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I danni alla salute dei militari in difesa del Muos (intervista)

Dal 3 al 6 aprile la Commissione Parlamentare d'inchiesta Uranio Impoverito sarà impegnata in Sicilia in una missione atta a verificare la corretta applicazione delle misure di sicurezza (sia sul lavoro che ambientali), in alcune basi militari presenti nell'isola.

di Daniela Giuffrida.

Guidata dal Presidente della Commissione, Gian Piero Scanu, presenti anche il segretario della Commissione Gianluca Rizzo e i deputati Ivan Catalano, Paola Boldrini, Giulia Grillo e Diego Zardini La Commissione dedicherà un’attenzione particolare alla tutela della salute di chi lavora nelle aree militari e di chi vive nelle vicinanze; visiterà la base militare di Sigonella (CT) il poligono di Drasy (AG) e la stazione satellitare NRTF-8 che ospita il sistema M.U.O.S. di Niscemi (CL).

Mercoledì  5 aprile verranno ascoltati i responsabili del poligono di Drasy, ma anche l’associazione “Mare Amico” di Agrigento, il procuratore capo di Caltagirone, il sindaco di Niscemi e alcuni rappresentanti civili del Comitato paritetico della Regione Siciliana. Saranno ascoltati, ancora, il direttore generale dell’Arpa Sicilia, alcuni rappresentanti dei comitati No Muos e un militare ammalatosi mentre svolgeva attività nella base NRTF di Niscemi.

Il militare è , lo conosciamo bene, lo abbiamo intervistato il 28 ottobre del 2012 quando, trentacinquenne, lottava contro una Leucemia Mieloide contratta mentre prestava servizio sotto le “antenne della morte” di Niscemi

Il Muos, a quel tempo era ancora un progetto in fase di realizzazione, ma le 44 antenne satellitari americane erano già attive da oltre vent’anni a Niscemi, nel cuore della sughereta di contrada Ulmo, sita in un’area non solo protetta (SIC-Sito di interesse Comunitario), ma anche ricadente in una Zona sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta e in zona sismica di grado 2.

A quel tempo pubblicammo la nostra intervista che venne acquisita agli atti della Commissione Unica (Quarta-Territorio e e Sesta-Salute) riunitasi il 5 febbraio 2013 presso la sala gialla dell’Assemblea Regionale di Palermo.  

Riportiamo il testo integrale di quella intervista, perchè ci sembra importante che la storia di Salvatore Ferlito non resti lettera morta, trattandosi di un militare che nella sua “missione” ha creduto fin quasi al sacrificio estremo.

Quando è cominciata questa storia?

“E’ cominciata nel novembre del 2002, richiamato dall’ per essere inserito all’interno della missione antiterrorismo “Domino”. Dopo un addestramento di circa 40 giorni sono stato inviato al sito di c. da Ulmo a Niscemi, per essere inserito nel gruppo di stanza alla base NRTF degli Stati Uniti.”

Che impressione hai avuto arrivando alla base?

“La base si trova all’interno di un bosco bellissimo, è una sughereta. Ma, dalle reti di recinzione in poi il paesaggio è completamente diverso. Tutto intorno alle antenne e al bunker è un deserto, non cresce un filo d’erba e spesso ci capitava, nei turni di notte, di vedere correre per il campo, animali deformi, conigli, lepri.”

La presenza di questi animali, non ha fatto nascere in voi dubbi sulla pericolosità di quella missione?
“Si, qualche dubbio lo abbiamo avuto, ma non c’è stato detto nulla a proposito, noi dovevamo fare soltanto sorveglianza alle strutture.”

Quindi lavoravate spalla a spalla con i militari americani.

“No, incontravamo gli americani solo una volta la settimana, quando avveniva il loro cambio-turno e giusto per il saluto di rito. Mai visto un militare americano circolare nella base. Loro vivono e lavorano dentro il bunker, noi sotto una tenda, nessuna protezione, tranne un elmetto in Keplar e giubetto antiproiettile. Noi ci muovevamo per la base sui nostri defender, ma ripeto, di americani in giro nemmeno l’ombra, vivono sigillati dentro i bunker.”

Quindi per gli americani turni di una settimana sotto il bunker, voi, quattro mesi sotto le antenne non vi siete chiesti come mai?

“Noi eravamo li comandati in servizio, eseguivamo degli ordini. Bisognerebbe chiedere a loro.”

Quanti eravate e che turni facevate?

“Eravamo una trentina di italiani e facevamo turnazioni in quinta.”

Quindi hai prestato servizio alla base per quattro mesi, ma quando hai avvertito i primi problemi di salute?
“Esattamente otto anni fa, ero in servizio presso la mia caserma ed ero in fase di addestramento, quando ho cominciato ad avvertire sintomi di stanchezza e sanguinamento al naso e alle gengive. Poi, fatti i controlli per una donazione di sangue, presso il centro AVIS del mio paese, si sono accorti che i miei globuli bianchi erano completamente impazziti”.”

E quando eri di servizio alla base come stavi?

“Alla base avevamo sempre tutti continui mal di testa che curavamo con una compressa di Mesulid e basta.”

Ma non avete fatto presente ai vostri superiori questi fastidi?

“Si certo, ma loro dicevano che quei mal di testa erano dovuti alla “pesantezza” dei turni e agli sbalzi di temperatura.”

Quindi sbalzi di temperatura, niente elettromagnetismo..

“Assolutamente no, ci dicevano che era tutto sotto controllo, però non dovevamo avvicinarci all’antenna grande (la Verden che serve per comunicare con sommergibili e quant’altro..) perché c’era il rischio di presenza di onde elettromagnetiche, ma di fatto, era soprattutto quella la struttura che dovevamo controllare perché la più sensibile ad un possibile “attentato terroristico.”

Sai di altri tuoi colleghi che abbiano avuto gli stessi problemi di salute?

“Si, un mio collega che prestava servizio con me, ha diverse macchie ai polmoni e stanno verificando la gravità della cosa. Ma sono entrato in contatto diretto con un sottocapo della Marina Militare anche lui seriamente ammalato per un mieloma multiplo, so che faceva servizio presso una  imbarcazione munita di mega radar anti som, un “sarchiapone”, potente quanto l’antenna Verden, l’antenna della morte di Niscemi, ma so di altri, di tanti altri che non ce l’hanno fatta.”

La tua vita? Come prosegue adesso?

“Mi hanno riformato in base all’ articolo 4/A, per inabilità permanente al servizio militare. Nessuna causa di servizio, nessun risarcimento,niente. Dopo 5 anni ho ottenuto l’ammissione nella lista delle categorie protette; ho dovuto fare un concorso e adesso lavoro presso il Comune del mio paese. La mia vita prosegue fra esami al sangue ogni 45 giorni, ed un puntato spinale due volte l’anno e poi continui sbalzi di umore perché l’esercito era la mia vita.  Strano ma vero, lo dirò sempre, SONO UN MILITARE.”

Rifaresti le stesse scelte?

“Assolutamente si, ho chiesto mi fosse tolto questo peso della “riforma” e di essere reinserito nell’ esercito ma mi è stato detto che non è possibile, la Leucemia mieloide è invalidante, quando non ti uccide subito e l’esercito non può prendersi carico di un militare malato.”

Ti senti tradito dallo Stato?

“Non dallo Stato, lo Stato è l’insieme di tanta gente come me, come noi. Se tutti sapessero cosa è successo a noi, cosa abbiamo vissuto, sono sicuro capirebbero e ci aiuterebbero, ma dalle istituzioni si, ci hanno chiuso la porta ed hanno bruciato i nostri sogni, la nostra vita.”

Oggi Salvatore Ferlito ha 40 anni, il 25 marzo 2015 è stato sottoposto a un trapianto di midollo, la sua grande voglia di ricominciare a vivere non lo ha mai abbandonato ed è stata la sua forza. Lo abbiamo raggiunto oggi telefonicamente e ci ha raccontato della sua voglia di ricominciare a vivere, del suo bisogno  di respirare i veri profumi della natura, “vorrei togliermi di dosso – ci ha detto – l’odore acre del respiro della morte che mi ha accompagnato per tanto tempo. Adesso sto bene, ma mi sento in colpa per tutti i miei fratelli meno fortunati di me.

Sono stati in tanti?

“Le cifre parlano di 6000 ammalati e oltre 300 morti.”

Cosa ti aspetti dallo Stato?

Vorrei mi fosse riconosciuto lo status di vittima del dovere e vorrei mi permettessero di rientrare in servizio.  Certo, forse non potrei più essere operativo, ma poter indossare di nuovo la mia “divisa”, poter fare qualcosa per il mio Stato… Io non ho mai smesso di crederci.”

(D.G. 03.04.17)