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Sentenza, processo strage di Viareggio

Strage di Viareggio. Dopo la sentenza i sindacati dei ferrovieri chiedono giustizia per i lavoratori accusati ingiustamente per il disastro ferroviario.

7 anni e 7 mesi di inchieste, di fischi dei treni al passaggio da ogni 29 giugno, 140 udienze, alla luce della sentenza torniamo a chiedere a gran voce, giustizia per e il reintegro immediato al proprio posto di lavoro di tutti i ferrovieri ingiustamente licenziati mentre lottavano per la sicurezza di lavoratori utenti.

Comunicato su sentenza del 31-01-2017, processo strage di Viareggio

Il 31 Gennaio 2017 siamo stati presenti come ferrovieri della Cub Trasporti alla lettura della sentenza sulla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 , in cui un convoglio carico di GPL esplose dopo essere deragliato causando 32 morti. Un processo e una vicenda che abbiamo seguito per anni, insieme a tante battaglie per la sicurezza dei lavoratori e delle lavorazioni.

Pesanti e significative le condanne per gli ex vertici di Ferrovie (7 Anni a Moretti) e Rete Ferroviaria Italiana (7 Anni ad Elia), costituendo uno dei rari casi in questo paese, in cui potenti dirigenti aziendali vengono inchiodati alle loro responsabilità; un risultato costruito con costanza e determinazione, con coraggio e con la lotta dei tanti che insieme hanno sostenuto questo percorso di giustizia e verità.

Difficile descrivere l’aria alla lettura della sentenza. Un sentimento complesso pesava sui petti, per come quella giornata rappresentava il termine di molti fili emotivi, anche contrastanti, che dopo anni vi terminavano facendo capo a provenienze anche diversissime.

C’erano sì i 32 morti, i sopravvissuti, la pelle degli ustionati, famigliari e amici che hanno perso un loro caro. Ma anche l’incertezza di un sistema, l’accanita difesa di personaggi e “persone non fisiche”, alcuni dei quali molto arroganti e sprezzanti, altri meno, altri con nomi tedeschi, polacchi, americani, coinvolti portando a giro per il mondo quei fili che lì in quella giornata si riannodavano.

7 anni e 7 mesi di inchieste, di fischi dei treni al passaggio da Viareggio ogni 29 giugno, 140 udienze, “l’Associazione 29 giugno” insieme a quella dei familiari “Il Modo che Vorrei”, andate in giro per l’Italia a chiedere giustizia e verità, a non essere ricevuta dalle autorità, a portare le foto delle vittime, vedere la promozione dei responsabili direttivi della strage nella pompa delle celebrazioni, a sostenere le udienze di Riccardo Antonini da subito licenziato, a raccogliere il dolore di altre stragi italiane (dall’Aquila alla Moby Prince). C’erano i viareggini offesi, nel profondo dall’incendio e ancora di più dalle risposte delle ferrovie in questi anni. C’erano i tifosi del Viareggio, le TV/giornali, i motociclisti amici di una delle vittime. C’erano i ferrovieri, oltre l’encomiabile gruppo di Viareggio, ferrovieri giunti dalla Toscana, dalla Calabria, dal Lazio, dalla Liguria e dall’Emilia.

C’erano i condannati, con tanti anni di carcere che pesano come macigni per come, dalla responsabilità impersonale e nascosta nelle pieghe sistemiche di ruoli e meccanismi, aggancia nomi e persone alla gravità dell’accaduto.

Rispetto le richieste dei PM (punte fino a 16 anni) la sentenza appiattisce estesamente intono ai 6-8 anni le condanne, le punte anziché nelle aziende italiane, sono state attribuite alle aziende estere.

Entro 90 giorni le motivazioni della sentenza, sapendo che si tratta soltanto di un primo passaggio, un primo grado di giudizio, un primo passo verso la verità.

Alla luce della sentenza torniamo a chiedere a gran voce, giustizia per Riccardo Antonini e il reintegro immediato al proprio posto di lavoro di tutti i ferrovieri ingiustamente licenziati mentre lottavano per la sicurezza di lavoratori utenti.

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