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Accensione delle parabole Muos: test sulla pelle dei Siciliani?

La prossima accensione delle parabole del Muos (46!) tra incognite e dati non rassicuranti avverrà nei prossimi giorni. Molti dubbi e poche certezze

di Daniela Giuffrida.

Verranno accese dal 9 al prossimo 11 marzo, tutte insieme, le 46 antenne della stazione satellitare NRTF-8, le tre parabole del terminale terrestre niscemese del sistema e, perchè no, anche la grande Verden, la grande antenna LF a bassa frequenza: tutte insieme e tutte al massimo della loro potenza disponibile: per la gioia degli abitanti di e degli attivisti .

Questo dovrebbe avvenire per avere assoluta certezza di quella assenza di criticità per l’ e per la popolazione di Niscemi, sostenuta a spada tratta dal Ministero della Difesa e dai “suoi” alleati statunitensi; ma, sarà possibile? Sarà vero? E se fosse così come si è rimediato agli “ostacoli” che hanno impedito che ciò avvenisse lo scorso 13 gennaio?

Ma poi, sono state mai spente davvero le parabole poste sotto sequestro dalla Procura di Caltagirone? Le testimonianze che hanno condotto a denunce, da parte di attivisti No Muos, direbbero di no.

Il Consiglio […] deve subito evidenziare che ai fini del presente giudizio occorre disporre il completamento delle operazioni di verificazione già in precedenza assegnate al relativo collegio.” Così è stato deciso in Camera di Consiglio dai magistrati del per la Regione Siciliana, lo scorso 25 febbraio a Palermo e questo dovrebbe avvenire dal 9 marzo prossimo per tre giorni. Usiamo il condizionale perchè nulla è cambiato dalle ultime mancate misurazioni dello scorso 13-14 gennaio.

Il Consiglio, presieduto dal giudice Claudio Zucchelli, in sede giurisdizionale, era stato perentorio lo scorso 26 febbraio nella propria ordinanza, dichiarando che nella sentenza parziale n. 581/2015, emanata dallo stesso CGA lo scorso 3 settembre, era stato stabilito che il collegio di Verificazione dovesse “prestare ossequio in quanto possibile”, alla decifrazione della “effettiva consistenza” delle emissioni generate dall’impianto M.U.O.S. “quando funzionante”.

WP_20160225_13_28_45_ProQuella misurazione dell’intensità dei campi irradiati dall’impianto Muos e dalle 46 antenne, “nelle effettive condizioni di funzionamento e alla massima potenza”, prevista per i giorni 13 e 14 dello scorso gennaio di fatto non fu effettuata. Erano sopravvenute circostanze improvvise e impreviste (sic!), quali l’indisponibilità delle apparecchiature che l’ARPA aveva precedentemente dichiarato di avere disponibili e poi la mancata assunzione di responsabilità, riguardo ad eventuali rischi per la della popolazione, da parte degli organi competenti che avevano convinto il Prefetto di Caltanissetta ad impedire che si effettuassero le misurazioni. La prof. Sarto, presidente del Collegio di Verificazione, aveva deciso di accontentarsi delle misurazioni compiute dall’ISPRA nel 2013, dei dati tecnici sulle antenne e sul Muos consegnate dall’ Ambasciata americana e da un modello previsionale preparato dal Consulente Tecnico di Parte dello stesso Ministero della Difesa.

La situazione paradossale e fuori da ogni logica, evidenziata dai legali dei NOMUOS, ha convinto i magistrati del CGA a richiedere, reali misurazioni in situ e non più basate su dati imposti da limiti tabellari, che poco riscontro hanno nella realtà.

Ma cosa è cambiato dallo scorso 13 gennaio?

Riguardo alla salute della popolazione, quale organo competente si è assunto le responsabilità che non ha voluto assumersi a gennaio? E gli strumenti dell’Arpa sono stati tarati a dovere?

Effettueranno, i Verificatori, misurazioni a strumenti tarati alla potenza minore (200W) dichiarata “effettiva” dagli Americani – ci dice Massimo Coraddu, raggiunto telefonicamente – per dimostrare che i 1.600W (suscettibili di sforamento fino a 2.000W) come da progetto depositato, non arrecheranno danni di alcun tipo?

Perchè – sostengono i CT di parte avversa al Ministero della Difesa – per quanto USNavy, e Ministero della Difesa continuino a dichiarare che la potenza che sarà utilizzata sarà quella minima di 200W, 1.600W è l’unico valore:

  1.  riportato nel progetto originale (SPWAR 2006 e Studio impatto ambientale LAGECO 2008)
  2.  utilizzato per le valutazioni contenute nell’istruttoria ARPAS del 2009;
  3.  utilizzato nelle valutazioni di Zanforlin-Livreri del maggio 2011;
  4.  utilizzato nella relazione Coraddu Zucchetti del 2011;
  5.  utilizzato nelle Controdeduzioni di ARPA alla relazione Coraddu Zucchetti;
  6.  utilizzato dai funzionari dell’Istituto Superiore di Sanità (In questa occasione, per la prima volta si accenna al valore ribassato a 200W);
  7. utilizzato anche dal prof D’Amore nelle relazioni di verificazione redatte nel 2013 per il TAR Sicilia.

Seri dubbi, sulla presenza alle operazioni di misurazione, di alcuni Consulenti Tecnici di parte avversa al Ministero della Difesa, sembra loro assolutamente inutile presenziare a misurazioni rilevate da strumenti tarati a dovere: le misurazioni (come rilevato dai legali “nomuos” durante l’ultima udienza del CGA) per non dare adito a dubbi di alcun genere dovrebbero essere eseguite “a sorpresa”.

Tanto preavviso, permetterà a chi ne è interessato a far si che tutto risulti in ordine.

Ma al di là di questo, resta comunque il fatto che non è possibile verificare i limiti e l’assenza di criticità per l’esposizione della popolazione alle REM (radiazioni elettromagnetiche) poichè non esiste uno studio completo di tutte le sorgenti: gli americani, infatti, si sono sempre guardati dal fornire i dati radiotecnici completi, indispensabili per approntare un serio modello precauzionale.

Quindi?

(D.G. 05.03.16)