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Processo ai No Tav. “Antagonisti”, “Anarchici”, “Protagonisti”(?)

Scarsa l'adrenalina oggi in aula bunker che ha visto proseguire la sequela di celerini "lesionati" (anche solo con un graffio) nei giorni della resa dei conti alla Maddalena. Erano previsti 48 testimoni ma ne sono stati sentiti 32.

di Fabrizio Salmoni

Si è parlato soprattutto di prognosi e indennizzi ma non sono mancate le chicche. Compare finalmente . Agli atti una dichiarazione sui falsi dati di Ltf.

Cassata l’ennesima richiesta di trasferimento in Tribunale, il copione per ora scorre sempre identico, con poche significative varianti. La principale da segnalare è la non ammissione delle domande ai “babbioni” sulle relazioni di servizio perfettamente uguali. Cambiati i pm in aula (oggi erano le signore Pedrotta e Quaglino) è cambiata la musica ma solo al terzo caso quando l’avv. Vitale  contesta la circostanza al celerino Francesco D’Auri, 5° RM Torino, (uno con le idee poco chiare perchè dice di essere intervenuto il 3 Luglio 2011 al “cantiere di Chiomonte“) la Pm si scuote e si oppone perchè le domande non sono pertinenti all’oggetto dell’interrogatorio (le lesioni). Gli avvocati rispondono sollevando il loro diritto di verificare l’attendibilità dei testi ma il Presidente non ammette che si verifichi. I difensori nei numerosi casi seguenti si fermeranno a metà strada limitandosi a chiedere se le relazioni di servizio siano state scritte dai testi di loro iniziativa “senza aiuti”. Le risposte naturalmente saranno sempre dei si e allora si valuterà al termine della lista se fare un esposto nei confronti di tutti i testi “gemelli”. Prima di D’Ursi, avevano confermato la spontaneità delle loro relazioni Antonio Iannuzzo e Massimiliano Martellucci ( entrambi 5° RM Torino).

Il “caso umano” di oggi è stato l’agente Cristiano Pensabene che ha subito un forte shock a causa della lesione permanente a un timpano per lo scoppio ravvicinato di un petardo e l’intossicazione da gas lacrimogeno. Con toni melodrammatici ha dipinto gli scontri come un’ordalia di fuoco e fiamme e il pronto soccorso come un ambiente medico napoleonico, intriso di sangue e risonante di grida disperate. Mancavano solo arti amputati e agonie da baionetta per completare un quadro storico. Lui, svenuto per il trauma acustico, si era poi risvegliato in ambulanza. Ora quasi piange descrivendo il suo sogno di andare a servire sulle motovedette e invece l’hanno messo in ufficio perchè non più idoneo al servizio attivo. Non reprime un urlo di angoscia: “Mi hanno tolto casco e manganello!!“. Anche il Presidente per un attimo sembra non riuscire a trattenere la commozione. A magro compenso per il timpano, suo è finora il record dei risarcimenti: 27.000 euro.

Il clou della mattinata è stato l’attesa comparsa di Antonio Lazzaro, superabbronzato reduce da vacanze africane, che risponde sulle proprietà dei 20 mezzi impiegati da Italcoge il 27 Giugno per lo  sgombero, metà dei quali erano in leasing e allora non si capisce dove stia il danno subito. Apprendiamo che i suddetti mezzi erano guidati dalle FFOO perchè i suoi dipendenti si rifiutavano di esporsi; che aveva vinto l’appalto di Ltf ma non si ricorda l’esposizione di Italcoge al momento del fallimento nè si ricorda di chi era la pinza meccanica che smantella la barricata Stalingrado, anzi no: era di Itinera; che il suo compito quel giorno era di sistemare al più presto i jersey come prima recinzione e che non-chiedetemi-perchè-non ricordo-altro, “non mi sono preparato“. Gli avvocati cercano di incalzarlo con domande sullo stato dell’Italcoge (che sarebbe fallita di li a un paio di mesi) e sui suoi rapporti con Bruno Iaria (imputato nell’inchiesta Minotauro) ma le domande non vengono ammesse.

Prima della pausa, l’imputato ottiene il permesso di leggere una dichiarazione in cui si contestano i dati di Ltf e di conseguenza la legittimità dell’intervento di sgombero. Nervosismo delle pm ma il momento di farsi avanti è stato scelto bene perchè il Presidente vuole sospendere e non attardarsi a discutere. La dichiarazione viene messa agli atti.

Per il resto, poche chicche: quella di Iannuzzo che descrive molotov di cui non ha scritto nella relazione (se ne ricorda ora, “visto che ne parliamo“) e che ricorda le gesta del reparto in termini molto semplici: “Si avanzava, si prendevano le pietre e si tornava indietro“; quella di Alberto Torroni (8°RM Firenze), colpito “da diversi estintori” ma ancora abile; quella di Antonio Martello (5° RM Torino): “Ci hanno decimato…”; quella di Piero Spalluto,addetto ai lacrimogeni (5° RM Torino) che il 3 Luglio faceva parte del plotone piazzato in posizione avanzata ai margini del bosco costretto subito a ritirarsi davanti all’afflusso di dimostranti attraverso l’area archeologica ridotta a “un lago di pietre“; quella di Giovanni Vitalidi (2° RM Padova) che il 27 Giugno si trova a fronteggiare “i protagonisti“; e la verità di Claudio Leto (5° RM Torino) che confessa “Siamo scappati dopo aver tentato una carica…”.    Rinvio al 4 Febbraio.   (F.S. 30.1.14)