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Processo ai No Tav. L’ora delle difese

E' Claudio Novaro ad aprire la discussione attaccando ogni aspetto del teorema accusatorio. Strali ai procuratori, ai sindacati di polizia e persino alle parti civili.

di Fabrizio Salmoni

E’  un attacco su più fronti quello sferrato dall’avv. Claudio Novaro difensore di quattro dei  53 imputati al processo in aula bunker: alla cronologia dei fatti del 27 Giugno (“La procura ha adottato una parzialità ricostruttiva”), all’impianto stesso dell’accusa (“Senza valutare il contesto non possiamo capire cosa è successo in quei giorni”), alla natura giuridica delle accuse di concorso, resistenza e lesioni, all’analisi della posizioni dei singoli difesi, all’atteggiamento sprezzante dei procuratori esonerati quando fecero ad alta voce del sarcasmo di fronte alla deposizione di una teste che fu ferita a manganellate, al contorno mediatico che ha retto il processo ispirato “da un politico di terza fila, magari senatore, magari del Pd…”.

Con un efficace montaggio sinoptico dei filmati agli atti, Novaro ha definitivamente dimostrato che la reazione dei manifestanti è venuta DOPO l’intervento violento delle forze dell’ordine con i gas. E’ documentata la loro aggressività di fronte a cittadini inermi e amministratori, talmente eccessiva che si sentono le voci dei dirigenti che cercano di trattenere i reparti dall’abbandonarsi alla caccia all’uomo (non impediranno la deturpazione e il vandalismo delle strutture sul piazzale della Maddalena da parte di agenti scatenati). Dal montaggio risulta evidente l’alterazione della cronologia della Procura – ha detto l’avvocato – perchè la vera tempistica evidenzia che il lancio di pietre sugli agenti è avvenuto quasi un quarto d’ora dopo che la pinza meccanica aveva cominciato a demolire la barriera Stalingrado facendo crollare il terrapieno su cui era stata eretta. A dimostrazione che i filmati non sono stati usati in modo obiettivo viene portato l’esempio del filmato di polizia che evita di riprendere il pestaggio collettivo dell’imputato Soru svariando sul fogliame circostante.

VIDEO - ARRINGHE DIFENSIVE, PENTOLATE SUI MANIFESTANTI

VIDEO – ARRINGHE DIFENSIVE, PENTOLATE SUI MANIFESTANTI

Ma nel merito della vicenda, il punto fondamentale sta nel mettere in relazione la condotta dei manifestanti con quella degli altri attori della vicenda, nel considerare che “c’è una crisi di rappresentanza politica che ha impedito ai valsusini di far valere le proprie ragioni…”; si è preferito spingere sull’acceleratore di una progettazione incompleta, sulla forzatura mediatica, su un uso illegittimo della forza a discapito delle necessità del territorio. Non può non essere considerato – insiste Novaro – che il Tav è una truffa dispendiosa e inutile, che le previsioni di utilizzo erano (volutamente?) sbagliate, che sia stato dimostrato da 300 medici il rischio per la salute collettiva, che sia pericoloso per le falde acquifere . E tutto questo è scritto e dimostrato.

E’ entrato poi nel merito giuridico dei reati contestati discutendo i concetti di dolo diretto e concorso anomalo, ha precisato che gli operai delle ditte che hanno partecipato all’operazione non erano nè pubblici ufficiali nè incaricati di pubblico servizio, ha negato le lesioni perchè avvenute in tempi successivi alle immagini degli imputati (senza considerare i dubbi emersi sulla veridicità dei referti di polizia), e di conseguenza negato il danneggiamento della pinza meccanica ad opera di qualche pietra sulla corazza metallica, più che altri eventuali materiali maneggiati da altri (calce, olio combusto, ecc.), ha dimostrato con le immagini che il riconoscimento dell’imputata Avossa è senza fondamento cosi come le richieste per lei dell’accusa (6 anni di reclusione) sono totalmente sproporzionate. Ha chiesto per tutti l’assoluzione per insufficienza probatoria e le attenuanti della provocazione.

In conclusione di un’arringa che è durata quasi tre ore, Novaro non ha mancato di lanciare strali agli onorari richiesti dall’Avvocato dello Stato (80.000 euro secondo i parametri dei civili, non penali come questo) e delle parti civili (“non ci sono mai, neanche oggi, la loro presenza è stata minima e chiedono cifre esagerate…”), ai sindacati di polizia (con quali parametri hanno formulato le loro richieste?), soprattutto al , “un sindacato che applaude gli assassini di Aldrovandi” che chiede 20.000 euro per “danni d’immagine”. Come per tutto l’affare Tav, viene da pensare, anche il processo è un’occasione per fare soldi. (F.S. 28.10.2014)