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Liberare dalla plastica gli oceani, ci ha pensato un diciannovenne

Great garbage patch investono gli oceani e li inquinano, un problema mondiale a cui porre rimedio subito.

di Valsusa Report

Gli oceani del mondo sono diventati enormi discariche della nostra modernità, dai liquidi tossici a quelli nucleari, ma uno degli inquinanti che si vede di più per galleggiamento sono i frammenti di plastica che ricoprono oramai, con i loro 7,25 milioni di tonnellate, l’88% della superficie degliDéchets apportés par la mer sur l'île d'Ouessant France oceani. Spostandosi tramite le correnti marine riescono anche ad assumere, concentrandosi, i tre metri di altezza sotto il filo dell’acqua. Comunque, la minaccia più grande non sono i grandi concentramenti, ma il sottilissimo spezzetare dei materiali plastici che arrivano nella maggior parte dei casi alla grandezza di particelle di dimensioni inferiori a 1 cm (0,39 pollici) di diametro (un fenomeno dovuto alla radiazione solare), questi frammenti possono durare plastica oceano3centinaia di anni come confermato da Andrés Cozar, ricercatore presso l’Università di Cadice in Spagna.

La Great Pacific Garbage Patch, che si stima essere più grande del Texas, è situata nel nord dell’. Nell’ambito del Malaspina Circumnavigation Expedition 2010-2011, il grado d’ viene campionato, le proporzioni e la gravità del problema sovrastano l’incredibile. Ora un ragazzo olandese, Boyan Slat di diciannove anni ha un’idea, la propone e risulta vincente. Dal tre giugno scorso una campagna di finanziamento (crowdfunding) ha raggiunto la cifra di un milione di dollari e un team di 100 specialisti, tra scienziati e ingegneri; ripuliranno gli oceani.

Il progetto “The ” con i suoi 400 giorni diplastica oceano4 sperimentazione per 530 pagine di report, da la speranza e la fattibilità necessaria, sfrutteranno delle correnti marine posizionando barriere galleggianti studiate apposta e costruite con alcuni criteri ma con un occhio di riguardo alla fauna marina che tramite opportuni buchi riuscirà a divincolarsi facilmente dalla griglia di superficie.

Dunque al via nel prossimo anno l’esperimento pilota. Verrà testato in Giappone vicino all’isola di Tsushima, una delle zone di plastica oceano5concentramento dei frammenti plastici che compiono migliaia di centinaia di chilometri. Sono proprio i cittadini dell’isola sotto la Prefettura di Nagasaki a chiedere l’intervento dell’olandese e del suo team. Una posizione territoriale che vede l’isola situata nel centro dello Stretto di Corea e per questo sede di un “” (grande chiazza di immondizia), il primo luogo del test sistema di depurazione.

Qui un video del progetto

V.R. 27.6.15