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I No Tap, sul territorio curano i loro centenari uliveti

Melendugno è un paese del Salento, estremo lembo di terra dove da 5 anni nasce l'opposizione al TAP. Dopo il Comitato No Tap si forma il Presidio No Tap a ridosso del primo cantiere

di Valsusa Report

Uliveti e cantieri. Cantiere rinforzato da reti metalliche saldate e ulivi estirpati dal luogo che li ha accolti da centinaia di anni. Una situazione resa nota dalla stessa TAP Italia che segnala 157 ulivi messi a dimora nell’area di stoccaggio della Masseria del Capitano, 11 ulivi nel deposito dell’istituto di vigilanza AlmaRoma di Melendugno, 25 ulivi espiantati ma si trovano ancora nell’area di cantiere e 18 ulivi su cui vuole ancora intervenire la ditta appaltante.

In totale dopo le prime barricate fatte ad inizio settimana, ma poi rimosse, sono 43 gli ulivi che “necessitano urgentemente di cure”. La società in un comunicato stampa segnala che “un gruppo di attivisti radicali impedirebbe qualsiasi attività a supporto delle piante impedendo l’accesso al cantiere”. Una situazione reale che si è venuta a creare sulla base di una promessa venuta meno. All’assemblea partecipatissima della sera facendo il punto i hanno rilevato che la ditta Tap tramite alcuni operai ha esclusivamente sistemato avvitando, le grate che avvolgono il cantiere e nessun ulivo è stato toccato, “abbiamo preso le vasche troppo piccole per le radici degli ulivi” la risposta degli operai.

Una situazione che è ritenuta dai No Tap offensiva, va ad aggiungersi all’ottimo lavoro investigativo fatto dal Comitato No Tap che ha scoperto l’illegalità dell’espianto. In un’intervista il portavoce di turno dichiara a Rai2 che lo intervistava “sul progetto è scritto nero su bianco che gli ulivi possono essere espiantati solo all’avvio dei lavori del cantiere, ma se il progetto è sotto indagine VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) vuol dire che non è autorizzato, l’uliveto non va toccato”.

Dopo tutto questo di notte alcuni , come li chiamano in , hanno così divelto le reti e costruito delle barricate distruggendo i muretti a secco tipici di queste campagne, forse l’ira o la foga, ma sta di fatto che anche un muro millenario di Masseria San Basilio fortificata viene in parte smantellato per farne barricate contro Tap. Il giorno dopo il Tar del Lazio la cui presidente, , ha accolto la richiesta di sospensiva della Regione Puglia, ha di fatto rinviato ogni decisione di merito dopo la discussione nell’udienza del 19 aprile corrente mese, proprio sull’eccezione A44. Le attività sul cantiere di Tap a San Basilio devono essere sospese.

Si rileva dal giornale web Lecce Prima “in coerenza con la sua storia, dopo il danneggiamento del muro dell’antica masseria il comitato ha diramato un comunicato:

I danni che Tap sta causando, e vorrebbe continuare a causare, al territorio e all’ambiente sono irreparabili. Contro questa che alcuni vogliono infliggere al luogo in cui viviamo, pensiamo che ognuno sia libero di protestare nel modo che ritiene opportuno nel limite in cui il mezzo di lotta non comprometta il fine della lotta stessa – e ancora – la distruzione del muro di cinta della masseria di San Basilio ci addolora e rappresenta la perdita di una parte del simbolo di questa battaglia. Chi è responsabile di quell’atto non combatte contro la Tap, non combatte per il rispetto della nostra storia, della nostra terra, delle nostre genti. Chi ha distrutto quel muro è come Tap, il comitato è stato sempre lontano da questi atti di inciviltà”.

Il Sindaco di Melendugno, , sempre sul giornale online: “Di fatto il Tar del Lazio ha accolto quello che andiamo chiedendo da giorni, io, gli altri amministratori salentini che si sono uniti all’appello al presidente della Repubblica e molti altri esponenti politici: attendere cioè il chiarimento del quadro autorizzativo e la verifica di assoggettabilità a valutazione ambientale del progetto del tunnel prima di procedere con i lavori. Finalmente c’è un giudice che ha ascoltato le nostre ragioni”.

L’assemblea del giorno dopo le barricate ha espresso la volontà forte di prendersi cura degli ulivi e di ripristinare e migliorare la Masseria San Basilio fortificata, già in stato di abbandono e decadimento oramai da anni. Una presa di coscienza del territorio che si fa parte propositiva in una vertenza impegnata da cittadini, comitati e sindaci del Salento.

V.R. 7.4.17