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Ospedale di Susa: confronto tra amministratori e comitato Mamme

Incontro tra dirigenti amministrativi dell'Asl, il Sindaco di Susa, il Primario dell'ospedale e il comitato mamme per dirimere le questioni sulla chiusura del reparto nascite

di  Davide Amerio                                                                                                                                                                                                                                

Mercoledì 12 marzo la sala consigliare del comune di Susa ha ospitato l'incontro tra l'amministrazione comunale (con il sindaco Gemma Amprimo), il responsabile degli ospedali di Susa e Rivoli dei reparti di Ostetricia e Ginecologia (Dott. Andrea Chiappa), il Dott. Vittorio Mura e la Dott.sa Luisella Cesari per la Asl e un nutrito gruppo di rappresentanti per il Comitato delle Mamme (abbreviazione del più articolato "Comitato delle mamme "noi che abbiamo partorito a Susa") con pargoletti e qualche marito al seguito.

Scopo dell’incontro era il chiarimento più volte richiesto dalle mamme, e dai cittadini di , sul destino del reparto di Ginecologia dell’ospedale. Da circa due anni la situazione è incerta; voci di chiusura del reparto, successive smentite e poi conferme. A decretare la chiusura la mannaia dei tagli imposta dal Ministero della Salute e dalla Regione Piemonte. Contro questa chiusura è attivo il comitato che ha continuato a chiedere chiarimenti dimostrando sopratutto che la città di non vuole perdere l’ottima struttura che ha visto nascere tanti bambini e ha assistito con professionalità le partorienti.

Proprio il cambiamento di rotta nel modo di assistere e di trattare le mamme è stato il tema con cui Claudio Savio, papà e rappresentante del , ha esordito elencando un numero eccessivo di casi in cui il trattamento delle puerpere è stato ben poco professionale e molto discutibile. Troppo sovente le neo mamme si sono trovate di fronte medici che improvvisamente hanno rilevato anomalie in alcuni esami  clinici. Un vero e proprio choc psicologico per i genitori. All’approssimarsi del termine di gravidanze condotte senza problemi alla mamma veniva comunicato, spesso da un medico mai visto prima, che alcuni valori degli esami  indicavano possibili patologie (mai riscontrate prima) che potevano creare seri problemi  e pertanto veniva loro consigliato di effettuare il parto nella struttura più idonea dell’ospedale di .

Recatisi all’ospedale di Rivoli per partorire e per fare esami di accertamento alle stesse madri veniva chiesto che ci facessero lì a Rivoli avendo a disposizione un ospedale a Susa e le patologie preoccupanti comunicate loro in precedenza venivano ridotte di importanza e pericolosità. Devono inoltre essere considerati con attenzione tutti i pericoli e i disagi che sono connessi con il trasferimento della partoriente a Rivoli. In caso di urgenza, queste devono essere trasportate in ambulanza con il rischio di partorire durante tragitto (evento quasi accaduto e documentato); per le famiglie che hanno già dei figli avere la mamma in ospedale a Rivoli significa creare disagi  sopratutto ai bambini rimasti a casa.

Ne è nato tra i Segusini il chiaro sospetto che qualcuno stesse lavorando per far dirottare le gravidanze a Rivoli facendo diminuire il numero dei parti presso l’ospedale di Susa (dove già sono calati da 400 a 185 nel giro di qualche anno) in modo da giustificarne la chiusura. I sospetti sono inevitabilmente caduti anche sul Dott. Chiappa che gestisce i reparti dei due ospedali ma in molti ricordano le dichiarazioni dei responsabili dell’, pubblicate dai giornali, secondo i quali l’ospedale era inevitabilmente destinato a chiudere a causa del basso numero degli interventi.

La battaglia condotta dal comitato delle mamme in questi anni  si è basata su una serie di domande fondamentali: perché il reparto nascite dell’ospedale di Susa ha visto in pochi anni un tracollo dei parti mentre era considerato un punto di eccellenza in valle? Come mai sono state improvvisamente riscontrate patologie che il ginecologo di fiducia non aveva scoperto nell’arco di tutta la gravidanza? Perché molti operatori sanitari  sono diventati scontrosi nei confronti delle donne che vogliono partorire a Susa? Perché far viaggiare le puerpere lungo la valle, non sarebbe meglio far viaggiare i medici?

La gravidanza non è una patologia da curare, hanno più volte sottolineato le mamme e un ospedale sito in un punto così strategico sul territorio come quello di Susa non può essere chiuso per una questione di numeri. Se gli aspetti economici sono importanti lo sono molto di più le vite umane dei nascituri e delle partorienti che sono in gioco in questa vicenda.

Bersagliati da domande pressanti i responsabili dell’ospedale e delle Asl hanno fornito le loro spiegazioni a quanto accaduto. Il Dott.  Chiappa ha raccontato le difficoltà che l’ospedale di Susa si è trovato a vivere a seguito dei pesanti tagli imposti dalle istituzioni governative. Impossibilità di sostituire personale medico e sanitario prossimo al pensionamento; diminuzione drastica dei fondi a disposizione delle attrezzature (e conseguente impossibilità di avere personale specializzato per farle funzionare). Negli ultimi due anni, confessa il primario, abbiamo dovuto far fronte a situazioni difficilissime anche perché la prevista chiusura dell’ospedale per il 31 dicembre 2013 faceva si che nessuno si preoccupasse di sopperire alle carenze di personale e strutturale di quel periodo. Il personale è costretto da molto tempo a subire turni di lavoro pesanti con molte ore di straordinario.

Sotto la pressione della cittadinanza (e del comitato mamme) e del Sindaco Amprimo, la situazione è cambiata: la Regione ha deciso di consentire una deroga per l’ospedale di Susa che rimane aperto. Ora l’ospedale può contare su nuovi medici di rinforzo. Il Dott. Chiappa, dal canto suo, ha riconosciuto che ci sono stati difetti nella comunicazione con le pazienti e con il territorio. L’imposizione dei nuovi protocolli e l’impegno richiesto ai medici di viaggiare tra Susa e Rivoli per coprire i turni non sempre sono state accettate con favore e hanno creato qualche malumore tra il personale che potrebbe essersi tradotto in superficialità nelle valutazioni.

La volontà di far tornare il punto nascite un centro apprezzato e stimato come in passato è stata confermata dalla Dott.sa Cesari la quale ha però specificato che ciò dipenderà anche dall’esito delle prossime elezioni Regionali e dalla nuova giunta che governerà il Piemonte.

Proprio la questione “politica”, cui non è stata fatta menzione durante il dibattito, serpeggia tra gli umori dei segusini fuori e dentro l’ospedale. Ci si domanda: non è che questa deroga è solo frutto della prossima campagna elettorale? Oppure siamo di fronte ad una “compensazione” mascherata per il progetto Tav che può favorire l’amministrazione  uscente per le prossime elezioni comunali? Poi che succederà?

Preoccupazioni vengono manifestate dal personale all’interno dell’ospedale: già oggi i turni sono massacranti e sovente le giornate di riposo saltano ma cosa succederà se altro personale si trasferisce in altra sede e non viene sostituito? Come si comporterà la Regione dopo le elezioni?

Molte domande rimangono ancora senza una risposta certa. Pare incredibile che una città con 6mila abitanti e un territorio di 37 comuni sparsi per la valle non possano avere un presidio sanitario completo a disposizione.

Al momento è importante e apprezzabile la disponibilità data dal Dott. Chiappa di condividere in futuro con i rappresentanti del comitato mamme le problematiche vissute dall’ospedale. Si è pertanto stabilito un prossimo incontro tra le parti (probabilmente verso metà aprile) nel quale dirigenti e cittadini cercheranno di condividere le ipotesi di soluzione ai problemi in sospeso e a quelli nuovi che si presenteranno. Un nuovo legame tra territorio e presidio sanitario salutato con favore dal sindaco Gemma Amprimo che ha concluso l’incontro ringraziando tutti i partecipanti per la loro disponibilità e fattiva partecipazione.

D.A. 13.03.14