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L’informazione non può più tacere, i dati Istat hanno fotografato il livello di povertà assoluta in Italia

Cristiano Gori, professore di politiche sociali all'Università di Trento, rileva che le risorse necessarie per garantire un serio intervento per raggiungere tutti i 4,7 milioni di poveri, ammontano a 7 miliardi di euro.

di Franco Trivero

L’informazione non può più tacere, i dati certificano impietosi la situazione della povertà assoluta, l’informazione di regime a cui ci hanno sottomesso, ha abdicato per una volta agli interessi della verità di cronaca e dell’ . I Tg serali non hanno potuto tacere un dato assodato, che riassume i tre anni di governo Renzi… Fallimentari! “In Italia 4,7 milioni di poveri “.

Alla fine i dati Istat hanno fotografato il livello di povertà assoluta in Italia, decretando nei fatti il fallimento delle politiche degli ultimi tre anni e degli annunci futuri. , professore di politiche sociali all’Università di Trento, anche coordinatore scientifico dell’alleanza contro la povertà, rileva che le risorse necessarie per garantire un serio intervento per raggiungere tutti i 4,7 milioni di poveri, ammontano a 7 miliardi di euro.

Nelle stesse ore, si conoscono i dettagli della “manovra Salva-Banche”, il F.Q. scrive : “Il Governo si rimangia un emendamento che prevedeva l’interdizione per i vertici degli istituti di credito finiti in liquidazione e per i quali poteva scattare la richiesta danni al vecchio management”.

Le operazioni per risolvere la crisi raccontano solo una parte della storia di estrema generosità con cui gli ultimi governi hanno finanziato le banche, caricando le spese sui correntisti, risparmiatori e contribuenti. Sommando comportamenti di malagestione e incapacità politiche e di Governo che è costato, a noi cittadini secondo i calcoli di , deputato M5S, ben 85 miliardi in sei anni.

Adusbef somma a questa analisi i soldi degli investitori bruciati dalle banche per aumenti di capitale a perdere. L’acquisto di Antonveneta per 9 Ml. da parte di Mps. Ne valeva appena la metà. Con la benedizione di Bankitalia e Consob. Il risultato finale delle due analisi, fa 165 miliardi.

Queste due vicende, una umana che coinvolge milioni di famiglie e l’altra finanziaria, che appartiene più alla spregiudicatezza con la quale il management, asservito al potere politico, ha gestito la crisi bancaria, dimostrano il declino morale ed etico del paese, la responsabilità dell’élite bancaria e il potere di una classe dirigente “da reparto geriatrico” nei rapporti collusivi tra i vari organi di controllo. Quello che io chiamo il “potere degli anziani”.

Mi piace ricordare una citazione di Norberto Bobbio: “il mondo dei vecchi, di tutti i vecchi è, in modo più o meno intenso, il mondo della memoria.[…] La dimensione in cui vive il vecchio è il passato. Il tempo del futuro è per lui troppo breve perché si dia pensiero di quello che accadrà”. Questa citazione riassume bene il contesto in cui è maturata la crisi bancaria, resa possibile solo grazie alle omissioni, negligenze sulla regolarità delle operazioni e sui mancati controlli da parte di Bankitalia e Consob. Quello che emerge dalle inchieste è un sistema in cui le relazioni contano più del merito. Non dovremmo più stupirci di uno Stato che non ha rispetto per i suoi cittadini…

Tre anni fa la Cassa Depositi e Prestiti dava ai risparmiatori italiani una fregatura che ancora oggi grida vendetta. G.Meletti sul F.Q. scrive: “Avendo deciso di quotare in borsa la Fincantieri per rianimarne le esangui casse, il governo Renzi, visto che i grandi investitori rifiutavano quella robaccia, ficcò l’80% delle azioni in tasca al cosiddetto retail, cioè i risparmiatori ai quali nel prospetto era destinato non più del 20% dell’offerta. C’era una clausola scritta piccola e in inglese, quindi vietato protestare, anche perché appena ci provi ti dicono che il retail non ha “educazione finanziaria”, quindi è colpa della loro ignoranza se un banchiere, o lo Stato li fotte”.

La disoccupazione giovanile rimane al 37% con un aumento del 1,8% da aprile, mentre nel resto dell’U.E. rimane ferma. Una grande maggioranza di questi giovani il 19,9% non studiano e a rinunciato a cercare un lavoro, avendo perso ogni speranza di poter lavorare per una vita decente. Il 10 marzo 2009 l’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi sottolineava lo stato dei precari e avanzava la proposta di un salario minimo garantito. La sua diagnosi venne prontamente contraddetta dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Oggi abbiamo il Jobs act la riforma del lavoro voluta da Renzi, una riforma utile a ingrossare le fila dei nuovi schiavi del lavoro subordinato, con l’abolizione dell’art 18, in cambio dei licenziamenti collettivi come quelli della Savio in Valsusa, nonostante non si tratti di un’azienda in crisi. Oppure con la chiusura di outlet e sistematico licenziamento degli addetti, assunti da anni. Per riaprire in zone limitrofe con nuove assunzioni a minor costo è senza più alcun diritto.  Una riforma che ha rappresentato la distruzione di diritti sociali e tutele giuridiche, racchiuse nello Statuto dei lavoratori e cancellato sull’altare del Jobs act.

Per il sottoscritto, destra e sinistra hanno responsabilità equanimi nell’alimentare questo sentimento di frustrazione e per la rassegnazione con cui guardiamo al nostro presente e per la caduta di fiducia per il futuro. È un fatto che il primo partito resta quello dell’astensione.

Concludo questa mia riflessione con un pensiero che rappresenta per me una certezza: “I problemi non possono essere risolti nello stesso contesto in cui sono nati” Albert Einstein.

F.T. 21.7.17