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Nucleare in Europa: centrali vecchie e pericolose, la fine di un mito

Qual'è la reale situazione del Nucleare in Europa? Un servizio di Report dei primi di giugno fa il punto della situazione e cadono i miti del nucleare come soluzione energetica conveniente.

di Bruno Garrone.

Il nucleare in Europa, e in Italia, è stato sponsorizzato negli anni ’70 come la soluzione migliore per produrre energia, in termini di costi e di durata, per far meglio accettare gli eventuali rischi e l’annoso problema della scorie. La loro aspettativa di vita era di 30-40 anni. Oggi si scopre che è molto costoso, e molto rischioso, mantenerle in vita. Dopo il gravissimo incidente di Fukuschima del 2011, le centrali sono state monitorate e il risultato, piuttosto preoccupante, è stato oggetto di una trasmissione recente di Report.

Umberto Minopoli, Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare, assicura che le centrali sono “in grado di fronteggiare i rischi che sono indicati come rischi potenziali“. È davvero così? E la situazione delle centrali nucleare dislocate intorno all’Italia? sono sicure?

In Slovenia, nella cittadina di Krsko, a 130 Km da Trieste, c’è un impianto terminato nel 1983 che fornisce il 20% dell’elettricità al paese. Studi sismologici recenti, non disponibili nel 1983, dimostrano che la centrale è costruita molto vicino a una falda che ha già prodotto terremoti di magnitudo 6. I recenti stress test per verificare la risposta delle strutture in caso di sisma hanno dimostrato che “un’accelerazione al suolo uguale o superiore a 0,8 potrebbe provocare un danneggiamento del nucleo […] -quindi- l’impossibilità di inserire le barre di controllo” che permettono di spegnere il reattore. I rischi sono stati confermati da esperti del IRSN – l’Istituto Nazionale francese per la Sicurezza Nazionale che fu consultato, nel 2013, per avviare uno studio per la costruzione di un nuovo reattore. In merito l’Istituto diede parere negativo per la costruzione di un altro impianto.

Il Belgio è uno dei paesi al mondo con la più alta produzione di (oltre il 50%). Sul suo territorio ci sono 7 reattori. Anche questi sono stati costruiti negli anni ’80 con una previsione di utilizzo al massimo di 40 anni. Nel 2013 il Parlamento belga ha varato una legge per chiudere le centrali con i reattori più vecchi nel 2015. Ma sono ancora in funzione (la legge è stata modificata), senza aver verificato se fossero in condizioni idonee per proseguire l’attività. Walter Bogaerts, docente di ingegneria dei materiali, testimonia che i nuovi strumenti hanno rilevato “fessurazioni” nell’acciaio del nocciolo che contiene il combustibile nucleare. Se le fessurazioni si unissero tra di loro, spiega il docente, si avrebbe la rottura del contenitore del nucleo; un incidente gravissimo delle stesse proporzioni di quello di Fukushima.

Areva, la compagnia nazionale francese del nucleare, con un fatturato di 10 miliardi, è il secondo produttore mondiale di centrali. Un documento interno dimostra che nel 2008 la società era informata che un elemento del generatore di vapore di Fessenheim presentava un grave difetto. Decisero però di ignorare l’anomalia proseguendo con la fabbricazione del componente. “Un fatto estremamente grave“, denuncia Cyrille Cormier (Grenpeace France settore energia), “perché da anni questa società fornisce componenti per le società nucleari francesi“. Ma Areva pare essere nota per una lunga serie di falsificazioni dei componenti, da oltre 10 anni. Sottolinea Cormier “Tutti i paesi europei: Italia, Svizzera, Germania, Belgio, sono messi in pericolo dalla presenza delle centrali nucleari francesi”. Areva ha venduto un reattore in Finlandia che sta subendo ritardi e aumento dei costi. Questo tipo di generatori sarebbe stato quello che avrebbe dovuto acquistare l’Italia nel 2009 ai tempi di Berlusconi che ne aveva commissionati 4 alla Francia di Sarkozy. E proprio Areva ha chiuso per sei anni di fila i bilanci in rosso ed è stata salvata dal governo francese, attraverso la compagnia pubblica dell’energia EDF.

I debiti che gravano in ambito nucleare possono essere un rischio per le finanze pubbliche francesi, asserisce Mycle Schneider (Analista Energia Nucleare); proprio EDF ha un debito dichiarato di oltre 37 miliardi di euro a fine 2016. Ma la crisi del settore è internazionale. La Westinghouse, la più grande società nucleare al mondo, è fallita, dopo aver accumulato perdite per 5 miliardi e mezzo di dollari. “I nuovi reattori nucleari sono diventati così costosi e l’investimento così rischioso, che non si trovano più investitori privati“, racconta Schneider.

In Italia la situazione non è migliore. Nel 2000 nasce Sogin Spa, società totalmente pubblica finanziata con i soldi della bolletta elettrica, creata per lo smaltimento dei rifiuti nucleari delle centrali dismesse (in Emilia, Piemonte, a Caserta e Latina). Duemila tonnellate di sostanze pericolose che dovevano essere trasferite entro il 2023 nel deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Ma il deposito non è ancora stato costruito e la data è stata spostata nel 2035. Non è ancora stato individuato un sito idoneo. Tutti i materiali sono attualmente depositati in siti provvisori, tra cui rifiuti allo stato liquido, ad alta attività, stoccati a Saluggia in provincia di Vercelli.

A Saluggia il posto non è idoneo, gli impianti di stoccaggio sono del mezzo di due corsi d’acqua: la Dora Baltea e il Canale Cavour, lo racconta Gian Piero Godio di Legambiente e Pro Natura. Nel mentre viene costruito un altro deposito provvisorio e sono stati costruiti degli argini per fronteggiare il rischio esondazioni (già verificatosi).

La decisione di individuare un sito nazionale per le scorie, viene continuamente rinviata, essendo poco “produttiva” dal punto di vista elettorale. Ma per 31 dicembre del 2025 la Francia ha annunciato che ci restituirà le 22 tonnellate di scorie che ha trattato per nostro conto e non è più disposta ad accettare altro materiale se l’Italia non costruirà un suo deposito.

Come sempre i nodi vengono al pettine. Ora il problema delle scorie, sempre sottovalutato dai promotori del nucleare e dalla politica sono una patata bollente che nessuno vuole afferrare. I costi lievitano, i tempi si dilatano, i rischi aumentano. A pagare sempre il cittadino con la sua bolletta e magari con la salute.

Fonte: Report Rai – Crack Atomico 

(B.G. 30.06.17)