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Le pericolose sovversive come Nicoletta Dosio

Prosegue l'accanimento giudiziario verso Nicoletta Dosio, storica No Tav. Si disconosce, nelle aule del tribunale, il valore di una lotta non violenta.

di Davide Amerio.

Non c’è pace per Nicoletta. Per qualcuno sicuramente è lei la causa dei suoi mali. Far comprendere le ragioni profonde di un’azione non violenta è sempre un’ardua impresa in un paese nel quale la politica è sempre più sopraffazione.

La non violenza prevede, e implica, proprio il gesto manifesto di violare una disposizione ingiusta e di subirne le conseguenze. Non è “provocazione”. È il mettere a disposizione il proprio “corpo” per difendere se stessi e gli altri da una ingiustizia.

Ce l’ha insegnato, ma pochini l’hanno davvero capito, Marco Pannella in decenni di militanza non violenta. Se fu Ghandi il padre spirituale dell’azione non violenta, molti sono coloro che hanno seguito il suo esempio nel mondo. Oggi, come ieri, nella Val Susa, un nucleo di cittadini/e rivendica per sé quella storia.

Non violenza non significa “assenza” di atti forti, “violenti”. Bensì determinazione, anche fisica, di opposizione e, laddove necessario, l’azione di sabotaggio. Sempre su cose, mai sulle persone. 

In un paese dove la violenza fisica e verbale, politica e non, è all’ordine del giorno, si fatica a riconoscere questa pratica; sublimemente politica, generosamente civile.

Ma il disconoscimento è scelta politica. E questa passa attraverso le Procure che condannano il reato senza dare il giusto peso al gesto non violento, politico e sociale. L’equazione = continua a essere la guida e il fondamento di una volontà politica che si concretizza nell’azione giudiziaria. Si avvale della “cattiva” informazione pubblica per mettere all’indice i reprobi; scudi umani usati per celare alla vista i reali interessi economici che si muovono dietro le quinte.

Noi sappiamo, come direbbe Pasolini. I nomi, i cognomi, i denari, i progetti, le ruberie, le complicità, le connivenze e le convenienze politiche e criminali. Siamo in tanti, davvero tanti a saperlo. Non essendo più possibile eliminare direttamente (magari anche fisicamente) un testimone, o i testimoni, perché oramai son troppi e distribuiti in tutta la nazione, si attaccano i simboli, si colpisce il gesto che potrebbe far riflettere.

Dove non può agire il manganello si opera con la disinformazione e le aule dei tribunali. Il messaggio è chiaro: non ci si deve opporre. Ma è altrettanto visibile l’inarrestabile coscienza politica di chi, nonostante tutto, ha riacquistato da tempo la dignità del dire “NO!”. Affermazione che non è un capriccio, come vorrebbero far credere, ma il più alto momento di individualità di chi rifiuta di piegare la testa ai potenti di turno.

(D.A. 24.11.16)