termine e quotazioni a scapito di tutto il resto. È come se avessimo disumanizzato le nostre aziende. Non facciamo lo stesso – ridurre qualcosa in comodi mattoncini con cui giocare come fossero Lego – nella vita privata. Non trattiamo o giudichiamo qualcuno in base alle entrate mensili o all’affidabilità creditizia. Ma abbiamo questo doppio standard quando si tratta del modo in cui trattiamo affari. E volete proprio saperlo? Sta mettendo in pericolo i pilastri fondanti della nostra comunità. Ve lo dimostro.

2:10Questo grafico indica i profitti delle società, negli ultimi 40 anni, sotto forma di percentuale dei redditi, e ora abbiamo un 12,5%, il valore più alto degli ultimi 40 anni. Gli azionisti possono esultare, ma l’altra faccia della medaglia, il lavoratore americano medio, non la vede come una buona cosa. [Quota dei ricavi dei lavoratori vs. rapporto stipendi A.D.-dipendente]

2:36Margini di profitto maggiori non migliorano la comunità. Quello che fanno è inasprire la disparità tra i redditi, e non è un bene. Ha senso, no? Perché se il 10% delle famiglie americane possiede il 90% delle azioni, ottenendo la fetta più grande dei profitti societari, ci sarà meno ricchezza per il resto della comunità.

3:02La disparità reddituale non è un bene, lo ribadisco. Quest’altro grafico, opera di The Equality Trust,include 21 nazioni, dall’Austria al Giappone, alla Nuova Zelanda. Sull’asse orizzontale c’è la disparità reddituale. Più si va a destra, maggiore sarà la disparità. Sull’asse verticale abbiamo 9 parametri che riguardano salute e società. Più si sale, più la situazione peggiora, Tra i parametri c’è l’aspettativa di vita, gravidanze adolescenziali, istruzione, mobilità sociale, per dirne alcuni. Gli americani fra il pubblico si chiederanno: “Beh, dove sono gli Stati Uniti? Dove si posizionano sul grafico? Indovinate un po’? Siamo fuori dal grafico. Sì, quelli siamo noi, con la più alta disparità reddituale e i più grandi problemi sociali, stando a questi parametri.

3:53Ora, è facile prevedere che quello scarto tra il più ricco e il più povero andrà a ridursi. Succede sempre, nella storia. Tipicamente succede in uno di tre modi: rivoluzione, tasse più alte o guerre. Nessuno di questi è nei miei programmi. (Risate)

4:15C’è un altro modo per farlo, ovvero rendere più corretti i comportamenti societari. Ma nel modo in cui operiamo adesso, ciò richiederebbe un radicale cambio di rotta, e come un tossico che cerca di smettere, il primo passo è ammettere di avere un problema. Lasciatemi dire che questa nostra ossessione per i profitti è talmente radicata che non ci rendiamo conto di mettere in pericolo la collettivtà.Ecco un piccolo ma illuminante esempio di cosa stiamo facendo di preciso: questo grafico indica le donazioni in termini di percentuale dei profitti, non dei guadagni, degli ultimi trent’anni. Accostatelo al grafico precedente, quello dei margini di utile societario. Ora vi chiedo: secondo voi, è giusto?

5:07Francamente, quando ho cominciato a scrivere ho pensato: “Wow, cosa fa la mia società, cosa fa Tudor?” E ho visto che ogni anno doniamo solo l’1% dei profitti in beneficenza. E io sarei un filantropo.Quando me ne sono reso conto, mi è venuto da vomitare. Il punto è che quest’ossessione è così radicatache i benintenzionati, come me, non pensano di esserne coinvolti.

5:38Non cambieremo la condotta delle aziende solo aumentando le donazioni in beneficienza delle società.Ah, comunque, ora abbiamo quadruplicato quel dato, ma – (Applausi) – Ma possiamo farlo correggendo la nostra condotta. Un modo sarebbe di dare davvero fiducia al sistema che ci ha portato a questo punto,vale a dire il mercato libero. Circa un anno fa, insieme ad alcuni miei amici, ho avviato un’organizzazione non-profit, Just Capital. Il suo obiettivo è semplice: aiutare le aziende e le società a imparare una condotta più giusta, con il contributo del pubblico in modo da definire criteri precisi per una condotta aziendale corretta. Ora come ora non ci sono standard universali che le aziende possano seguire, e qui entra in gioco Just Capital. Da quest’anno e negli anni a seguire condurremo un sondaggio nazionale su un campione di 20.000 americani per scoprire quali sono per loro i criteri di correttezza che le società dovrebbero seguire. Questo è un modello che inizierà negli Stati Uniti ma potrebbe applicarsi in ogni parte del mondo. Forse scopriremo che la cosa più importante per i cittadini è la creazione di posti di lavoro o la produzione di prodotti sani, oppure la protezione dell’ambiente, invece del suo danneggiamento. Noi di Just Capital non lo sappiamo e non sta a noi decidere. Siamo solo messaggeri,ma abbiamo totale fiducia nella capacità del pubblico americano di farlo da sé. Divulgheremo i primi risultati il prossimo settembre e l’anno prossimo lo faremo di nuovo, stavolta facendo il passo successivo, classificando le 1000 più grandi società, dalla prima alla millesima, passando da tutte le altre.Lo chiameremo Just Index, e, ricordatelo, siamo indipendenti, senza conflitti di interesse, e daremo voce ai cittadini americani. E col tempo, magari, scopriremo che man mano che la gente conosce quali sono le società più corrette, le risorse umane ed economiche saranno indirizzate verso di loro e loro prospereranno e aiuteranno la nazione a prosperare.

8:06Il capitalismo è responsabile di ogni grande innovazione che ha reso il mondo un posto meraviglioso, pieno di ispirazione. Il capitalismo deve basarsi sulla giustizia. Deve, ora più che mai, ora che il divario economico aumenta giorno per giorno. Si stima che il 47% dei lavoratori americani potranno essere licenziati nei prossimi vent’anni. Non mi oppongo al progresso. Voglio le macchine autonome e i jet-pack, come tutti. Ma auspico che si riconosca come, dalll’aumento della ricchezza, debba derivare una maggiore responsabilità aziendale.

8:48“Se si elimina la giustizia” diceva Adam Smith, padre del capitalismo, “l’immenso tessuto della società umana si sbriciolerà in un sol momento.”

9:04Quand’ero giovane e avevo un problema, mia madre singhiozzava, scuoteva la testa e diceva: “Abbi pietà di me”. Questo non è il momento giusto per mostrare pietà, è tempo di mostrare loro la correttezza, e possiamo farlo, insieme, iniziando dal posto di lavoro, dal settore in cui operiamo. E quando daremo alla correttezza lo stesso valore dei profitti, riceveremo la cosa più bella al mondo: ci riprenderemo la nostra umanità.

9:42Grazie.

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