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Torino Appendino illustra i problemi del Bilancio della Città

La sindaca Appendino replica, in Consiglio Comunale, alle accuse di incapacità nel far quadrare i conti della Città. Sciorinando cifre illustra le scorciatoie utilizzate dalla giunta Fassino.

di Bruno Garrone.

Il recente Consiglio Comunale di ha dibattuto la situazione del Bilancio  della Città. Nel suo intervento la Sindaca ha illustrato i termini della reale situazione della Tesoreria della Città. Ha esordito citando Luigi Einaudi: “La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica, e qui aggiungiamo, la libertà di fare scelte economiche non può che derivare da una situazione chiara, un bilancio chiaro e sano”.

La sindaca ha denunciato la mancanza di chiarezza e trasparenza nell’amministrazione della Città da parte delle precedenti amministrazioni. Una delle difficoltà peculiari di Torino è  stato il continuo ricorso alle anticipazioni di Tesoreria. L’ultima volta in cui le anticipazioni sono tornate a zero era il 5 novembre del 2013. Da allora, legge permettendo, la città ha sempre utilizzato le anticipazioni. Questo, secondo la Sindaca, indica un problema strutturale di cassa che non è stato affrontato adeguatamente.

Prima ancora dell’insediamento della nuova (M5S) le anticipazioni di Tesoreria erano già di 308 milioni (30 aprile 2016). Al 30 aprile 2017 sono diventate 405 milioni. Le critiche rivolte all’attuale che sarebbe incapace di recuperare i soldi, omettono una parte importante della “narrazione politica” e delle scelte compiute negli anni precedenti.

Le anticipazioni sono state realizzate grazie al decreto legislativo n. 35 del 2013, il quale concedeva, sino al 2015, di accedere alle anticipazioni straordinarie di Tesoreria. Questo ha consentito al di utilizzare oltre 500 milioni di euro. E’ stato raccontato che il debito comunale è stato ridotto da 3,3 miliardi a 2,9 miliardi, che è tecnicamente corretto, specifica la Sindaca, ma si è dimenticato di dire che si è acceso un debito di 500ml di euro in conto capitale sino al 2044 con relativi interessi passivi, in quanto questo è ciò che prevedeva il decreto n.35.

La responsabilità politica è stata il non prendere atto delle debolezze strutturali dell’Ente, nell’aver fatto continuo affidamento a un decreto che si sapeva non sarebbe continuato negli anni. Ma era più “politicamente” facile, dichiara l’Appendino.

È stato negato un pre-dissesto nei conti del Comune, per molti anni. Oggi la Giunta si sta impegnando, dolorosamente, a un risanamento effettivo dell’ente e non si diverte a tagliare o aumentare tassazioni, ma questo è il prezzo da pagare perché è stata ignorata la situazione.

Scrive Chiara Appendino sulla sua pagina FB :

Chiarezza: questo è quello che è mancato in questi anni. La chiarezza sulle difficoltà che la Città stava attraversando. Non aver affrontato i gravi problemi strutturali e averli addirittura negati per paura di perdere consenso è la più grande responsabilità politica che imputo a chi ci ha preceduto.

I 40 milioni di debiti fuori bilancio che dovremo riconoscere e l’enorme crisi di liquidità in cui si trova la città sono solo alcune delle conseguenze.

Noi, con il voto dei cittadini, abbiamo scelto di prenderci la responsabilità di affrontare questa situazione. Non è facile, lo sapevamo, ma lo facciamo. E per questo ringrazio la mia Giunta, la maggioranza e tutti gli uffici che stanno lavorando senza sosta, con estrema professionalità.

Un sindaco non si diverte a fare scelte dolorose per rimediare alle storture di chi lo ha preceduto e non le ha volute affrontare. Sappiamo che nel breve periodo ci saranno difficoltà, ma non c’è alternativa: non ammetterlo significherebbe non assumersi la responsabilità di portare all’Ente un vero risanamento e mettere a repentaglio il futuro della nostra Comunità.

So bene che un’Amministrazione è perfettibile ma dall’altra parte qualcuno ha creduto, o forse sperato per fini elettorali, che non chiudessimo il bilancio viste le enormi difficoltà strutturali che abbiamo ereditato. Quel qualcuno, oggi, deve farsene una ragione.

Noi, dal canto nostro, siamo sempre stati aperti al confronto nel merito delle proposte, da ovunque esse arrivino. E così continuerà ad essere. 

(B.G. 02.05.17)