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L’energia nucleare non salva il clima

Reportage da Parigi alla conferenza Cop21. Lo strano ruolo del nucleare e le prima impressioni di un anti-giornalista.

di Alfonso Navarra da Parigi .

Parigi, che si sveglia lepenista (grazie, credo, anche all’insipenza di Hollande ed ai suoi strumentali stati di emergenza per la guerra al terrorismo islamico”) gioca a fare la “capitale del mondo” durante la conferenza sul clima. E’ la logica dei grandi eventi calamita tutto, che abbiamo già visto dispiegarsi con l’EXPO di Milano: ogni realtà culturale e associativa riceve le sue briciole di finanziamento per partecipare alla celebrazione del tema retorico dominante, mentre la grande industria (EDF, AREVA) sponsorizza.

Sono arrivato ieri notte (il 7 dicembre, una notte sorprendentemente non fredda) e, rimediata la RER dall’aeroporto di Orly, ho preso alloggio presso il Vintage, un dignitoso ostello per la gioventù (c’è persino la stanza con gli attrezzi per la ginnastica!), in rue Dunquerque, vicino alla Gare du Nord: siamo nel 10mo arrondissement.

La piccola camera a due letti, con bagno interno, telefono, TV, etc., l’ho occupata purtroppo in solitaria e mi costa 108 ero al giorno.  Nel prezzo è compresa la colazione: caffè, cornetto, scelta di burro e marmellate, succo di arancia. Nella sala in cui si fa breakfast è piazzato, lo giuro, un calcio balilla!

Lancio l’ennesimo appello a chi voglia prendersi il letto libero condividendo l’esperienza degli ultimi giorni della conferenza (e la spesa, che per il sottoscritto è alquanto gravosa)!

Mi è molto utile il servizio di Free wifi access, garantito dall’Ostello, per il quale avrò facilitato il lavoro, che spero risulti utile al movimento di base italiano, di prendere informazioni e di resocontare.

Tutte le municipalità di Parigi ovviamente partecipano alla COP 21 con un fitto programma di manifestazioni organizzate.

A mo’ di esempio, riporto quanto ha organizzato il quartiere dove mi sono stabilito sotto lo slogan: “Il clima cambia, noi pure”.

Gli eventi sono raccolti sotto titoli:

1- la sfida dell’energia positiva (una proposta rivolta alle famiglie su come ridurre i consumi di energia)

2- i film con la possibilità di interloquire con i realizzatori. Mercoledi 9 dicembre è in programma “Intox”, a cura dell’Associazione Bloom, seguito da un dibattito con Laure Ducos, la regista

3 – le mostre, una fotografica a cura della Fondazione Abbé Pierre, e un’altra, “DIXruption”, definita come interattiva e partecipativa

4- un dibattito di bilancio della COP 21 (previsto il 15 dicembre a cura dell’associazione 4D).

Il quartiere patrocina, in rue Dunquerque, “Place to B” (slogan: “Rinfresca il clima, riscrivi la storia!”) che si presenta come una “cassa di risonanza della società civile” ma anche per i media partecipativi (vai su: http://www.placetob.org).

Oggi, 8 dicembre, è in programma lo “spazio per ridere”, ma anche un “programma radio a porte aperte”, un gioco-quiz, l’incontro con esperti internazionali, trasmesso in diretta, che fa il punto della giornata dei negoziati, uno stage teatrale…

Place to B è ospitata da Belushi’s, una struttura aperta nel 2013, uno spazio molto ampio a disposizione della creatività giovanile, con biblioteca, laboratori, sala concerto, postazioni per co-working…

C’è anche posto per un ristorante “verde” con prodotti biologici ed equo-solidali…

Quanto finora ho scritto riguarda la programmazione di un solo quartiere di Parigi.  Dovete però tenere presente che ogni arrondissement – a Parigi sono ben 20! – ci ha messo del suo e presenta una analoga mitragliata di eventi.

La mappa di queste divisioni amministrative è bene che me la studi perché, per muovermi, ho da comprare il biglietto “turistico” del metrò, che copre solo 3 zone. Per quello che ho capito, sentendo la mia amica Giovanna che è parigina acquisita (insegna storia della matematica in una delle 13 Università che illustrano la “Ville Lumiere”), gli arrondissement si sviluppano a spirale in cerchi intorno al primo centrale, verso l’esterno, in senso orario.

Cosa andrò a seguire oggi? Per me la risposta parte dalla premessa che i negoziati farlocchi di Le Bourget li lascio volentieri ai “giornalisti”: da “antigiornalista” condivido l’opinione di Hermann Sheer, il profeta tedesco dell’energia solare, che si tratti solo di “minimalismo organizzato”? Se tutto – secondo le concezioni del WWF e simili – va bene, insomma, saremmo comunque (mezzi) rovinati!

Mi interessa in particolare, tra le azioni critiche in ballo, cosa fa Sortir du Nucléaire, rete di oltre 600 gruppi di base, che contrastano l’atomo, sia di guerra, sia quello presunto di pace, con la quale, LOC, Energia Felice, Accademia Kronos, Confederazione COBAS, etc., a Firenze 10+10 (novembre 2012) abbiamo cominciato a costituire il Network antinucleare europeo.

La Rete ha lanciato, in occasione della COP 21, una mobilitazione all’insegna dello slogan: “Il nucleare non salverà il clima”. L’obiettivo è, appunto, quello di contrastare la proposta del nucleare “civile” come soluzione al problema climatico.

Il 29 novembre c’è stata la catena umana con 10.000 persone che hanno sfidato il divieto di manifestare imposto dal governo (e che è stata disturbata dall’immancabile imbecillità dei Black Bloc: hanno offerto il pretesto per le cariche poliziesche e per gli arresti di massa indiscriminati, che ho già commentato).

La Rete ha poi partecipato al Villaggio delle Alternative, svoltosi a Montreuil il 5 e 6 dicembre.

Sortir du Nucléaire ha lanciato una petizione on-line contro le affermazioni menzognere di EDF: la corrispettivo francese di ENEL sostiene di produrre elettricità senza emettere C02.

Alla URL: http://www.sortirdunucleaire. org/WISE-nucleaire-climat troviamo un rapporto di esperti che sbugiardano questa affermazione.

Vi riferirò se ci sono novità da parte degli antinucleari francesi, a parte l’intenzione di confluire nella manifestazione ecopacifista del 12 dicembre, che pare il governo consentirà, anche se con molte limitazioni.

Per quanto riguarda la nostra iniziativa di “disarmisti esigenti” – emendare in senso antinucleare la Carta dei diritti dell’Umanità, che Hollande sta elaborando – ho da registrare le lettere che Luigi Mosca, il fisico di Armes Nucléaires Stop, ha indirizzato sia a Jean Marie Collin, presidente dell’Associazione dei Parlamentari per il , sia a Leila Aïchi, senatrice e vice presidente della Commissione degli Affari Esteri e della Difesa del Senato francese (Leila Aïchi, appartiene al partito EELV – Europe Ecologie Les Verts).

La mozione, da noi ispirata e  presentata dalla Sinistra Italiana, è bene precisarlo, non è stata l’unica approvata alla Camera il 26 novembre scorso:  ne sono passate altre cinque con il placet del governo Renzi (che ha “benedetto” tutti, tranne, se non ho capito male, una iniziativa proveniente dal Gruppo Misto).

Per sì e per no, sulla base della mozione approvata, e delle conclusioni del Seminario di Villar Focchiardo del 25 e 26 settembre scorsi, un incontro a Ban Ki-moon è già stato chiesto, per il momento scrivendo al sito ufficiale del Segretariato delle Nazioni Unite.

Aspetto notizie da Luigi Mosca sulla riunione che faremo per vedere come organizzare un coinvolgimento ed un sostegno internazionale al disarmo nucleare come “diritto dell’Umanità”.

Un punto di vista molto interessante che mi preme far conoscere è quello di Anna Lisa Milani della WILPF, che ha partecipato allaConferenza mondiale su Clima e Donne.

Parigi Conferenza Mondiale sul Clima e Donne
da Annalisa Milani – WILPF

Parigi-Sono qui da tre giorni  accreditata con un gruppo mondiale di donne a seguire la Conferenza mondiale sul Clima voluta dalle Nazioni Unite . Centonovantasei governi e migliaia e migliaia rappresentanti della società civile mondiale ,tra cui metà donne, per decidere che fare di un modello di sviluppo che sta provocando,in un accelerazione negli ultimi anni paurosa , un surriscaldamento climatico dalle conseguenze tra pochi anni disastrose su tutto il pianeta. A dir il vero dopo tante conferenze mondiali sullo sviluppo sostenibile,sull’ impoverimento umano e del pianeta, è la prima volta che percepisco anche nei rappresentanti dei governi la preoccupazione (sopratutto la coalizione dei 43 stati delle piccole isole che rischiano la sparizione!) di fare presto!ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare! Anche 5 anni fa a Coophenanghen ci si era accorti della situazione ma il documento finale uscito era “nullo”. Ora la Francia vuole che il documento finale che uscirà mercoledì rifletta impegni precisi per la riduzione già a partire dal 2020 del Co2 da raggiungere di meno 2°nel 2050.La febbre del pianeta va fermata!!!! Ora le ONGs di donne sono moltissime da tutte le parti del mondo e stamattina mi hanno chiesto di intervenire in un piccolo dibattito su “donne e cambiamenti climatici”. Mi pare importante riportarvi in poche linee le voci.

1-C’è preoccupazione tra tutte le donne perchè nel documento finale che dovrebbe uscire mercoledì prossimo ,non c’è menzione reale del legame tra “condizione di vita di milioni di donne al mondo ,che sono riconosciute come i soggetti che hanno in mano le risorse del cibo,e i cambiamenti climatici (inondazioni,siccità, etc) che le renderanno più vulnerabili ;

2-C’è preoccupazioni perchè molti paesi guidati da Arabia Saudita,Cina ,India non se la sentano ancora di porre limitazioni climatiche.(L’ Europa contrariamente a quanto pensavo ,con tutte le contraddizioni ,sta tentando di alzare la voce).

3-C’è preoccupazione perchè anche se le donne venissero riconosciute tra i soggetti più vulnerabili dei cambiamenti climatici ed ambientali conseguenti ,dovranno essere riconosciute anche come agenti  di cambiamento ed avere le risorse finanziarie necessarie per avere tecnologie che permettano di compiere azioni, progetti “green”.

Nel dibattito alcune parlamentari africane hanno iniziato un pò a “piangersi addosso ” portando avanti sempre il solito discorso della mancanza di risorse finanziarie . Finalmente devo dire  con grande soddisfazione mia e di altre , le stesse donne africane di alcune ongs le hanno contestate dicendo “basta , le risorse ci sono ..solo che non vengono spese per le donne nel terreno “

Mi piace riportarvi le parole di una battagliera del Burkina Fasu ,Zenabou Segda(Women Environmental Programme Burkina) che ha detto “Sono stanca di pensare che le donne povere del mio paese non sanno che fare con la sopravvivenza!Sanno come se “debrouillez”e la mia ong sta conducendo una battaglia anche sui comportamenti es: perchè si dice loro andate a prendere la conserva in tubetto che viene dalla Cina ..trasportata via aereo (inquinante quindi ..!!) e non andate a piantare voi i pomodori o a comperarli dalla vicina di mercato ?”…Brava …..se tutte le donne , Nord e Sud , avessimo la stessa consapevolezza ..forse il vero cambiamento inizierebbe subito!!!

Ho pensato perchè non iniziare??? E mi è venuto in mente piano, piano di creare una conferenza tra le donne a Treviso confrontandosi …in fin fine si tratta di lasciare un mondo migliore a figli e nipoti di ogni parte del mondo !!!!! Che ne pensate!???

(A.N. 08.12.15)