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Come nel 1984 gli industriali europei decisero la linea ad Alta velocità Torino-Lione

Ce lo chiede l'Europa! Ma l'Europa è Fiat, Lafarge, BP, Hoechst, Nestlé, Shell, Siemens, Pirelli, Volvo...

di Daniele Nurisso

Questa storia comincia nel 1993 con un gruppo di ambientalisti del sud della Francia che si opponeva alla costruzione di una autostrada che doveva passare attraverso la valle d’Aspe, una zona ecologicamente molto importante, una zona molto bella.

Il gruppo ambientalista chiese a Olivier Hoedeman, ora attivista del CEO, di indagare sul ruolo dell’, e in particolare della Commissione Europea, in questi grandi progetti autostradali.

Il CEO (Corporate Europe Observatory), fondazione no-profit olandese, è un gruppo di ricerca che si propone di denunciare e contrastare l’influenza delle multinazionali e i loro gruppi di pressione (lobby) nel processo decisionale dell’UE.  L’influenza delle multinazionali nel processo decisionale dell’UE porta ad ottenere decisioni politiche che aggravano le ingiustizie sociali e accelerano la distruzione dell’ambiente. Il Corporate Europe Observatory lavora in stretta sinergia con i gruppi di interesse pubblico e movimenti sociali dentro e fuori l’ per sviluppare alternative al predominio del potere aziendale.

Daniele Nurisso_01_1Olivier Hoedeman scoprì che questo progetto autostradale faceva parte di un progetto più grande della Unione Europea chiamato “Trans-European Networks”. Il “Trans-European Networks” è un grande progetto infrastrutturale Europeo, con un bilancio stimato di 400 miliardi di euro, nato negli anni Ottanta dall’esigenza della libera circolazione delle merci, nel nascente mercato unico.

Infatti nel sito della Commissione Europea viene dichiarato che: “l’idea delle reti transeuropee (TEN in gergo UE) era emersa alla fine degli anni Ottanta in concomitanza con la proposta di un mercato unico. Non ha senso infatti parlare di un grande mercato, con libertà di movimento all’interno di esso per merci, persone e servizi, a meno che le varie regioni e le reti nazionali che compongono tale mercato non siano ben collegate da infrastrutture moderne ed efficienti”.

E questo è il motivo principale: la libertà di movimento delle merci. In via subordinata la Commissione aggiunge: “La costruzione di reti transeuropee è anche (anche) un elemento importante per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro”.

Il “Trans-European Networks comprende: la sezione trasporti TEN-T (Trans-European Networks – Transports), la sezione energia TEN -E (Trans-European Networks – Energie) e la sezione telecomunicazioni e-TEN (electronic – Trans-European Networks).

Daniele Nurisso_01_2Olivier Hoedeman scoprì che c’era un gruppo di lobby molto influente dietro al progetto autostradale della valle dell’Aspe, e quindi anche dietro il progetto Torino-Lione: l’ European Round Table  of Industrialists (ERT) che aveva redatto un report nel 1991 chiamato “Rimodellamento dell’Europa” (Reshaping Europe).

Erano 45 gli amministratori delegati di società multinazionali, rappresentanti miliardi di euro, che facevano allora parte dell’ERT: Fiat, Lafarge, BP, Hoechst, Nestlé, Shell, Siemens e molti altri (per l’Italia Agnelli della Fiat, De Benedetti della Olivetti e Vittorelli della Pirelli) e tutti sottoscrivevano ciò che c’era scritto in questo report. I membri della ERT attualmente sono qui (per l’Italia sono Carlo Bozotti della STMicroelectronics, Rodolfo De Benedetti della CIR, John Elkann della Fiat, Paolo Scaroni dell’Eni).

Anni prima, nel dicembre del 1984, l’ERT aveva scritto un altro report “Missing Links” “Collegamenti mancanti”, in cui c’era, tra l’altro, il progetto del tunnel sotto la Manica, il progetto dello Scanlink e a pagina 33 lo schema di una possibile rete ferroviaria ad alta velocità “Possible European High-Speed Rail Network” con disegnata la tratta Tav 13-14, cioè la Torino-Lione.

Daniele Nurisso_01_3Confrontando “Missing Links” dell’ERT del 1984 con il progetto della Commissione Europea TEN-T (Trans-European Networks – Transport), Olivier Hoedeman scoprì una sorprendente somiglianza: la Commissione Europea aveva fatto quasi una copia precisa.

Il report  “Rimodellamento dell’Europa” “Reshaping Europe” fu scritto da tre ex Amministratori delegati della Philips, della Volvo e della Lyonnaise des Eaux, tre delle più grandi aziende d’Europa.

Tre leader industriali avevano scritto un manifesto politico poi “suggerito” alla Commissione Europea e da essa diligentemente copiato in forma di provvedimento legislativo.

Daniele Nurisso_01_4Come era stato possibile che una decisione politica fosse stata presa da un gruppo di industriali, che aveva studiato un progetto per cambiare l’Europa, evidentemente solo per i loro interessi economici? Come funziona l’Unione Europea?

La realtà è che ci è stato accuratamente nascosto cosa è l’Unione Europea, come è nata, chi sono le persone che la governano e come avviene il processo legislativo. Gli ambientalisti che difendevano la valle d’Aspe e i NO-TAV della Valle di Susa sanno bene che dietro alla distruzione del loro ambiente si muovono interessi miliardari, ma forse possono avere difficoltà ad individuare di chi è veramente la colpa di tutto questo disastro.

La verità è che il vero potere è stato abile a nascondersi e ad esporre falsi bersagli: i politici, la corruzione, la mafia, i mercati, la crisi, lo spread…

Con le prossime elezioni europee voteremo i rappresentanti italiani al Parlamento Europeo, ma in questo modo si vuole confermare l’illusione di una Unione Europea democraticamente eletta dai popoli europei.

Molto chiaro quanto scritto nel sito dell’Europarlamento riguardo il potere legislativo e la procedura legislativa ordinaria: “Il Parlamento europeo può approvare o respingere una proposta legislativa o proporre emendamenti alla stessa. Il Consiglio non è giuridicamente obbligato a tenere conto del parere del Parlamento sebbene, stando alla giurisprudenza della Corte di giustizia, non possa deliberare prima di averlo ricevuto”.

È chiaro: il Parlamento europeo può approvare o respingere una proposta legislativa o proporre emendamenti alla stessa. Il Consiglio non è giuridicamente obbligato a tenere conto del parere del Parlamento…

Chi ha il potere legislativo è la Commissione Europea, composta da rappresentanti non eletti dal popolo. È composta da un presidente (Josè Manuel Barroso) e 27 vicepresidenti (tra i quali l’unico italiano è Antonio Tajani).

Tutti gli atti giuridici dell’UE sono superiori alle leggi e alle costituzioni nazionali grazie alla firma dei trattati europei, ultimo dei quali è stato il Trattato di Lisbona.

La Commissione Europea dispone di circa 3000 sottocommissioni, formate da burocrati che si atteggiano a imperatori d’Europa. È cioè formata da burocrati, nominati dai capi di Stato e di governo e non dai cittadini.

Essa ha il ruolo di ideare le leggi e proporle poi al Consiglio dei Ministri che le vota. Il Consiglio dei Ministri non ha potere legislativo, vota le leggi della Commissione Europea: è una specie di timbro che negli ultimi 15 anni ha discusso solo il 15% delle leggi. In genere le fanno passare come routine.

Il Parlamento europeo non ha il potere di fare le leggi e in pratica può solo approvarle, non ha potere decisionale se non assieme al Consiglio dei Ministri.

Se Il Parlamento EU vuole contestare una legge della Commissione EU non può, a meno che non riesca  a ottenere la maggioranza del 55% degli Stati membri, oppure ottenendo  la maggioranza assoluta di tutti i parlamentari EU. In pratica si tratta di situazioni irrealizzabili.

Daniele Nurisso_01_5Il potere legislativo dovrebbe averlo il popolo sovrano, ma in Europa chi fa le leggi sono dei rappresentanti non eletti dal popolo; i rappresentanti eletti non possono fare le leggi.

Nel potere legislativo europeo è contemplato il principio di sussidiarietà. C’è una regola nel Trattato di Lisbona che era già in vigore prima, secondo cui se c’è un conflitto di competenza fra uno Stato membro e l’Unione Europea, vince chi dei due è più competente in materia. Ma chi lo decide chi è più competente? Lo decide l’Unione Europea.

In una vera democrazia il popolo può eleggere e anche cambiare le persone che esercitano il potere esecutivo e il potere legislativo.

Daniele Nurisso_01_6Poichè la Commissione Europea e il Consiglio Europeo sono composti da persone non elette dai cittadini la struttura dell’Unione Europea non è una struttura democratica (Cfr. Relay of Life – Le radici naziste dell’Union Europea).

Tornando alla ERT, questa lobby nacque dall’esigenza del mondo industriale europeo di avere una collaborazione con la Commissione Europea per trattare questioni politiche cruciali direttamente con le persone a capo del governo europeo.

Incontrarono l’allora presidente della Commissione Europea, Jacques Delore, che si trovò immediatamente d’accordo su questa collaborazione.

Quando nacque la Comunità Europea ci fu presentata come un progetto politico, ma da documenti scoperti da Olivier Hoedeman venne alla luce che l’ERT e la Commissione Europea si incontravano regolarmente.  Il tono delle comunicazioni epistolari era incredibilmente gioviale e informale.

Tutto questo avveniva nella più completa segretezza. ERT e Commissione lavoravano fianco a fianco.

Nel 1984 fu pubblicato Missing Links e subito dopo la Commissione Europea istituì un gruppo con l’ERT per lavorare esattamente su questo progetto.

Nel 1985 Wesse Dekker, amministratore delegato della Philips, presentò “Europa-1990” e il suo piano d’azione per un mercato unico. Nello stesso anno Lord Cofield, vice presidente della Commissione, pubblicò il famoso libro bianco sul mercato unico: un copia e incolla del piano di Dekker.

Ogni sei mesi i capi di Stato europei si riunivano per un vertice, e ogni sei mesi l’ERT li incontrava proprio due giorni prima del vertice, in luoghi e date tenuti segreti, ma con la prenotazione del luogo fatta con due anni di anticipo. Gli incontri avvenivano in luoghi lussuosi: la Open House di Milano, un grande museo in Germania, un palazzo reale di Londra. Il messaggio era sempre lo stesso: gli affari europei hanno bisogno del libero scambio e di un mercato comune. L’ERT era il club dei più potenti industriali europei che insieme scoprivano di avere problemi in comune: la preoccupazione per le barriere al commercio, per il sistema finanziario mondiale e la volontà di costruire l’Europa in funzione dei loro affari.

Infine i capi di Stato europei adottarono il mercato unico e l’unione monetaria, la flessibilità del mercato del lavoro, la sua deregolamentazione, il ridimensionamento dei servizi pubblici, le misure di austerità e così via tutta l’agenda liberista che era stata suggerita.

Ancora peggio fece la televisione: il messaggio liberista fu inviato anche fuori dagli ambienti economici, ma fu particolarmente spaventosa la strettissima e segreta collaborazione tra l’ERT e la Commissione europea.

Il 13 ottobre 1995, il governo italiano, con il Decreto Ministeriale numero 561, pose il segreto di stato su: “articolo 2) atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nell’ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria…;  d) atti preparatori del Consiglio della Comunità europea; e) atti preparatori dei negoziati della Comunità europea… Articolo 3. a ) atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazioni… sulla struttura e sull’andamento dei mercati finanziari e valutari…; ecc. …)”.

Insomma, quanto il governo italiano stava facendo per realizzare il progetto di integrazione europea non si doveva sapere, men che meno in ambito di politica monetaria.

D.N. 22.04.14