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E alla fine arriva Papa Bergoglio …

Papa Bergoglio interviene a Genova parlando di lavoro, dignità e reddito. Un intervento poco convincente e confuso, a nostro parere, che poco spiega delle reali dinamiche in gioco

di Davide Amerio.

Nella confusione politica, sopratutto economica, ci mancava la voce di . Il misto di affermazioni del Pontefice sembra rivolto, più che a ribadire la necessità e la dignità del , a fornire un “aiutino” politico al e alla sua maggioranza che si trovano in evidenti difficoltà e stanno giocando a rimpiattino, con la legge elettorale, per capire se convenga loro andare presto alle elezioni o meno.

“L’obiettivo non è un reddito per tutti ma un lavoro per tutti”.

Ha dichiarato il Pontefice a Genova. Affermazione affascinante ma fuori dalla storia e dal futuro. Piaccia o meno a Bergoglio, e anche a noi, la trasformazione del mondo del lavoro è in atto e, nei prossimi anni, comporterà un impatto devastante, in termini di calo dei redditi e di percentuali di disoccupazione. Il “lavoro per tutti” sarà impossibile, per un lungo periodo di tempo, per almeno un paio di motivi facilmente intuibili:

  1. il progresso tecnologico comporterà la sostituzione di parecchie attività lavorative con macchinari computerizzati basati su processi di intelligenza artificiale
  2. l’uso, la progettazione e la programmazione di questi macchinari richiederà livelli alti di specializzazione

Alcuni scienziati affermano che “l’uomo verrà messo a riposo”, così come è avvenuto per il cavallo nel corso dell’evoluzione dell’era industriale. Contrariamente a quanto affermato da Bergoglio, il problema reale è proprio quello della garanzia di un reddito dignitoso per chi resta escluso dal sistema produttivo, temporaneamente o definitivamente.

La trasformazione del mondo del lavoro darà una importanza strategica alla formazione. Ma non possiamo pensare, con tutto il rispetto personale, che di ogni attuale “operaio” facciamo un ingegnere. Contrariamente alla vulgata (cui si associa malauguratamente il Pontefice), ricevere un “reddito” di sostegno (tipo quello di cittadinanza), non comporterà la completa inattività delle persone. Esse saranno chiamate da centri per l’impiego adeguatamente organizzati e potranno – dovranno, – svolgere mansioni sociali presso le istituzioni locali. Quindi localmente, le istituzioni potrebbero avere a disposizioni del personale per mansioni e lavori che oggi non vengono svolti per mancanza di fondi.

Il problema della formazione è centrale, sia per quanto riguarda una programmazione seria di formazione continua e di alto livello professionale e qualificante, che in quella ordinaria nei vari livelli e tipologie di scuole. Le riforme degli ultimi 10-15 anni in ambito scolastico, con i continui tagli orizzontali, mortificano l’insegnamento di ogni ordine e grado e producono diplomati e laureati non idonei al mondo del lavoro. Non di rado, le buone – giovani, – professionalità fuggono all’estero per mancanza di adeguati riconoscimenti e possibilità di crescita.

Ritenere che la “dignità” delle persone passi solamente dal lavoro ha più attinenza con un concetto di lavoro-schiavo che di libertà personale. Difatti l’attuale sistema economico-politico indirizza le energie nella compressione dei redditi e nel costringere le persone ad accettare qualunque lavoro pur di sopravvivere, minandone la dignità personale.

La possibilità di costituire un modello diverso, nel quale le persone escluse o in “transito” da una professionalità a un altra, siano materialmente sostenute, consente invece l’inclusione e la dignità sociale, ponendo le persone in una condizione psicologica favorevole nel promuove anche l’iniziativa personale. Non da ultimo, nell’ambito macro economico del paese, si realizza un sostegno alla domanda interna mantenendo il livello dei redditi a una soglia accettabile.

La condanna delle imprese che approfittano di leggi vergognose sul lavoro, lascia il tempo che trova. Se è lo Stato gestito in modo incapace (o ubbidiente a logiche di puro profitto di minoranze oppure a imposizioni esterne della finanza europea) che promuove tali leggi, le aziende tenderanno sempre ad adeguarsi. Tranne magari rari casi di imprenditori particolarmente illuminati.

Sull’argomentazione “non ci sono soldi per il ” non vale nemmeno tempo spenderci parola. In Italia i soldi non ci sono mai (quando si tratta di welfare), tranne quando si tratta di sostenere opere inutili ( in Val Susa), acquisti inutili (F35), favorire evasione fiscale agli amici (Gioco d’azzardo), sostenere le banche uccise dal sistema politico (Etruria, MPS), e qualche altro migliaio di rivoli oscuri nei quali le risorse del paese vengono distrutte per l’interesse di pochi.

Quanto alla citazione del buon sarà bene ricordare, anche al Pontefice, che non siamo più negli anni ’50 e ’60 e probabilmente lo stesso economista oggi avrebbe qualcosa da ridire, perché il livello di “molestia, inceppamento e scoraggiamento” delle istituzioni italiane -ed europee,- nei confronti delle persone è ben oltre un livello di guardia accettabile.

(D.A. 28.05.17)