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Grandi opere e associazioni mafiose, una falla nel sistema

L’audizione del Prefetto Saverio alla Camera. Scopre il fatto già successo con l’Expo, e che potrebbe ripetersi con il Tav in tutto il paese.

di Valsusa Report

L’audizione del in Commissione III Affari Esteri per l’esame dell’AC 4151 – Ratifica degli Accordi di Parigi 2015 e Venezia 2016. Il inizia l’audizione alle ore 9.30. Descrive il suo compito di coordinatore del Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere, spiega che ha lavorato sull’, sisma dell’Aquila, sisma emiliano-veneto-lombardo 2012 e adesso sul sisma dell’Italia Centrale, monitorando le imprese.

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Prefetto Saverio Ordine

“Un organo che definisce secondo il vecchio codice e il nuovo, linee guida per l’obbligatoria stipula di protocolli di legalità su insediamenti o infrastrutture prioritarie”, un comitato che nel caso della ha svolto un solo compito di consulenza non potendosi così imporre di prima persona con una certificazione, va da se che le rassicurazioni sulla mancata infiltrazione mafiosa nei cantieri del Tav sono solo della commissione intergovernativa formata dai politici che hanno formato questi ultimi Governi.

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In audizione alla domanda esplicita lei è in grado di assicurare che non c’è possibilità di lavori operati da ditte mafiose o di radicamento mafioso nei cantieri Tav, il Prefetto tiene a specificare che il sistema delle White List, Protocollo 2015 che sorpassa il Protocollo Dalla Chiesa è un ottimo sistema, ma racconta anche che “la possibilità che hanno i soggetti criminali di sfuggire alla rete, per esempio quella di Expo 2015, si è verificata alle volte, per una situazione che è ineliminabile. Nel sistema il segreto istruttorio è molto più importante della stessa normativa antimafia delle stesse nostre interdittive dei Prefetti, sicchè è doveroso per i magistrati anche per lunghi periodi non poter riferire al Prefetto ‘de quo’, ma anche il prefetto plenipotenziario come è stato Tronca nell’Expo 2015, appunto comunicare ciò che il Procuratore sapeva ciò che l’investigatore giudiziario sapeva in quel momento. E’ molto più importante assicurare il mafioso alla giustizia, che interdirlo dai pubblici appalti, ma avvertirlo che nei suoi confronti è in atto una indagine giudiziaria di cui lui non dovrebbe sapere nulla”.

Ma spieghiamo meglio, come appunto riferisce il Prefetto Saverio, si ha solo due di questi casi conosciuti. Nell’Expo le tre ditte con prestanome lavorarono per un anno, anno in cui non si doveva avvertire il mafioso. Una falla dunque, ma i soldi intascati?. Prendiamo un’idea che potrebbe avere chiunque. Se decido come mafioso di utilizzare, non un capo clan ma un piccolino, uno che si presta all’interno della cosca, con questo sistema potrei lavorare per anni o con ditte diverse. Avrò la galera assicurata, si! ma se prontamente nascosti, anche i lauti guadagni derivanti dalle Grandi Opere o come vengono spiegati oggi, “dai soldi pubblici delle infrastrutture strategiche”.

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Nell’Operazione San Michele, [QUI l’articolo] che si svolge in questi periodi nel Tribunale di Torino, pare che ditte in odore di ‘ndrangheta abbiamo asfaltato strade percorse dalla Polizia, che oggi, usa per scacciare i No Tav dal sabotaggio del cantiere. Sempre nel cantiere geognostico della Maddalena, propedeutico allo scavo del supertunnel di 57 km, venne scovata dai No Tav una ditta senza il certificato antimafia, poi fatta uscire dagli appalti ma che fino a quel momento vi ci lavorava [QUI l’articolo].

Alla fine dell’udienza, la Commissione, insieme alle altre ha dato parere favorevole, lunedì 19 dicembre 2016 la votazione alla camera, avendo la maggioranza del nuovo Governo Gentiloni succeduto al Governo Renzi, validerà di fatto l’accordo dei due stati. Di seguito il Video dell’audizione.

 

V.R, 17.12.16