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Ivana Spagna a Mattie con il libro di Daniele Trematore

A Mattie il prossimo venerdì 4 agosto un incontro con il filosofo Diego Trematore per parlare del suo libro su Ivana Spagna. Una vita dedicata all'arte.

di Bruno Garrone.

Venerdì 4 agosto prossimo, a Mattie, presso la piazza del Comune (nella sala Polivalente in caso di maltempo), si terrà la presentazione del libro di  “. Una vita tra arte, scrittura e impegno“. 

Con riferimento al libro precedente “Ivana Spagna. Ritratto dell’artista da giovane. Quasi una biografia!” (GDE, 2016) – Trematore vuole raccontare la formazione artistica e intellettuale di una Stephen Dedalus dei nostri giorni, divisa tra la dedizione per il canto e la scrittura, l’amore per gli animali e l’impegno per la causa tibetana. Spagna come il Dedalus di Joyce, insomma, in cui arte e vita si intrecciano in una passione che, in questo caso, non è solo artistica, ma anche civile.

Abbiamo posto all’autore qualche domanda per capire questa sua passione nei confronti della cantante.

Come nasce questa tua “passione” per Ivana Spagna?

La passione nasce quando avevo 16 anni, ascoltandola per caso in televisione. Guardai il suo sito, era il 2006. Poi ebbi l’opportunità di conoscerla a Sanremo, e nel 2008 – in quel periodo duettava con Loredana Bertè,- grazie al suo manager potei incontrarla nella sua stanza d’albergo e parlarci insieme. Da parte mia fu un amore a prima vista.

Ma perché un filosofo sente il bisogno di scrivere un libro come questo?

Ho deciso di scrivere, come diceva , perché è un modo per “liberarsi” dalle ossessioni, e allora ho scritto questo testo intitolato “Ritratto dell’artista da giovane” che è un titolo Joyciano. Joyce scrisse nel 1916 proprio un libro con lo stesso titolo, nel quale racconta la storia artistica e intellettuale di Stephen Dedalus [alter ego di n.d.r.] che scopre la propria vocazione artistica per l’arte, e da Dublino parte per Parigi, per coltivare le sue doti di scrittore.
Ho preso a metafora questo testo per scrivere la vita di Ivana Spagna. Lei nata in un piccolo paese, una frazione, nella provincia di Verona e, all’inizio degli anni ’90, dopo il successo di “Easy lady”, parte per gli Stati Uniti alla volta di Los Angeles, in modo analogo a come fece Joyce. Ho cercato di descrivere la sua vita tra arte, cultura e impegno.

Ivana Spagna con Daniele Trematore alla sua sinistra

Quindi lei non è solamente una cantante di successo?

No, lei è anche una scrittrice, e una pittrice; pochi sanno che è molto brava nella ritrattistica: è una passione che coltiva da autodidatta, in privato. Ha scritto dei libri, tra cui una fiaba che ha vinto un premio internazionale, dal titolo “Briciola”. È la storia di un abbandono; Spagna è molto sensibile si temi riguardanti gli animali, molto legata ai gatti.

Cosa suggerisce il racconto della vita di un personaggio come Ivana Spagna?

È la storia di una persona che nasce in ristrettezze economiche, da una famiglia poverissima, ma che è riuscita a raggiungere traguardi importanti. Un messaggio utile per tutti: con dedizione e passione si possono fare grandi cose, lei ne è un esempio vivente.

Di lei quali aspetti apprezzi di più e quali lati della sua personalità ti lasciano perplesso?

Sono rimasto affascinato dalla voce, è originalissima, un timbro particolare, una voce “circolare”, molto profonda, con delle qualità tecniche che la rendono difficilmente imitabile. Di lei mi hanno lasciato perplesso certe scelte legate alla sua carriera, secondo me si è lasciata trascinare, a volte, da scelte che non sono consoni alle sua capacità. Diversamente da me è molto legata al soprannaturale, è molto religiosa in senso spirituale. E’ stata molto vicina al mondo tibetano, ha conosciuto il Dalai Lama, il quale ha scritto per lei una poesia che è stata poi trasportata in musica da Spagna. Lei voleva anche organizzare un concerto in favore del popolo tibetano.

Ma è comunque una donna molto forte; ha superato momenti difficili, tra i quali il pensiero del suicidio dopo la morte dei due genitori a causa del cancro. Particolare è la sua relazione tra l’arte e la vita, che per lei sono un tutt’uno; difatti non si è mai sposata per questo motivo. La donna e l’artista sono una cosa; come ho scritto nel libro lei, la sua vita, “l’ha cantata”.