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Incalza, anche il figlio del Ministro Lupi finisce nelle carte delle indagini

Operazione Sistema, spunta anche un Lupi figlio del Ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture, non indagato.

di Valsusa Report

“Il Gip non ha ritenuto che sussistessero gli elementi di gravita’ per contestare l’associazione per delinquere e l’ha rigettata”, questa la risposta a chi chiedeva se nei capi d’imputazione vi era anche l’associazione, il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, al termine della conferenza stampa dell’inchiesta sugli appalti che ha portato a 4 arresti e 41 indagati tra i quali anche esponenti della politica.

Alla conferenza stampa vi era anche Mario Parente, comandante del Ros “Questo tipo di direzione dei lavori consentiva modifiche, con opere che lievitavano anche del 40 per cento”, ecco spiegato come il lievita anche 12 volte rispetto agli altri stati, calcoli che nella valle dei erano già stati fatti dal lontano 1995 con i primi costi visti transitare.

Al centro della vicenda aiutato e in combutta con il Perotti che riceveva fino a 25 milioni di appalti affidati a società a lui legate. Da stamane però, gli investigatori, hanno perquisito uffici della Rete Ferroviaria Italiana Spa, dell’Anas International Enterprises,  ambienti della Struttura di Missione presso il Ministero delle Infrastrutture, gli uffici delle Ferrovie del Sud Est Srl, del Consorzio Autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre, dell’Autostrada regionale Cispadana Spa e dell’Autorità portuale Nord Sardegna. I territori toccati sono le province di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Genova, , Padova, Brescia, Perugia, Bari, Modena, Ravenna, Crotone e Olbia.

A Torino ci si ricorda bene, dicono dalla valle No Tav perchè, “alla necessità di operare contro le opposizioni dei No Tav si creò una Task Force con a capo proprio l’Incalza” (già indagato e prosciolto da 14 casi di indagine, alcune volte prosciolto per prescrizione, come nel processo in cui era accusato di aver fatto arrivare soldi al magistrato per agevolare proprio un’archiviazione), gli altri attori della struttura erano il e Ministro Alfano, , Provincia di Torino, Comune di Torino, Mario Virano Presidente osservatorio oggi Telt, il Sindaco di Chiomonte Renzo Pinard, la Sindaca di Susa Gemma Amprino e Sindaco di , che mai si presentò.

Il modus operandi delle persone arrestate nell’inchiesta “Sistema” balza agli occhi con una semplicità disarmante, la procura di Firenze e il Ros accusano, dopo le indagini, un sistema di “reciproci rapporti di interesse illecito degli indagati”, sono stati tutti accusati di concorso in tentata corruzione per induzione, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e altri reati contro la Pubblica amministrazione.

In pratica le società consortili aggiudicatarie degli appalti delle Grandi Opere venivano, secondo le indagini, indotte da Ercole Incalza (competente sulle Grandi opere da 14 anni con quattro governi susseguitogli), ed all’epoca capo della struttura di missione del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture; venivano conferite direttamente all’imprenditore , o a professionisti e società a lui riconducibili, “con incarichi di progettazione e direzione di lavori, di qui il Perotti, avrebbe assicurato in un patto appunto illecito, l’affidamento di incarichi di consulenza o tecnici a soggetti indicati dallo stesso Incalza (peraltro destinatario anch’egli di incarichi “lautamente retribuiti” conferiti dalla Green Field System srl, una società affidataria di direzioni lavori)” – si legge nelle indagini. Ad esempio, Francesco Cavallo, pure lui indagato dall’operazione Sistema, era destinatario di una retribuzione mensile di circa 7.000 euro, “compenso per la sua illecita mediazione”.

La società Ingegneria Spm riceveva così, dalle varie società satellite e non, ma in combutta o obbligate, gli incarichi di direzione lavori per la realizzazione di numerose “Grandi Opere”, ferroviarie e autostradali come la linea ferroviaria A/V Milano-Verona (tratta Brescia – Verona); il Nodo TAV di Firenze per il sotto attraversamento della città; la tratta ferroviaria A/V Firenze Bologna; la tratta ferroviaria A/V Genova-Milano Terzo Valico di Giovi; l’autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre; l’autostrada Reggiolo Rolo-Ferrara; l’Autostrada Eas Ejdyer-Emssad in LibiA, i lavori di realizzazione del cosiddetto Palazzo Italia Expo 2015, il nuovo terminal del porto di Olbia, lavori di molatura delle rotaie da parte dalla società Ferrovie del Sud Est e delle rotaie in favore della società Speno International a lui riconducibile ed infine senza non farsi mancare nulla anche incarichi di direttore dei lavori in appalti Anas, lotti dell’autostrada A3 Salerno Reggio Calabria, incarico di progettazione del nuovo centro direzionale Eni di San Donato Milanese.

Il sitema andava a rodarsi nei successivi anni mettendo in pratica finezze come inserire specifiche clausole nei bandi finalizzati a determinarne l’aggiudicazione, sempre con l’induzione a funzionari, delle stazioni appaltanti interessate alle opere in questione. E non mancano i nomi di rilievo come si rileva dalla conferenza stampa di Firenze “Effettivamente, Stefano Perotti”, l’imprenditore arrestato, “ha procurato degli incarichi di lavoro a Luca Lupi”, figlio del ministro Maurizio Lupi. Lo scrive il gip di Firenze nell’ordinanza di custodia cautelare per i quattro arrestati nell’inchiesta sui grandi appalti, ma anche altri politici figurano tra gli oltre 50 indagati anche non di primissimo piano, una rete ben ramificata che comprendeva a più piani tanti territori della penisola italiaca. Sarà come dissero i No Tav “qui ci troviamo difronte a tangentopoli2, chi non vuole vederla è perchè ci è dentro con mani e piedi”. Le indagini continuano anche se non sono arrivate in Val di Susa e continuano ad essere coordinate dalla procura di Firenze, perché tutto è partito dagli appalti per l’Alta
velocità nel nodo fiorentino e per il sotto-attraversamento del capoluogo.

V.R. 16.3.15