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NTV di Montezemolo si toglie i sassolini dalle scarpe

Il settore AV è un buon esempio per capire come funziona il finto libero mercato all'italiana. Tra mille difficoltà e impedimenti Montezemolo denuncia le non regole del mercato.

di Davide Amerio

La società NTV che vede Luca Cordero di e Diego tra i maggiori azionisti versa in cattive acque gravata da 800 milioni di debiti e la prospettiva della mobilità per 300 dipendenti.

Da alcune settimane la società chiama in causa il governo e la nuova Autorithy per i trasporti contro le posizioni dominanti di e le tariffe che NTV subisce per l’uso della rete ferroviaria gestita da .

La neonata Autority (nel gennaio 2014 e parzialmente operativa) per bocca del suo presidente Andrea Camanzi conferma che le recriminazioni di NTV sono giustificate e che l’organismo da lui presieduto ha aperto un procedimento specifico per verificare la situazione e garantire la concorrenza.

Indipendentemente dall’essere d’accordo o meno sull’ (o capacità) i problemi che comporta, le collusioni politiche e i danni ambientali, la partita in atto è lo specchio perfetto di quella parodia che in Italia qualcuno si ostina a chiamare ‘libero mercato concorrenziale‘.

Da una parte abbiamo l’ex azienda di Stato che, sottolinea il professor Mario Ponti del Politecnico di Milano, è “pubblica al 100% e opera di fatto in un contesto monopolistico e non può (politicamente) fallire”.

Dall’altra abbiamo un privato i cui soci hanno messo di tasca propria 9 milioni a testa su 85 per la ricapitalizzazione della società; il resto è stato finanziato da Intesa Sanpaolo, Generali, Sncf e le famiglie Bombassei e Seragnoli. E quando si tratta di banche sappiamo bene che alla fine dei conti tutto si riversa su ‘Pantalone’.

Si distingue nella contesa la politica con il tweet di Maurizio Gasparri che si dice certo della prossima chiusura dell’azienda di Montezemolo e Della Valle per fallimento. Un vero ‘tocco di classe’ da parte di una figura istituzionale.

Quando qualche giovane boyscout va in televisione a raccontare che in Italia vogliamo far venire gli ‘investitori stranieri’ invece dei soliti noti bisognerebbe avere bene a mente lo stato dell’arte del nostro sistema di mercato (libero?). Ricordiamo che alcuni anni fa l’azienda piemontese che provò a far concorrenza a Trenitalia sulla tratta Torino-Milano fu fatta miseramente fallire nell’indifferenza delle istituzioni italiane e nel totale silenzio dei ‘liberisti de ‘noialtri’.

NTF non molla e in attesa del ricorso presentato all’Autorità per i trasporti, precisa una serie di punti:

– l’Italia sull’Alta Velocità applica i canoni più alti d’Europa

-Non e’ vero che RFI sostiene ancora il debito per l’infrastruttura ad Alta Velocità.  Con la finanziaria del 2007 lo Stato  ha avocato a se’ il debito e lo ha pagato nel corso degli anni (questione interessante! quindi il debito delle infrastrutture le ha pagate il solito Pantalone!)

-I treni sono più leggeri e quindi dovrebbero pagare meno pedaggio per l’uso della rete ferroviaria

-Il ricavo medio al netto del pedaggio di Trenitalia per il trasporto regionale è del 54% superiore a quello tedesco per chilometro (che per noi utenti è una bella soddisfazione!)

Il professor Ponti osserva che l’ingresso di Italo sul mercato dell’AV anche se rappresenta una specificità tutta italiana, ha certamente contribuito al ribasso delle tariffe e al miglioramento del servizio. L’errore di NTV, sottolinea il docente, è “l’aver incautamente scommesso che lo Stato italiano fosse moderno, e continuasse a liberalizzare il settore a beneficio degli utenti e dei contribuenti”.

La commedia continua…

D.A. 18.09.14