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Informazione, Fake, Bufale: ma la “verità” interessa ancora?

Nell'era dell'informazione siamo imbrigliati nella rete delle Fake, delle Bufale, delle liti ideologiche, ma la rete serve a questo oppure non siamo più capaci di cercare e desiderare la verità?

di Davide Amerio.

In queste ore, tra attacchi compulsivi e feroci nei confronti di , e schieramenti di partigianeria rispetto alle dichiarazioni dell’organizzazione sull’ italiana, sono assalito da un dubbio: ma in questo nostro sciagurato paese, la (o perlomeno la sua ricerca) interessa ancora a qualcuno?

Francamente l’impressione è No! Per chi desidera occuparsi di informazione, se non a livello professionale perlomeno a quello amatoriale, cercando di soddisfare l’esigenza democratica sancita dal principio einaudiano “conoscere per deliberare”, diventa sempre più difficile distinguere il “vero” dal “falso”, il genuino dal manipolato, l’originale dal contraffatto.

Lo strumento potente della Rete offrirebbe opportunità illimitate di conoscenza e di confronto, ma la quantità delle “fonti”, la “molteplicità” delle interpretazioni e la “complessità” propria delle vicende che ci coinvolgono – e che magari si svolgono a migliaia di chilometri di distanza, – rende già difficile la costruzione di una informazione sempre corretta e coerente; se poi l’informazione è manipolata volutamente, o interpretata con chiave ideologica ristretta, diventa veramente arduo costruire una conoscenza autentica degli avvenimenti.

Troviamo, in genere,  due estremi opposti: da una parte i “facilitatori” di notizie false o imprecise, e dall’altra i “manipolatori” professionali della verità. I primi appartengo alla categoria dei “condivisori compulsivi”, ben esemplificati da Maurizio Crozza nella figura – estrema, – del suo personaggio “Webete”: privo di capacità analitica elementare, immerso in un mondo para-reale frutto della propria ignoranza, condivide e chiama alla condivisione replicando ciò che gli pare verosimile e soddisfa la sua avversità verso un mondo complesso, per lui incomprensibile, quindi suo nemico. I secondi agiscono per interesse proprio, oppure del gruppo politico-sociale di appartenenza, oppure per mero servilismo (per il quale hanno una naturale “vocazione”) al padrone di turno; unico loro obbiettivo è l’alterazione dei fatti o lo stravolgimento della loro interpretazione, sempre però costruendo argomentazioni sul piano del verosimile, con un insipido cinismo atto a instillare, non già un ragionevole dubbio, ma incredulità e diffidenza verso qualsiasi sentimento positivo.

La distinzione dei “fatti” dalle “opinioni” non conosce più patria, o perlomeno abita in piccole oasi in mezzo a un deserto di manipolazioni partigiane. Cosa è realmente accaduto ; cosa è stato veramente detto; quali scopi e interessi sono celati alla vista, pare interessare davvero a pochi. Si preferiscono le interpretazioni che trasfigurano la realtà per compiacere i propri desideri, interessi, ambizioni.

L’altra sera ho guardato (per caso, perché non amo perdere tempo con le chiacchere vuote dei dibattiti televisivi) la trasmissione Matrix, nella quale si trattava questa questione dei migranti e le attività delle Ong. Il Procuratore di Catania ha dichiarato che ci sono delle evidenze, in possesso della Procura, che non provenendo dalla Polizia Giudiziaria non  possono essere usate come materiale processuale e sarebbe necessario un correttivo legislativo in merito (così mi è parso di capire, ma il FQ oggi in edicola conferma questa interpretazione).

La situazione migranti è dolorosa e complessa, ci sono delle dinamiche influenzate dalle posizioni del debole governo libico e, forse, qualcuno potrebbe approfittarne. Il dato certo è che il recupero dei disperati avviene presso le coste libiche e le imbarcazioni sono sempre più precarie, anche grazie alla lotta contro gli scafisti.

Ritengo sconcertante che se il vice Presidente della Camera chiede chiarimenti – e non ha mai fatto di tutte le Ong un “fascio”, come alcuni falsamente sostengono, – si scateni un putiferio e una gara al linciaggio mediatico. Quantomeno questo atteggiamento, fuori luogo e scomposto, risulta improprio e pure un poco sospetto.

Non abbiamo forse avuto, nel corso degli ultimi decenni, esempi eclatanti di manipolazione delle informazioni? Oppure imprecisioni cui sono seguite delle decisioni politiche sbagliate con conseguenze gravi per tutti? Forse è la stessa facilità con la quale si manipolano le informazioni – per interessi altri rispetto alla “verità”,- che oramai ci ha reso cinici e diffidenti al punto da non credere più ad altro che non sia quello in cui vogliamo fortemente credere?

Eppure si sono fatte guerre basandosi sulle bugie; sono stati abbattuti governi; bombardati civili inerti e innocenti. L’Euro non è forse sostenuto da una gigantesca menzogna sul suo effettivo scopo? E noi qui, in Val Susa, con il e le grandi opere inutili, non abbiamo forse visto e sentito le bugie più patetiche e le manipolazioni più spudorate? E il G8 di Genova? E in queste ore le richieste dei magistrati contro i protagonisti di Mafia Capitale non giungono forse dopo che per mesi i fatti criminali furono negati dalla politica? L’elenco è infinito.

Il sospetto è che la creazione della confusione sia voluta e anch’essa frutto di una manipolazione. Si offre in pasto al pubblico una menzogna addobbata come una verità verosimile e interpretabile a piacere, e il (social) diventa un’arena dove leoni da tastiera si sbranano illudendosi di fare la differenza. Ma forse, da qualche parte, qualcuno se la ride.