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TAP battaglia in Parlamento tra il ministro Calenda e il M5S

Da Lecce il resoconto della battaglia parlamentare sul TAP con la richiesta di chiarimenti da parte del Movimento Cinque Stelle

Riportiamo un articolo della Redazione di Lecceprima.it (che ringraziamo per la collaborazione) in merito al dibattito tenutosi alla Camera dei Deputati a seguito delle interrogazioni del Movimento Cinque Stelle.


 Il ministro Calenda: “ diversificherà le fonti alla scadenza dei contratti”

ROMA – “La scelta del metanodotto Tap accrescerà la sicurezza degli approvvigionamenti, la diversificazione delle fonti di provenienza del gas, l’aumento dell’offerta e del numero di fornitori in concorrenza sul mercato italiano ed europeo, con effetti a tendere positivi sui prezzi”. Inizia così la riposta del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, al quesito posto dal parlamentare salentino pentastellato, (primo firmatario), e altri, secondo cui, fra le altre cose, sarebbe irregolare l’espianto degli ulivi.

Sempre secondo i dati esposti da De Lorenzis, attualmente l’Italia avrebbe una capacità di importazione di circa 140 miliardi di metri cubi l’anno di gas, a fronte di un consumo nel 2016 di 70,9 miliardi di metri cubi. Ragion per cui a suo avviso non sarebbe chiaro il motivo per cui il governo intenda realizzare nuove infrastrutture.

“Tap non serve a diversificare gli approvvigionamenti e non ci rende indipendenti dal punto di vista energetico”, sostiene il deputato del . E ancora: “Oltre al danno la beffa: il costo di 270 milioni di euro per il collegamento di Tap alla rete nazionale Snam sarà scaricato sulle bollette degli italiani. Per questi motivi – ritiene De Lorenzis – gli italiani devono essere contrari a questo gasdotto a prescindere dall’approdo”.

Il ministro Calenda, dal canto suo, nel question time ha spiegato che “il mix energetico italiano è tra i più ‘verdi’ d’Europa, avendo superato con sei anni di anticipo il target sulla quota di energia da fonti rinnovabili al 2020: la produzione elettrica nazionale è infatti coperta al 39 per cento da fonti rinnovabili; al 15 per cento dal carbone; al 40 per cento dal gas e al 6 per cento da altre fonti. Come presentato nell’audizione parlamentare sulla Sen, la quota di rinnovabili – ha proseguito – crescerà ulteriormente erodendo le quote del carbone e il gas dovrà garantire la stabilità e la sicurezza della rete elettrica nazionale colmando l’intermittenza e la variabilità delle fonti rinnovabili”.

In merito poi al “al presunto eccesso di infrastrutture di approvvigionamento – ha proseguito il ministro -, bisogna tener presente che i gasdotti sono progettati per assicurare la massima portata giornaliera nel periodo di punta dei consumi invernali a cui viene sommato un margine addizionale di sicurezza, ed è quindi del tutto fuorviante confrontare il consumo annuo con la capacità teorica massima annua di importazione, ottenuta moltiplicando la portata giornaliera tecnica massima per tutti i giorni dell’anno in quanto ciò presupporrebbe un utilizzo a pieno regime di tutti i gasdotti non considerando la stagionalità dei consumi e l’effettiva disponibilità a monte di contratti di fornitura di gas corrispondenti a tali valori massimi”.

Ma per Calenda è anche e sopratutto importante “diversificare le fonti e le rotte di approvvigionamento”. Ovvero: “L’Italia attualmente dipende per il 45 per cento dal gas russo, percentuale che sale al 65 per cento nei giorni invernali. Gran parte delle altre forniture vengono poi dall’Algeria e dalla Libia  che è ancora un’area instabile. Complessivamente da qui al 2020 scadranno contratti di fornitura a lungo termine per un totale di 35 miliardi di metri cubi di gas, con un deficit potenziale rispetto alla domanda prevista pari a circa 14 miliardi di metri cubi, la cui copertura deve essere garantita in maniera significativa dal Tap”.

E sul metanodotto di collegamento alla rete nazionale di trasporto, il ministro ha spiegato che il “costo verrà inserito dall’Autorità per l’energia nel calcolo della tariffa di trasporto del gas che sarà pagata dalle società che importeranno il gas azero in Italia. Tutti i costi di trasporto dall’Azerbaijan fino all’Italia – ha rassicurato – saranno pagati dalle società private che importeranno, in concorrenza tra loro, il gas fino al nostro Paese”.

La previsione di Calenda è quindi questa: “La diversificazione delle fonti e l’aumento dell’offerta creeranno  una spinta concorrenziale che spingerà a ribasso i prezzi per gli utenti finali, le imprese e le famiglie”. Mentre ha tagliato corto sull’iter autorizzativo di Tap, “la cui legittimità è stata confermata dal Tar e dal Consiglio di Stato”. La sostanza, per il rappresentante di governo, è che “il metanodotto Tap è un’infrastruttura strategica e fondamentale per conseguire gli obiettivi di sicurezza energetica, di decarbonizzazione e di competitività dei prezzi”.

De Lorenzis trova tutto questo “inaccettabile”. In primis, sostiene, “il ministro non ha potuto smentire che le autorizzazioni per l’espianto degli ulivi non ci sono e che la competenza del loro rilascio è esclusivamente della Regione . Quindi silenzio totale sull’abuso di potere e sull’illegalità che il governo ha compiuto: l’ente vigilante, la Regione , non ha dato parere favorevole alla prescrizione e il governo ha ancora una volta valicato con prepotenza le proprie competenze stabilite dalla Costituzione italiana”.

E ha continuando ribadendo che a suo avviso il Tap “non serve alla sicurezza dell’approvvigionamento”. “Tap – dice De Lorenzis – porta il gas dall’Azerbaijan, una dittatura che non rispetta i diritti civili, il gasdotto passa anche dalla Turchia e la stabilità geopolitica e la democrazia di questi paesi è paragonabile agli altri fornitori di gas come la Russia, la Libia e l’Algeria”.

“Il governo – aggiunge il parlamentare del Movimento 5 stelle – è smentito anche dalla stessa Tap, che ha confermato che il gasdotto non serve a diversificare le fonti di approvvigionamento ma a sostituirle. Infine c’è un aggravio immediato di costi: per collegare il Tap alla rete nazionale dei gasdotti, Snam preleverà 270 milioni di euro dalle bollette degli italiani”.

Il Governo, in tutto ciò, ha risposto con numeri. I contratti di fornitura di gas lungo termine, infatti, cominceranno a scadere a partire dal 2019, secondo quanto reso noto. E i vari scenari dimostrerebbero che, mentre la domanda futura di gas in Italia dovrebbe rimanere quasi invariata, si creeranno i presupposti per un deficit nell’approvvigionamento. Per colmarlo, dunque, s’è ritenuto necessario far arrivare nuovi volumi di gas, una parte dei quali ancora con contratti di lungo termine (tra cui Tap e, auspica il governo, Eastmed) e un’altra parte mediante rinnovo dei contratti in scadenza dall’Algeria. Che però, con  i volumi attuali, si ritiene difficile possano essere rinnovati.

295711-27 – SEN_Audizione Parlamentare_Domanda e Approvvigionamento