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Torino: il fuoco della disperazione che arde vive le persone

L'ennesima tragedia consumata a Torino a causa della disperazione per l'assenza di un lavoro e di un reddito di sostegno. A quante tragedie dobbiamo ancora assistere?

di Davide Amerio.

Torino, , tragedia, fuoco, disperazione. Un’altra storia che non si vorrebbe raccontare, quella della donna che si è data fuoco dentro gli uffici dell’ di Torino, dopo aver ricevuto l’ennesimo diniego per un sostegno economico. 

Storie come questa che finiscono in tragedia non le contiamo nemmeno più. I suicidi causati da situazione economiche drammatiche tendono a scomparire nella cronaca quotidiana. Il vero dramma di queste storie è l’isolamento psicologico che si crea nelle persone quando si sentono abbandonate e sole. Ancora più grave è quel sottile, ma feroce, pensiero che conduce a credere di essere colpevoli della situazione in cui ci si trova.

Accade ai disoccupati, agli imprenditori, ai giovani, a tutti quei “falliti” che il nostro sistema economico e sociale condanna alla marginalità senza possibilità di speranza di un riscatto, di una seconda possibilità. Il “fallimento” come “colpa” di cui l’individuo finisce per sentirsi il solo responsabile. 

La marginalità come condanna senza aver commesso alcun reato. Licenziati per cause che non dipendono dal lavoratore, aziende in fallimento con crediti inesigibili (grazie al lassismo delle leggi italiane), giovani senza speranza di costruirsi un futuro. Di questo continua a dipingersi il nostro “progresso”. 

Urge la creazione di un reddito di sostegno concreto (poi chiamatelo come vi pare), che restituisca dignità alle persone e concreta possibilità di ricostruire degnamente la propria vita. È assolutamente intollerabile ascoltare politici che si oppongono a questo in nome di indisponibilità di risorse economiche, quando, ogni giorno, assistiamo a miliardi di risorse pubbliche gettate nel cesso dall’incompetenza, dalla corruzione, e dalla complicità politica con managers bancari e mafiosi.

Quegli stessi politici che asseriscono il reddito di sostegno essere uno stimolo al far nulla. Proprio loro, senza pudore e senza vergogna. 

(D.A. 28.06.17)