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Grandi Opere un convegno per capire i meccanismi occulti.

Il convegno che si terrà venerdì 28 novembre a Torino sulle grandi opere promette uno squarcio di luce sui meccanismi perversi che agiscono dietro le quinte delle grandi opere. Non mancate!

di Davide Amerio

Venerdì 28 Novembre presso il Centro Incontri della Regione Piemonte in Torino si terrà il Convegno Il processo decisionale delle grandi opere“. Partecipano autorevoli nomi che in questi anni si sono distinti nella denuncia delle malversazioni e degli interessi illeciti attuati attraverso le complesse gestioni delle . Saranno presenti: (Presidente Onorario Suprema Corte di Cassazione), (associazione – Firenze), (Ingegnere, esperto di Infrastrutture e Lavori pubblici), (Avvocato difensore dei ).

Alla moderatrice (Consigliere Regionale del ) abbiamo posto alcune domande sull’evento.

Come nasce questa iniziativa?
Nasce per creare un’occasione di approfondimento del tema “Grandi Opere e territorio” in ambito istituzionale. Auspichiamo che i consiglieri regionali, già destinatari dell’opuscolo sulle “15o ragioni” qualche mese fa, abbiano desiderio di affrontare la tematica anche in riferimento agli aspetti decisionali legate all’avvio dei cantieri e alle ricadute sulla popolazione. Gli interventi ci aiuteranno a capire le dinamiche che si muovono dietro queste “opere”come il . Massimo Bongiovanni, difensore di molti No sotto processo, approfondirà tutti gli aspetti legati al progetto e alla gestione della procedura di avvio lavori. Ivan Cicconi ci guiderà nel mondo degli appalti per capire se siano sempre rispettate tutte le regole e se ci siano margini di azione per chi vuole aggirarle. Pier Luigi Tossani, vice-presidente dell’associazione Idra,  da anni opera nel territorio fiorentino sensibilizzando la cittadinanza e lottando contro gli scempi del territorio e del denaro pubblico. Insieme a lui affrontiamo il tema dell’alta velocità con sguardo critico anche al modello politico e di sviluppo a esso legato. Il giudice Imposimato è un alfiere combattente in difesa della legalità e della Costituzione che ben conosce i meccanismi perversi delle complicità tra opera pubbliche e malaffare, il suo punto di vista offre una rigorosa analisi giuridica.

La battaglia No Tav in Val Susa non desiste e sembrano aprirsi nuovi scenari generati dall’evidenza di conti che non quadrano. Com’è la situazione delle “grandi” opere in Piemonte?
Le grandi opere sembrano attraversare finalmente un momento di difficoltà evidente. Potrebbe trattarsi solo di una fase transitoria, orchestrata proprio per gestire l’ormai nota evidenza dell’aumento dei costi e le difficoltà incontrate nel creare in tempi rapidi un soggetto che possa subentrare a Ltf, oppure del capolinea definitivo. Noi ovviamente speriamo che si tratti della seconda ipotesi e che ci si avvii verso il totale accantonamento del progetto, ma non senza aver prima fatto chiarezza su tutte le irregolarità denunciate in questi anni dal movimento No TAV. Per questo abbiamo chiesto a Roma e in Regione di istituire una commissione di inchiesta, perchè è ora di verificare se ci siano stati degli errori e di pretendere che i colpevoli si assumano le responsabilità dell’enorme danno arrecato ai cittadini e all’ambiente. La crisi economica impone scelte effettuate per il bene della collettività: chiudere gli ospedali e investire denaro pubblico in binari inutili non è sicuramente comprensibile né concepibile.

Ma i cittadini sono adeguatamente informati su queste vicende?
L’informazione è la base di tutto. Solo con dati corretti e consapevolezza si possono prendere decisioni oculate. Abbiamo notato una grande disinformazione anche tra coloro che sono stati eletti proprio per decidere: se colmare questo vuoto vuol dire per un cittadino acquistare consapevolezza e cercare di far valere i propri diritti, per un eletto significa rispettare il proprio mandato.

Come vedi la situazione della Val Susa in questo frangente?
Per decenni il futuro della Valsusa è sempre stato legato, anche in forma apertamente ricattatoria, alla realizzazione del TAV. Abbiamo bisogno di un nuovo modello di sviluppo, che sappia sfruttare anche il senso di comunità e l’amore per il territorio che proprio grazie al movimento No TAV si è sviluppato in valle. Abbiamo un patrimonio di cultura, di solidarietà e di valori che può costituire veramente il nuovo punto di partenza per poter superare il difficile momento di crisi che ha messo in ginocchio la nostra economia. Quanto costruito in oltre 20 anni dal movimento No TAV non va sprecato.

D.A. 26.11.14