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Facebook: padre uccide la figlia di 11 mesi e si impicca. Video virale

Padre impicca la figlia di 11 mesi e si uccide in diretta Facebook, 258 mila persone condividono il video. Convinte che il "mostro" sia lui?

di Daniela Giuffrida.

In passato costruivano “circhi” per far sì che il popolo potesse dare sfogo ai propri istinti più bassi: vedere e godere di gladiatori e di bestie feroci mentre si scannavano a vicenda e massacravano innocenti, rendeva le masse più “mansuete” e disposte ad accettare ciò che veniva imposto loro dall’alto dei palazzi del potere. A fine spettacolo tutti a casa, felici e contenti mentre il circo grondava sangue.

Poi il tempo passa e la “civiltà” impone cambi di stile e allora ecco “corride” sanguinose e spietate in cui l’animale “innocente” è più forte del suo carnefice umano. Ma la lotta è impari, il carnefice è scaltro ed è armato: arpòn de divisa (nastro fissato al garrese con un arpioncino), vara de picar (lancia con una punta in acciaio a forma di piramide a tre lati, fornita alla base di un disco metallico che impedisce la penetrazione del manico di legno nelle carni del povero toro) e colorate banderillas, massacrano l’innocente, finché non muore in un lago di sangue: la folla esulta, torna a casa contenta e racconta, a parenti e amici, di quanto fosse “terribile”, quel toro impaurito. 

Ma troppo sangue può anche stancare: Spagna, Portogallo, sud della Francia, Messico, Perù, Venezuela, Ecuador e Colombia (anche in Italia un tipo di corrida – giostra dei tori – era popolare nello Stato pontificio e a Macerata), plaza de toros ovunque ma non può bastare e allora proviamo a cercare una cosa mena truculenta: mettiamo 22 calzoncini colorati a rincorrere un pallone, questo sì che può coinvolgere l’intero pianeta, nessuno si fa male ed è ottimo per scaricare rabbia ed energie, altrimenti dirottabili su cosa? Sulla politica? Sugli affari del mondo o su come farai ad arrivare a fine mese?

E sono campi da calcio. Tutti concentrati su un pallone che gira e vola per aria e su una maglia sudata che gli corre dietro, pallone che ruzzola fra grida, improperi e spintoni. Alla fine dei 90 minuti, se non ci sono disordini fra le tifoserie, tutti tornano a casa stanchi e svuotati e se la propria squadra ha perso, non resta che annullarsi davanti a un programma Tv: fare zapping sul televisore di casa o affondare  nella prima corbelleria offerta da un palinsesto qualunque e addio: domani è un altro giorno.

Ma poi arriva il ! La grande vetrina, la fiera della vanità che permette di affermare la propria esistenza in un mondo troppo distratto sui veri valori ma seriamente impegnato a distruggere se stesso. Altro oppio per tante menti, anche per le meno fragili. Tutto avviene senza filtri se non quelli dei tuoi occhi che si ostinano a non vedere che davanti a te c’è solo uno schermo e una tastiera. Tutto ben dosato, organizzato, studiato a tavolino. Niente arena, stavolta, niente circhi e niente stadi, niente sangue: te ne stai comodamente seduto davanti ad una tastiera e da lì in poi, puoi lasciarti bacare il cervello dal primo cretino a cui capiti a tiro o, puoi farlo tu.

E tutti protagonisti di fatti eclatanti e, presuntuosamente, degni di nota: dal selfie a “culo di gallina” di avvenenti e sedicenti “foreveryoung”, all’esibizione della propria disponibilità, della propria saccenza; dal “mai dire mai”, al “qui e adesso”, finché non arriva il “sempre per sempre” e la conseguente grande fuga di uno dei due. Allora sì, il Social diventa la grande madre accogliente, quella madre a cui puoi esternare la tua rabbia, la tua disperazione ed il LIKE impera: ti abbraccia, ti coccola: è tuo amico.

In realtà, ti indebolisce, ti rende solo e ti stritola e perdi il tuo orgoglio e butti in pasto ad “amici” – che non hai mai visto, che non conoscerai mai – la tua rabbia e la tua disperazione, la tua solitudine e la tua impotenza: tutta roba che un attimo dopo averla esternata, scivolerà indietro, fra i vecchi post già dimenticati, mentre tu e i fatti tuoi finirete nella cloaca massima del dimenticatoio del Social. Tentativi di “protagonismo ad ogni costo”, proiezioni di bisogni importanti e impellenti che cercano di farsi spazio, incontrano incoscienza e sado-masochismo, si fanno una bella orgetta fra loro e ancora una volta l’innocente soccombe.

(D.G. 27.04.17)