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Giornalismo sotto la Sacra di S.Michele (Il Grande Cortile)

La Sacra di S. Michele fa da cornice all'ultimo incontro promosso dal Grande Cortile: si parla di giornalismo e di informazione.

a cura di Claudio Giorno.

Chi è venuto a Sant’Ambrogio venerdì 10 novembre 2017 non si è pentito della scelta: era una di quelle serate in cui prevale l’ansia in noi che ci ostiniamo a contattare e invitare ospiti che ci aiutino a fare Grande il Cortile in cui provarono a rinchiuderci nell’ormai lontano 2005: c’è la partita della nazionale, spareggio con la Svezia, dentro o fuori i mondiali 2018! Rischiamo una sala semivuota che potrebbe risultare deprimente per noi ma soprattutto per chi ha accettato l’invito sacrificando tempo e affetti.
 
E invece no: puntuale come la liquefazione del sangue di Sangennaro il Miracolo della Valsusa si ripete: arriviamo in leggero ritardo perché abbiamo voluto almeno offrire loro una cena e troviamo la sala gremita, tutte le sedie occupate, un tavolo in fondo usato da panca, ma qualcuno resterà in piedi ugualmente; ma non si pentirà – ripeto – anche e soprattutto se ama e segue il calcio: perché l’Italia del pallone ritornerà sconfitta da Stoccolma mentre la “nazionale valsusina” (e di chi non si rassegna al peggio) uscirà un po’ confortata dal racconto di e : freelance lei, inviato de Il Fatto Quotidiano lui; entrambi – anche se in modo diverso – protagonisti del cambiamento epocale che sta sballottando i gusci di noce che affrontano il mare in tempesta della .
 
Un fortunale permanente che li ha costretti a re-inventarsi ruolo, strumenti di lavoro e la possibilità stessa di sopravvivenza economica; e proprio perché abituati alle intemperie hanno accettato l’invito in un luogo – la Valle di Susa – che appena pochi giorni fa ha dovuto fare i conti con una informazione dimostratasi ostile persino nel riferire di nove interminabili giorni di incendi boschivi a ridosso dei paesi, resi devastanti da oltre novanta giorni di siccità e alimentati dal vento.
 
Ostilità manifestatasi – questa volta – non col riferire quel che accade in questo lembo dell’estremo nordovest del paese attraverso veline e mattinali, ma con una palese sottovalutazione (se non omertà) di quel che stava accadendo e delle dimensioni che la cosa avrebbe potuto prendere. Dimensione che è risultata alla fine comunque drammatica anche perché non riferirne in modo adeguato ha sicuramente contribuito – nei primi e decisivi giorni di fuoco – a che chi poteva/doveva prendere decisioni adeguate non abbia sentito “pressione” alcuna di una opinione pubblica – quella che conta, quella “della città” – del tutto disinformata.
 
Una opinione pubblica che ha “scoperto” quel che stava succedendo solo quando il fumo e l’odore di bruciato è arrivato fino ai piani bassi dei palazzi del centro!
Nessun complotto, spiega Barbacetto: “di Valsusa e dei valsusini non si parla (o se ne parla con astio manifesto) non perché ci sia un ordine al riguardo: ma perché i cronisti (garantiti o precari, vecchi e giovani) fiutano l’aria… (Ma l’odore di bruciato non lo sentono quando i boschi vanno in fiamme come pozzi di petrolio bombardati nelle guerre del Golfo. Lo avvertono piuttosto quando si tratta di spiegare le ragioni vere di una opposizione tenace e documentata ad una grande opera). Grande opera che sarebbe troppo imbarazzante se tutti ne scoprissero l’inutilità e il costo reale!
La c’è terrorismo latente, e ottusa opposizione al progresso, alla crescita!”. Una convinzione radicata e diffusa nelle redazioni dei “giornaloni” (come li chiama il suo direttore Marco Travaglio) che tuttavia non basta a spiegare come sia quasi l’intera categoria ad aver rinunciato a svolgere un ruolo – quello di cane da guardia e non “di compagnia” del potere economico (e in subordine politico).
 
Ce lo spiega bene la Battaglia parlando del suo progetto “Cittadini Reattivi” con cui ha scelto di raccontare assieme alle persone (o addirittura di veicolare i loro racconti) le mille Val di Susa ignorate o maltrattate: non c’è terrorismo latente a Taranto, a Gela o Brindisi. Tanto-meno nella terra dei fuochi, dove le Ilva, l’Eni (o tout court la camorra) sono causa di inquinamento irreversibile del territorio e di conseguente mortalità infantile certificata da incontestabili ricerche epidemiologiche!
 
Ma i comitati, i cittadini, le mamme (!) all’inizio vengono addirittura “appoggiate” dai partiti, invitate nei contenitori televisivi che vendono meglio la pubblicità sfruttando la “voglia” di cronaca nera e di tragedia (che fanno indici di ascolto). Poi, appena entrano in conflitto con gli interessi degli “inserzionisti” e del “partito di governo” vengono “mollate”, accusate di fare allarmismo, querelate con richieste di risarcire le società che hanno avuto “il buon nome” intaccato.
Eppure nessuna di loro ha mai lanciato una pietra in una manifestazione: è addirittura il sindaco Dario Fracchia – persona moderata (fino ad aver subito qualche critica al riguardo in seno al movimento ) – a ironizzare su qualche pietra che può anche esserci scappata durante una manifestazione esasperata, ma a denunciare l’occultamento sistematico delle ragioni del NO: scientifiche, sociali, ambientali coperto quasi sempre con l’alibi della violenza; nonostante le reiterate delibere votate nella stragrande maggioranza dei municipi (ultimo in ordine di tempo la stessa città di !).
 
E allora certo che ci si butta nella “rete”, anche se si è consapevoli di quel che Barbacetto ci dice: il rischio di incappare in balle colossali, di credere a chi “urla” più forte, la casualità che può determinare l’imbattersi in una informazione corretta piuttosto che in una abile contraffazione commerciale. E allora – come nella esperienza del suo giornale e personale di Rosy Battaglia ci si deve dire con franchezza che l’informazione seria, certificata, approfondita bisogna pagarsela: Nella tragedia del “servizio pubblico” – la Rai – che, (come ci aveva spiegato “dal di dentro” Loris Mazzetti nel primo incontro di questo ciclo) risponde sempre più ai partiti invece che ai cittadini verso i quali andrebbe rispettato il “contratto di servizio” bisogna garantirsi interlocutori indipendenti.
 
Interlocutori cui garantire (a nostra volta) la sopravvivenza economica e (visti i fatti di recente attualità) anche fisica! Del resto i (sempre più pochi) giornalisti che scavano nelle vicende di mafia o di poteri occulti vivono sotto minaccia e sotto scorta.
Ma chi sono i giornalisti? Sono un gruppo omogeneo (come si sarebbe detto una volta in sindacalese?), una corporazione (cara alla destra che da del populista agli altri?), un corpo separato dello stato che usa la professione come copertura per svolgere un altro “mestiere ? Noi in Val di Susa e in particolare chi si ostina a opporsi radicalmente al coacervo di interessi che con un treno, e soprattutto con il trasporto ferroviario hanno sempre meno a che fare) siamo consapevolmente di parte.
 
Ma fa riflettere che un professionista serio e di lungo corso come Barbacetto sollevi il tappeto dell’ordine dei giornalisti per tirarne fuori tutta la polvere nascosta: “come posso riconoscermidicein una associazione dove al mio fianco ci stanno i Public Relation aziendali, i portaborse dei politici o di partito, che mi telefonano per chiedermi di dare spazio «anche» alle «ragioni» di chi inquina o visibilità a chi corre per un seggio con licenza di comprare voti… Siamo avversari, non colleghi. La deontologia professionale mi impone di denunciare – non di sostenerne le tesi! A Milano – una delle piazze giornalistiche più importanti – abbiamo appena eletto il nostro presidente e rischiato di avallare la «nomina» (che pareva scontata) di un portaborse di Maroni & Co che non ha mai lavorato un solo giorno in un giornale o scritto un articolo degno di questa definizione”.
 
Usciamo che è quasi mezzanotte e stupisce vedere la Sacra ancora illuminata come sospesa sopra la piazza del municipio. La Sacra che è tante cose assieme per chi in questa Valle ci è nato o è venuto ad abitarci: cerniera e confine con la città. I valligiani ne vedono in prevalenza il lato ovest il lato più “intimo”, i cittadini l’est, la facciata monumentale. Virano l’ha usata contro di noi: “se ci fossero stati i No già mille anni fa non ne avrebbero permesso la costruzione, della Sacra come di Venezia” è una delle tante cattiverie veicolate dai PR che si spacciano per giornalisti e che fanno a gara per acquisire i diritti (e la ricompensa) a scrivere la biografia del progettista della Grandeopera più bella del mondo (parole sue pronunciate e registrate nell’aula magna della Facoltà di Architettura di Torino).
 
Ma la verità è che la Sacra è stata ostaggio fino a soli trent’anni fa degli impresari edili (*) ne minavano (letteralmente) le fondamenta con la dinamite per estrarne pietrisco per asfaltare strade e farne la massicciata delle ferrovie (incuranti anche del tenore di amianto che risultava chiaro persino nelle analisi più compiacenti)! E che i “colleghi” del Commissariotav che hanno imposto fraudolentemente il MOSE è più facile che uccidano definitivamente piuttosto che “salvare” Venezia.
 
Ma queste notizie non usciranno mai nei giornaloni redatti col copia e incolla dai PR. Per questo abbiamo ancora bisogno di giornalisti: ma degni del significato deontologico di questo nome.
 
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(*) Tra questi impresari anche quelli che lo nominarono prima AD dell’Autostrada del Frejus e che ne hanno caldeggiato l’incarico di Commissario di Governo della “Tav” Torino-Lione…
Rosy Battaglia, giornalista d’inchiesta freelance, della Federazione Italiana Media Ambientali e fondatrice di Cittadini Reattivi – progetto di informazione indipendente su ambiente, salute e legalità, tra i promotori del Freedom of Information Act italiano.
Gianni Barbacetto, scrittore e giornalista, inviato speciale de Il Fatto Quotidiano, autore di numerosi libri tra cui: Mani pulite la vera storia, Mani pulite vent’anni dopo, Il grande ballo dell’Expo. Conduttore di Prima pagina e di altri programmi di Rai-radio3