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Serata Associazione Segno si parla di economia italiana.

Prosegue il ciclo di incontri dell'Associazione "Segno" a Susa. L'ultimo appuntamento ha riguardato l'economia italiana e le sue prospettive.

di Silvia Jethmalani 

Venerdi’ 14 novembre a , presso la Libreria Panassi, secondo incontro organizzato dall’Associazione segusina “Segno”, presieduta da Fabrizio Zandonatti.
Ospite della serata Gianfranco Morgando, ex parlamentare e sottosegretario a diversi ministeri economici per parlare del tema “L’ italiana nel secondo dopoguerra: dalla crescita alla recessione”. Moderatore della serata Augusto Grandi, giornalista del quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”.

Quali sono le ragioni che conducono oggi a considerare l’Italia in recessione? Un paese – osserva Morgando, – con una ricchezza stimata di oltre 1600 miliardi di euro (PIL), quarta economia in Europa, seconda economia nel settore manifatturiero dopo la Germania. Assistiamo percio’ ad una contraddizione profonda in cui da un lato siamo un Paese ricco dalle forti potenzialità e dalle tante risorse ma che si ritrova immerso nelle sabbie mobili nelle quali affonda sempre di più senza trovare la possibilità di uscire.

Le cause? Secondo Morgando sono da ritrovare nella progressiva perdita di produttività del nostro sistema paese. Le varie componenti del Paese hanno cominciato, a partire dagli anni settanta, gradualmente ma sostanzialmente, a perdere colpi. E’ come se il Paese non credesse più in se stesso e le persone non avessero più fiducia nel futuro, neanche in quello più prossimo. Nei trentanni del “miracolo italiano”, dal ’50 al ‘70 circa, si parlava di “Compromesso Keynesiano” : piena occupazione e crescita industriale da un lato e politiche che facevano crescere lo stato sociale dall’altro. Negli anni ’80 e ’90 c’e’ stata invece un’inversione di marcia, puntando tutto sul mercato, pensando che solo tramite lo sviluppo industriale si potesse giungere alla crescita economica.
Esiste un motivo più generale, prosegue Morgando, che varca I confini italiani e che investe un po’ tutti gli altri: il centro focale degli interessi economici mondiali si e’ decisamente spostato da America settentrionale ed Europa verso l’estremo oriente da una parte, e verso la costa del sud America dall’altro.

Pensiamo a quello che succede a Paesi come India e Cina, per non parlare del Brasile, dove sta nascendo una classe media che si affaccia ad un timido benessere economico e che si comporta come quella dei Paesi europei del secondo dopoguerra: rilancio dei consumi con acquisti basilari come automobili, frigoriferi, elettrodomestici. Questo fa si che negli ultimi anni il PIL dei Paesi occidentali si sia fermato a circa il 2% mentre quello dei Paesi in via di sviluppo sia arrivato ad oltre il 6%, con punte dell’8% per India e Cina.
“Si stima che nel 2025” dice Morgando “le 6 principali economie emergenti produrranno piu’ del 50% della crescita globale”.

Conferenza Economia 1Forse, come asserisce l’economista Mariana Mazzuccato, le politiche pubbliche potrebbero “aiutare” il mercato finanziario, con modalità di intervento mirate, supportando l’economia con sovvenzioni sociali e governative, gestendo l’emergenza produttiva italiana, cosi’ come e’ successo negli Stati Uniti dove gli investimenti del Governo hanno risanato le maggiori industrie automobilistiche, salvandole dal baratro.
Secondo Morgando l’unica via d’uscita al problema di stagnazione economica italiana e’ l’Europa. Occorre portare sul tavolo degli incontri europei il problema di come eliminare l’alto debito pubblico dei Paesi coinvolti, di come gestire la finanza pubblica, di come intervenire per ridurre le diseguaglianze sociali ed economiche e di come trovare nuove risorse monetarie.

Ci si proietta fuori dall’Italia dunque. E qui Morgando cita il Professor Quadrio Curzio, docente ed economista, il quale vede l’Europa come il solo motore attraverso cui procurarsi risorse da gestire per le emergenze delle singole Nazioni e da cui ottenere investimenti per essere competitivi su un mercato economico dove ora i Paesi emergenti la fanno da padrone. “Bisogna sensibilizzare l’Europa” prosegue Morgando, “soprattutto la Germania, sul fatto che più si aspetta ad intervenire a sostegno dei Paesi in difficoltà e più il prezzo da pagare sarà alto. Il caso della Grecia e’ a questo proposito significativo”.
Il giornalista Grandi conferma che la Germania per prima ha sbagliato tutti i piani finanziari nel suo Paese ed in Europa, impoverendo le economie di molti Paesi trainanti con la pretesa che i mercati crescessero ugualmente. La tanto declamata “austerity” della cancelliera Merkel continua a rallentare lo sviluppo dell’Eurozona e a prosciugare le tasche dei cittadini.

Un peso non indifferente lo riveste ovviamente il debito pubblico. Per ridurlo, ricorda Morgando, l’Italia ha cercato, negli anni scorsi, di vendere importanti proprietà pubbliche per ridurre il debito. Bisogna vendere quando esiste una strategia che porta ad un profitto industriale e ad un reddito sicuro ma senza svendere solo per “fare cassa”.

La questione “Euro”. Secondo Morgando non si può uscire dall’area Euro, perché il problema di questa moneta non é la moneta stessa bensì la sua gestione dalla nascita in poi.
Anche un settore produttivo come quello dell’agricoltura è in sofferenza perché i costi della produzione molte volte superano i guadagni degli agricoltori. Occorre ridurre le filiere rendendo più snello e meno oneroso il passaggio dal produttore al consumatore. Soprattutto valorizzando la vendita a km zero; incentivare il mercato locale per far in modo che i prezzi dei prodotti non si moltiplichino prima di giungere nei negozi.

Altro tema scottante è la mancanza di lavoro in Italia. Come e dove trovare soluzioni a questo problema?La tassazione sul lavoro e’ molto alta. La proposta del governo Renzi degli 80 euro in busta paga non ha avuto alcuna efficacia, i consumi non si sono mossi di una virgola.
“Serve necessariamente una politica economica che faccia muovere il mercato, che faccia ripartire i consumi”, dice Morgando. E il giornalista Grandi aggiunge che all’Italia serve un’iniezione di fiducia. Un popolo che crede nel domani investe, un popolo che investe crea opportunità di lavoro e aumento dei consumi. Questo potrebbe servire anche a fermare la cosiddetta “fuga dei cervelli” dei giovani laureati.

Al termine della serata il presidente Zandonatti, lancia la nuova iniziativa di “Segno”, che riguarda il territorio della Val di Susa e i suoi studenti. L’idea e’ quella di dar vita ad una serie di tesi di laurea su argomenti inerenti la nostra Valle che saranno trattati da diversi punti di vista: sociale, culturale, economico e giuridico. Tutto questo per contribuire alla rinascita culturale del nostro bellissimo territorio valsusino con uno sguardo alla possibilità di creare nuova occupazione.

(S.J. 18.11.14)