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Il suicidio per spinelli in un paese perbenista

Il suicidio del giovane a causa di qualche spinello è l'apice dell'ipocrisia italiana sul consumo delle droghe. Fermiamo il proibizionismo!

di Davide Amerio.

Tornare a parlare di di un giovane, a pochi giorni di distanza, è angoscioso e irritante. Mi si perdoni se non ci aggreghiamo alle compiacenti contrizioni che rimbalzano sui giornali. L’ipocrisia non ci appartiene. Una tragedia, per la famiglia, per il ragazzo, per questa società ipocrita governata da finti perbenisti.

Genitori che non riescono a comunicare con i figli e si rivolgono alla Guardia di Finanza. L’arma che interviene e perquisisce l’abitazione del giovane come se stesse cercando di incastrare un narco trafficante. Un ragazzo che, soffocato dalla vergogna, si toglie la vita.

Una rappresentazione dell’assurdo. Di genitori che non sanno più cosa fare di figli “difficili”, ne vediamo tutti i giorni. Nelle scuole primarie bambini nevrastenici esasperano insegnanti rassegnati che non trovano l’appoggio necessario in genitori troppo accondiscendenti verso i propri pargoletti. 

Non siamo qui a far il processo alla famiglia, di cui non conosciamo il privato. Ma certamente questa è stata influenzata da quell’ipocrisia politica che condanna l’uso delle sostanze stupefacenti e non è mai stata in grado di creare le distinzioni necessarie tra l’uso di sostanze pesanti e leggere.

In un raro momento di saggezza, Capezzone ebbe a dire dei parlamentari italiani: se a Montecitorio porti un cane antidroga, si arrende il cane.

Da decenni ormai i sostenitori dell’ spiegano i danni e i fallimenti, evidenti, dell’impianto proibizionista. Il flagello stesso della ha avuto inizio, storicamente, quando i governi hanno dichiarato la “guerra alla ”. Non l’hanno mai vinta; hanno solamente rafforzato gli interessi economici della criminalità producendo una nutrita quantità di cadaveri di tossicodipendenti.

Lo è da considerarsi una droga? Probabilmente si, ma di tipo leggero. Oggi della Cannabis si conosco gli effetti positivi e negativi. Si vedano gli articoli di Focus.it sull’argomento, Qui e Qui

Il punto è che condannare socialmente il consumo di spinelli come se si trattasse di una droga pesante è sbagliato e fuorviante. Un essere umano sofferente, emarginato, o un giovane con problemi di identità, di crescita o qualsiasi altro problema, può rifugiarsi nell’uso di qualche spinello.

Una società ipocrita che condanna e mette alla gogna chi fuma spinelli ed è indifferente verso chi abusa di sigarette e alcol, conduce inevitabilmente a provocare più danni sociali di quanti ne possano produrre gli spinelli. 

Viviamo in una società (italiana) ingiusta, emarginante, indifferente verso i giovani e le loro necessità. Il gesto di Giò, il suo suicidio, è l’estrema azione di chi si sente messo all’angolo, solo e impaurito. Ma questa tragedia non servirà a niente se il problema delle tossicodipendenze sarà gestito da questa classe politica.

(D.A. 20.02.17)