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No Muos. Quindici attivisti denunciati. La Procura “sa chi e quando colpire”, e son sempre gli stessi

di Daniela Giuffrida

Quindici attivisti sono stati raggiunti ieri mattina da avvisi di garanzia, in relazione ai fatti accaduti alla manifestazione del 9 agosto scorso.

I fatti sono cosa nota: quel pomeriggio del 9 agosto scorso quei 15 attivisti, insieme a circa un migliaio di altri manifestanti sereni e pacifici, si erano introdotti all’interno della stazione satellitare statunitense di spinti da un unico scopo: “riappropriarsi” della loro sughereta e far scendere dalle antenne i dieci manifestanti che avevano preso posto sulle stesse, da tantissime ore. E così, famiglie intere, anziani e donne con bambini avevano invaso il prato della base e, tutti insieme, si erano diretti sotto le antenne.

L’accusa per i 15 attivisti è di “invasione di suolo militare” e prevede pene da 3 mesi a un anno di reclusione e sanzioni pecuniarie, ma l’accumulo di denunce, lo ricordiamo, potrebbe andare a “sporcare” i “Carichi Pendenti” di questi giovani, sicché si ritroverebbero seriamente danneggiati anche e soprattutto per la loro vita lavorativa futura.

Strategia repressiva o semplice casualità riconoscere fra i mille partecipanti a una manifestazione sempre il “gruppetto” di presidianti e non, tra quelli che da oltre un anno presenziano costantemente il presidio permanente di C. da Ulmo?

“Eravamo centinaia di persone – ci racconta Fabio D’Alessandro, attivista del Coordinamento Regionale – sapevamo che saremmo stati oggetto di denuncia e sapevamo, se non i nomi, verso chi sarebbe andata l’attenzione degli inquirenti. Sanno chi e quando colpire. Infatti, guarda caso, i nomi che vengono riconosciuti, sono sempre, quelli dei soliti “noti”, le denunce vengono inviate sempre agli stessi attivisti. Sembra si tratti di una chiara “strategia politica della Digos di Caltanissetta, veri e propri atti intimidatori per metterci paura. Un evidente attacco politico”.

Un gruppo di avvocati provenienti da Fori diversi, ma tutti impegnati nella lotta al , hanno espresso in un comunicato chiaro e preciso, le loro perplessità.

Nel comunicato che porta in calce le firme degli avv.ti Nello Papandrea, Goffredo D’Antona, Paola Ottaviano, Emanuela Fragalà, Valentina Buonadonna, Luigi Cinquerruni, Carmelo Picciotto, Giuseppe Carnabuci, Salvo Cannata, Francesco Aurichiella, Nicolò Vignanello, Antonella Petrosino e Loredana Mazza, che da mesi seguono, a vario titolo le vicende legate al Muos, si legge:

“Sono tanti gli avvocati che in questi mesi si sono occupati a vario titolo di vicende legate alla costruzione del MUOS di Niscemi.

Questi non possono non rilevare che si assiste a una escalation della repressione operata dalle forze di polizia e in parte dall’Autorità giudiziaria nei confronti degli attivisti. in particolare durante le manifestazioni svoltesi nel territorio di Niscemi.

E la repressione che qui si intende non è quella finalizzata a reprimere condotte riconducibili a fatti reati o comunque sanzionabili, ma quella utilizzata per indebolire e dividere il fronte degli oppositori. Ed invero si assiste ad una serie di denunzie penali o sanzioni amministrative a macchia di leopardo. Vi è la sensazione che i fatti che, in tali provvedimenti vengono individuati come ipotesi di reato o illeciti amministrativi, non siano contestati uniformemente a tutti i soggetti che li avrebbero commessi ma solo alcuni. Circostanza questa che apparirebbe finalizzata a dividere i gruppi che a vario titolo e con modalità diversa contestano la costruzione di un qualcosa che appare comunque illegittimo, isolando e mettendo in difficoltà soggetti ben individuati. Parimenti si è verificato l’accadimento di fatti di significativa gravità posti in essere dalle Forze dell’Ordine, durante pacifiche dimostrazioni di protesta che meritavano una dovuta attenzione da parte dell’Autorità giudiziaria e che comunque andavano a essa rappresentati. Si ribadisce la disponibilità all’assistenza legale ai soggetti ai quali vengono contestati atti di disobbedienza civile contro un atto, che appare assolutamente illegittimo, quale è la costruzione del Muos. Ed invero l’illegittimità del Muos è rilevabile dalle varie denunzie presentate alle Procure della Repubblica competenti nonché dalla circostanza che i trattati con i quali sono state istituite le servitù militari sono illegittimi perché non approvati e ratificati ai sensi degli artt. 80 e 87 della Costituzione, e contrari ai principi sanciti dall’art. 11, I e II comma della stessa Costituzione; che le autorizzazioni ambientali sono state annullate dalla Regione per motivi di legittimità il 29 marzo, cosa che rende illegittime le successive revoche del 24 luglio sicché i lavori sono abusivi fin dall’inizio; abuso che promana anche dal fatto che i lavori erano stati avviati ben prima dell’ottenimento delle autorizzazioni ambientali e in carenza di concessioni edilizie dalle quali sono dispensate solo le opere eseguite dal ministero della Difesa o suo concessionario e non le forze armate straniere.

Si auspica infine che la solerzia e la celerità poste in essere da varie Autorità giudiziarie per verificare eventuali responsabilità penali e amministrative dei singoli manifestanti durante i vari momenti di protesta sia applicata ugualmente a tutti gli esposti presentati in questi mesi alle varie Procure competenti”.

Infine, abbiamo raggiunto al telefono il professor Massimo Zucchetti, ordinario del Politecnico di Torino, uno dei pilastri della lotta al Muos e a lui abbiamo chiesto un parere sui fatti di ieri.

“Il 9 agosto – ci ha detto Zucchetti – nella installazione NRTF di Niscemi, sono entrati all’incirca in 500. Secondo le mie stime (oltre mille, secondo quelle di altri), manifestanti assolutamente pacifici. Ciò è avvenuto dopo una precedente scaramuccia fra alcuni manifestanti e alcuni esponenti delle Forze dell’Ordine. A quanto ho visto, proprio alcuni dei manifestanti ora denunciati, sono intervenuti per calmare gli animi e hanno parlato con le Forze dell’Ordine. Sono disponibili e pubblici i filmati a riguardo.

C’è stata da parte dei manifestanti assoluta tranquillità e un atteggiamento pacifico. Il prato adiacente le reti è stato pacificamente occupato da centinaia di persone, anche famiglie, bambini, disabili.

Un gruppo più ristretto ha poi proseguito fino alle antenne, ha accolto nelle sue fila alcuni che si erano arrampicati il giorno prima, e ha poi pacificamente lasciato la base. Apprendere ora, a distanza di mesi, la denuncia di 15 manifestanti – scelti non a caso fra i più noti del Movimento – lascia sgomenti.

Il primo impulso delle altre centinaia di persone pacifiche che hanno fatto le stesse cose di quei 15 sarebbe di autodenunciarsi, e magari qualcuno su questo conta. Ma è rimasto in loro qualche goccia del sangue dei 2500 partigiani siciliani che combatterono in Piemonte contro l’invasore nel ‘43-45, e quel sangue dice loro che il primo dovere del Resistente è preservare la propria libertà per meglio resistere.

Poi, alla lunga, le denunce arrivano un po’ per tutti. Nel 1945, ad esempio, a essere cacciati e a pagare furono gli invasori ed i collaborazionisti. Fatte le dovute differenze, attendiamo capiti altrettanto e a essere cacciati siano gli invasori di oggi: non certo il popolo siciliano e No Muos. La mia vicinanza ai 15 denunciati è priva di ambiguità, anche se immagino abbiano accolto la notizia con nulla più che un sorriso amaro”.