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L’inflazione cresce un buona notizia?

L'inflazione è cresciuta. E' una buona notizia? Dipende. Bisogna capire cosa ha prodotto l'inflazione, prima di parlare di ripresa.

Inflation and Deflation

Da Scenarieconomici.it riprendiamo un post che spiega, in modo chiaro, quali sono i motivi che hanno fatto alzare, lievemente, il tasso di . Parrebbe una buona notizia, in un momento di stagnazione e recessione. Ma l’ può essere provocata da spinte differenti (costi delle materie prime, stipendi, tasse, oneri ambientali), è quindi importante comprendere l’origine della variazione, prima di innalzare i bicchieri per festeggiare dichiarando che è incominciata la ripresa. Buona Lettura.


L’annuncio dell’ circa un innalzamento dell’inflazione ha portato ad una salve di Alleluja. I dati dell’ente statistico mostrano un’accelerazione all’1% dallo 0,5% previsto a Dicembre, su base annua, con un plus mensile dello 0,3%. 

Perchè è importante, in generale, che l’inflazione non sia negativa o prossima allo zero? Il tutto risiede in uno studio, che ha generato la relativa teoria economica, dalle radici antiche:  la Curva di Phillips.

Phillips, un economista neozelandese, nel 1958 pubblicò uno studio che metteva in relazione il tasso i crescita delle paghe con la disoccupazione. Appariva come la disoccupazione fosse inferiore nei momenti di maggiore dinamica delle remunerazioni. Si tratta d un’ovvia applicazione della legge della domanda e dell’offerta:

  • se aumenta la spesa pubblica o comunque la crescita privata vi è una maggiore domanda di lavoro;
  • diminuisce l’insieme dei disoccupati;
  • la aziende devono competere per assumere i lavoratori;
  • le paghe nominali crescono;
  • i dipendenti hanno maggiore capacità di contrattazione ed ottengono paghe migliori;
  • aumentano i costi del lavoro;
  • le aziende aumentano i costi dei prodotti,

Questa spiegazione era quella “Classica per spiegare la “Curva di Phillips” che possiamo esplicitare in questo esempio grafico, con alle ordinate l’inflazione ed alle ascisse la disoccupazione.

Questa visione è stata poi contestata negli anni ’70, quando i è assistito l fenomeno delle “Stagflazione”, depressione, con disoccupazione, ed inflazione. Però negli anni ’70 del secolo scorso vi era stato lo shock petrolifero. In due riprese (1973-79) il prezzo delle materie prime, petrolio sopra tutti, era andato alle stelle, letteralmente. In questo caso il boom inflazionistico era causato da una forte spinta esterna su una materia prima che non poteva essere controllata. Ecco perchè la curva di Phillips appariva superata. Però non era un’inflazione dovuta all’eccesso di domanda ed al crollo della disoccupazione, ma ad una spinta delle materie prime. Veniamo alla micro fiammata inflazionistica odierna. A cosa è dovuta ?

  • Beni energetici non regolamentati (benzia, gas) +9%;
  • Prodotti alimentari non lavorati (frutta e verdura) +5,3%;

I primi sono legati, come negli anni ’70, all’andamento dei prezzi internazionale, i secondi ad eventi stagionali: nelle regioni del centro e sud Italia , e nel resto del sud Europa, il mese di gennaio è stato particolarmente rigido con nevicate che si sono spinte sino agli Emirati Arabi Uniti. Questo ha prodotto una risi nelle produzione di ortofrutticoli freschi, con tanto di assalto ai banchi verdura del Regno Unito. Quindi, per farla breve, la fiammata inflazionistica NON è stata portata da un risveglio produttivo o da un miglioramento della nostra situazione economica, quanto da uno, o più, eventi traumatici esterni. Insomma si tratta di un orizzonte più stagflazionista che da “Curva di Phillips”. Del resto, dagli stessi dati ISTAT, le vendite al dettaglio languono.   Anzi, questa fiammata viene a comportare un paradosso: l’innalzarsi dell’inflazione darà un pretesto alla BCE per terminare il QE ed aumentare i tassi. La FED sta già accelerando l’aumento e questo, con la recente dinamica dei prezzi, aumenterà i mezzi di pressione dei “Falchi”. Aumentando alle stelle le nostre difficoltà. di Fabio Lugano per Scenarieconomici.it