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Eni sotto inchiesta, società indagata per corruzione internazionale

Il nome dell'Eni compare in una nuova inchiesta giudiziaria aperta dalla procura di Milano

Valsusa Report

sotto inchiesta. L’indagine giudiziaria contro ignoti è contenuta nel bilancio semestrale della compagnia italiana. Scritto nero su bianco in un linguaggio tecnico spiega che, lo scorso 6 luglio, la Guardia di Finanza ha notificato alla multinazionale un’informazione di garanzia che qualifica Eni come società indagata per corruzione internazionale ai sensi della legge 231 del 2001.

L’indagine della G.D.F

I militari finanzieri hanno acquisito i documenti dei dettagli degli “accordi sottoscritti da Eni Congo negli anni 2013/2014/2015 con il Ministero degli Idrocarburi, volti ad attività di esplorazione, sviluppo e produzione su alcuni permessi e alle modalità con cui sono state individuate le imprese con cui Eni è entrata in partnership”.

Non risulta così chiaro agli inquirenti come si siano sviluppate alcune più piccole ditte poi controllate dal colosso. Negli anni passati hanno già destato sospetti, ai giudici di Milano, gli accordi infine utili alla distruzione di territori per la raccolta del greggio petrolio, in alcuni casi anche espropriando terreni abitati da popolazioni congolesi.

 

L’estrazione del greggio.

Una pratica pericolosa. L’estrazione del greggio e la sua lavorazione di raffinazione può portare anche a incidenti e disastri ambientali. Vale il ricordo brasiliano dello scorso anno e non ultimo lo sversamento nel mare di Livorno dopo l’alluvione di questo inizio settembre 2017.

Il è governato da quasi 40 anni dall’ex militare Denis Sassou Nguesso. Si trova al confine con il più noto Congo, un piccolo territorio pieno di risorse. L’Eni porta il simbolo della bandiera italiana nel mondo. La società è finita nel mirino della magistratura, accusata di aver pagato tangenti in cambio di appalti e giacimenti petroliferi, per attività svolte in Algeria e in Nigeria.

 

Il paese Congo Brazzaville

Da Wikipedia, il Congo Brazzaville deve il suo nome “all’esploratore italiano Pietro Savorgnan di Brazzà, nato a Roma nel 1852, originario della provincia di Udine, morto a Dakar nel 1905”. Il Congo Brazzaville ha attraversato una guerra civile a sfondo etnico, iniziata nel 1993 si era sopita nel 2002, quando la minoranza Mbochi ha conquistato la guida del paese. Denis Sassou Nguesso, ha governato ininterrottamente e con piglio autoritario sulle altre etnie.

L’ONU ha lanciato una richiesta di assistenza umanitaria per 138 mila tra uomini, donne e , in fuga dal Dipartimento del Pool in Congo Brazzaville. Vengono denunciate l’esistenza di fosse comuni e indicibili crimini contro l’umanità tenuti nascosti dal governo. Gli scontri nel paese si sono riaccesi  il 4 aprile 2016 dopo che un referendum ha permesso il terzo governo del paese a Nguesso, “un referendum truffa” giudicato dalle minoranze etniche. Lo scontro tra regolari al servizio del governo e le milizie polari è ricominciato.

Con la presidenza di Nguesso, oltre alla Francia, si sta avvantaggiando anche l’Italia presente dal 2014 con le sue imprese di maggior prestigio. L’Italia effettua interventi di cementificazione costruendo infrastrutture portuali, ferroviarie e abitative.

(V.R. 14.9.17)