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Stazioni…internazionali: quando ”l’inutile è monumentale”

Ieri come oggi dissipatori di risorse collettive, hanno già colpito e sulla stessa improbabile rotta del corridoio mediterraneo.

di Claudio Giorno

Stazioni ferroviarie. Nell’albero genealogico dei “SiTav” ci sono antichi e “valorosi” divoratori di denaro pubblico che  destinarono ad appalti di Grandiopere vecchielire, franchi e peseta: i nonnetti dei lobbysti contemporanei,  (ieri come oggi dissipatori di risorse collettive), hanno già colpito e sulla stessa (improbabile) rotta del corridoio mediterraneo… e già sulle ferrovie di montagna, per giunta:  nei Pirenei, tra Francia e Spagna, e proprio sulla linea di confine, che addirittura – in questo caso – corre tra un binario e l’altro(!), davanti all’ imponente facciata di un edificio oggi in totale stato di abbandono: “la madre di tutte le cattedrali nel deserto”! 

E’ (anzi doveva essere) la stazione di Canfranc, inaugurata nel 1928 e (infelicemente) soprannominata “il Titanic delle montagne”). Il progetto – niente di nuovo sotto il sole – fantasticava di un nuovo  collegamento tra i due paesi e sicuramente immaginare che “l’offerta avrebbe creato altra domanda” – come ancora oggi si ostinano ad affermare le Chiambresso, i Foiano e i Viretta…E che domanda,  se è vero che nelle migliaia di metri-cubi edificati in mezzo a boschi di conifere e tra pareti di roccia erano stati ricavati un albergo, il ristorante, addirittura un ospedale e gli alloggi per i capistazione e il personale di gestione!

Ma la decadenza pare che iniziò appena terminata la cerimonia solenne di inaugurazione in presenza delle massime autorità delle due nazioni e di quelle (illuse) della Comunità di Aragona sul cui territorio era stata realizzata l’opera. Una agonia lenta ma inesorabile su cui si abbatté il definitivo abbandono che ebbe come pretesto il deragliamento (su un ponte in territorio francese) di un treno merci, nel 1970!

Forse per non restare troppo indietro nel disincanto che pervade le redazioni arruolate nella celebrazione (prematura e azzardata) del “Tav Lyonturin ne fa cenno il sito del Corriere.it pubblicando alcune delle innumerevoli fotografie che è possibile reperire in rete oltre che scattandole – ovviamente – viaggiando (coi mezzi che passa il convento) tra Lisbona e Kiev tra pianure sovraffollate e monti in abbandono, sulle tracce di “Binario morto”, il libro scritto Luca Rastello e Andrea De Benedetti per Chiarelettere  nel 2013. Una inchiesta che mantiene intatta la sua attualità: Lisbona si è chiamata fuori per ridurre il debitopubblico portoghese, a Kiev hanno altro che il Tav per correre ad alta velocità verso la bancarotta;

…della LyonTurin sono rimaste le varianti (permanenti) di progetto della sola galleria sotto le Alpi e della… stazione internazionale di Susa: la “gemma” che sta alle Alpi come l’ametista di  Canfranc sta ai Pirenei

C. G. 3.8.17