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Smarino a Salbertrand considerazioni su dichiarazioni del sindaco

Il presidente di Pro Natura per l'Alta Val di Susa replica al sindaco di Salbertrand sulle recenti dichiarazioni in merito ai cantieri della linea Tav Torino-Lione

Contributo di Franco Trivero.

Ho atteso qualche giorno prima di replicare al Sindaco di . sul dibattito: “Lo smarino del arriva a Salbertrand”: cosa prevede la variante del progetto , presentata dagli ingegneri Roberto Vela ed , tecnici della Commissione per l’Unione Montana Valle Susa, i comuni di Torino e Venaria Reale.

L’esposizione dei tecnici è stata chiara, esaustiva nei contenuti e nei dati forniti, mettendo in evidenza incongruenze e superficialità, rispetto al progetto originario, il cui impatto ambientale e per la salute dei cittadini, di e Salbertrand, richiede delle riflessioni. Per brevità di esposizione consiglio la visione del dibattito all’indirizzo: https://youtu.be/vpuaJ0ikU9M.

L’intervento del Sindaco si può sintetizzare nella opportunità dell’Amministrazione Comunale di cogliere la possibilità di realizzare, attraverso le compensazioni: “interventi di bonifica delle aree di stoccaggio, selezione, lavorazione e trasferimento del materiale di risulta del futuro allargamento del cantiere TAV di Chiomonte. Messa in sicurezza degli argini della Dora seriamente compromessi e di parte del territorio, di alcune frazioni, che necessitano di interventi di ricostruzione e consolidamento.

Ricostruzione di un ponte, a uso cantieristico, che servirà al paese in futuro. A questo si aggiunge la speranza, manifestata dal Sindaco, che qualche cittadino possa trovare lavoro…”
Non voglio contestare il ragionamento del Sindaco e le speranze che egli ripone, nel cantiere di Salbertrand, a beneficio del territorio e della collettività. Ricordando che nella dialettica di un contraddittorio, anche aspro, il rispetto è l’ingrediente che non deve mancare, a sostegno di ragioni contrapposte, desidero provare a far riflettere la comunità di Salbertrand, e non solo, su alcuni aspetti emersi nel dibattito.

– È ufficiale la Francia ha deciso una “pausa di riflessione” sul progetto Torino – Lione.
– La linea attuale, con il tunnel del Frejus ristrutturato, è in grado di garantire il flusso delle merci con una percentuale al rialzo del traffico sino a 10 volte rispetto a quello attuale.

I dati del traffico merci dal 1997 ad oggi sono passati da 10 Ml. di tonnellate a 3,3 Ml. Le previsioni, dei proponenti l’opera, si sono manifestate sbagliate e/o manifestamente non veritiere; stimavano un aumento del traffico sino a 12 Ml di tonnellate. La verità è che non esiste nessuna spiegazione e giustificazione plausibile che ragionevolmente legittimi la realizzazione di quest’opera.
Non sono più accettabili scelte prive di alcuna pianificazione ingegneristica e finanziaria che comportino e continuino a provocare sprechi economici enormi.

Premesso che le infrastrutture sono fondamentali per la crescita del Paese, potenziare e ammodernare il settore dei trasporti,siano essi stradali, ferroviari ecc… significa creare uno sviluppo economico dell’area geografica di riferimento. Tuttavia questi possono essere realizzati solo se il livello di traffico attuale e futuro consente di garantire un adeguato ritorno dell’investimento in termini di analisi costi – benefici. Il progetto che ci viene presentato rappresenta nei fatti una scelta irreversibile sul futuro del territorio del Comune di Salbertrand, che contrasta con la decisione di valorizzare il patrimonio ambientale con la realizzazione di un “parco naturalistico”, capitalizzando il valore del proprio territorio.

Il Sindaco Joannas parla di “riqualificazione industriale” di Salbertrand, ma come conciliare tale riqualificazione nelle immediate adiacenze di un Parco Naturale? La necessità di trovare soluzioni per giustificare un lavoro di 10/11 anni ai propri cittadini, peraltro non garantito, non può legittimare uno scempio ambientale, anche a tutela dei comuni limitrofi, irreversibile del proprio territorio, già degradato e deturpato, dalla presenza di “ingente quantitativo di rocce amiantifere, già preventivamente, nel 2010, posto sotto sequestro”.

Un’area di cantiere di 11 ettari e lunga oltre un chilometro che sorgerà in piena fascia di esondazione della Dora, una scelta peggiore non si poteva fare, che sotto il profilo idraulico dimostra grave superficialità. Le contestazioni nascono dalla consapevolezza di voler tutelare e preservare, per le future generazioni, un territorio alpino che nel bene e nel male ha subito forti trasformazioni, con la realizzazione di infrastrutture che lo hanno invaso pesantemente.

L’unico elemento che deve emergere a suffragio della verità sono i dati che in 27 anni smontano pezzo per pezzo il progetto TAV in Valsusa, perché esiste, perché funziona, perché è sottoutilizzato. Sono convinto che la riqualificazione di un territorio e la costruzione culturale, sociale ed economica necessitino di una visione più ampia. Perché non rivendicare progetti, anche con il contributo europeo?

In questo territorio non si è mai stati in grado di intercettarne uno, che preveda la realizzazione di un progetto universitario con discipline di, scienze naturali, scienze forestali, geologia, botanica, agraria ecc… Tutte discipline compatibili con l’habitat. Si potrebbe decidere di realizzare anche una distilleria di erbe medicinali, aromatiche, rendendo il progetto possibilmente transfrontaliero, organizzare dibattiti sul dissesto idrogeologico, sui terremoti, gli incendi, sul tema dell’acqua, sulla necessità di recuperare le acque piovane ecc…
Centinaia di studenti che vivono e frequentano la valle possono contribuire significativamente all’economia degli affitti.

C’è poi l’indotto, nasceranno attività commerciali, pizzerie ecc… Ecco come si realizzano posti di lavoro e valorizzazione del territorio… Che non rappresentano il corrispettivo di un ricatto quali sono le “compensazioni”. I cittadini pagano le tasse, che devono servire alla messa in sicurezza del
territorio.

F.D.Roosevelt diceva:
“La nazione che distrugge il suo suolo distrugge se stessa”
L’Italia è lastricata di opere inutili e incompiute, sono centinaia…”Opere che versano in prognosi riservata (A.Fraschilla), a causa delle necessarie
manutenzioni che comportano costi esorbitanti”, per citarne una il Mose a Venezia.
Cittadini troppo silenti subiscono la violenza dell’inutile e dell’incompiuto. Tutti noi siamo coinvolti in questo scempio. Nessuno è assolto.

Alta Valsusa
Il Presidente
Franco Trivero