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Tap accellera con la complicità del Governo Italiano.

Sgomberato il presidio No Tap, cosa è successo nella notte: “Qui in Salento si sta lavorando da mesi senza che ci siano le previste autorizzazioni”

di Valsusa Report

Nella complicità delle carte firmate dal Governo Italiano a più riprese (ultima di questi qualche mese fa) si ha di fatto messo al via i lavori TAP senza le comuni autorizzazioni edili (e di diritto per qualsiasi opera). Un nuovo millennio dove la gente inizia ad accorgersi delle malattie provocate da questi lavori (e ad oggi ben nascoste nei progetti, l’esempio sta nelle carte dove per ogni chilometro di scavo sono previsti morti).

Le popolazioni si oppongono dove sono allo stremo per sussistenza sanitaria ed economica o economico-sanitaria.

Dal Presidio No Tap Marco, uno storico attivista, uno tra i primi ad intravedere l’abuso del territorio ci scrive: “ce lo attendavamo, sapevamo che prima o poi la militarizzazione sarebbe arrivata. Non potevamo prevedere il giorno, anche se le informazioni si rincorrevano e più volte si parlava dei primi di novembre, ma TAP è imprevedibile, i suoi errori, la sua goffaggine, il suo non avere un progetto decente, ha come conseguenza la mancanza di un crono-programma”.

La complicità si legge per chi vuole leggerla ovviamente, 500 Forze dell’Ordine, vengono stanziate

ad ordine dei rappresentanti dello stato per l’ordine pubblico; quale? Quello che salva gli operai dai riottosi ovvi contestatori. Un sistema che garantisce i lavori non sorvegliati da chi si oppone, da chi appunto farà la pulce a tutti i lavori. Si sa se vuoi dei lavori rispettando le norme, quei lavori costeranno uno sproposito, pensate all’avvio di un’attività commerciale, ad un negozio.

TAP è un’attività commerciale privata, ed anche un’attività che oggi drena di fatto soldi pubblici, le Ff.Oo stipendiate dal ministero vengono stanziate nei territori di Melendugno, San Foca e San Basilio per 30 giorni.

La complicità e lo stupore lo scrivono e lo dicono i No Tap

Sergio da Lecce esordisce nella trasmissione Radio Rai dicendo “come fa l’autrice dell’articolo sul TAP a non sapere che per la realizzazione del progetto di gasdotto eurasiatico è pesantemente coinvolta la ‘ndrangheta (lo ha scritto poche settimane fa anche L’Espresso) e che per approvarlo in UE sono state pagate sedicimila tangenti per un importo di 3 miliardi di euro? – aggiunge – dei quattro gasdotti che interessano l’Italia ne funzionano solo due per l’insufficiente consumo di gas (calato in Europa del 50% negli ultimi anni)”

Marco dice stupendosi “non ci aspettavamo che, per favorire il mafiodotto, si sarebbero messe in campo forze di polizia in maniera sproporzionata, il governo ha avuto bisogno di mostrare i muscoli e dimostrare a TAP, che sembra governare lo stato italiano, che ha fatto i compiti. La cosa che non ci aspettavamo era la militarizzazione non solo dell’area del Cantiere di San Basilio, ma anche San Foca e Melendugno. Già questa estate avevamo potuto constatare la violenza dello stato, ma ora stiamo calpestando anche il diritto alla libera circolazione, ora stiamo sfiorando, se non ci stiamo già, la dittatura del neo liberismo”.

Di seguito la cronaca della giornata di ieri 13 novembre:

Per non essere colti impreparati erano un paio di notti che cercavamo di tenere il presidio ancora più vivo del solito. Ieri notte eravamo in venti a presidiare. Come da abitudine c’era chi girava per le strade alla ricerca di movimenti sospetti. Purtroppo non c’è stato bisogno di molta attenzione, già alle 23:30, mezzi di polizia, carabinieri, finanza e mezzi delle ditte che lavorano e collaborano con tap, si muovevano in direzione presidio.

La pressione, o meglio, la repressione subita in estate, ha dato i suoi frutti facendo allontanare molte famiglie, non dal movimento, ma dalla zona del presidio, quindi ci siamo ritrovati a fronteggiare in pochi i lavori della multinazionale. Come al solito abbiamo cercato di ritardarli e rendergli la vita difficile, ma la sproporzione di uno a dieci ci ha fatto desistere e siamo ritornati a presidiare all’interno del nostro spazio per paura che anche quello ci venisse tolto.

Abbiamo assistito impotenti all’arrivo di mezzi di polizia ed abbiamo visto il cantiere riempirsi di ogni tipo di mezzi, abbiamo visto enormi luci e tutto il necessario per partire, con due anni di ritardo, alla vera cantierizzazione. Cominciavano ad arrivare voci, poi confermate, che per una ordinanza prefettizia, non si poteva ne entrare ne uscire da San Basilio. I minuti diventavano interminabili nell’assistere impotenti a quello scempio e pian piano, conoscendo le strade di campagna, molti hanno deciso di recarsi a Melendugno per incontrare gli altri ed organizzarsi in maniera diversa. In pochi sono rimasti nel presidio a controllare che nulla fosse toccato o devastato.

Intorno alle nove scopriamo che, la campagna del presidio, rientra nella zona rossa di pertinenza ed ad uso delle forze dell’ordine per la durata dell’ordinanza che va da oggi 13 novembre al giorno 13 di dicembre. Chi era all’interno a cercato di restare quanto più a lungo possibile, ma la presenza sempre più massiccia della polizia a ridosso del nostro reticolato, ed il numero esiguo di presidianti a fatto desistere quest’ultimi che a malincuore hanno abbandonato le tende.

Alla mattina, spontaneamente, e contravvenendo all’ordinanza del prefetto, molti si sono ritrovati per una assemblea sul lungomare di San Foca dove si è deciso di spostarsi su Melendugno per manifestare il nostro disappunto e la nostra rabbia, per la situazione in essere sul nostro territorio, presso la sede di TAP. Di li ci siamo mossi verso i posti di blocco dove ad attenderci c’erano già schierate le forze dell’ordine in assetto antisommossa, abbiamo messo su un poco di disturbo al traffico e siamo ritornati all’interno del paese per sensibilizzare le famiglie mentre i bambini uscivano di scuola. La giornata si è conclusa così, rimandandoci all’assemblea che si terrà domani e di cui faremo un report dettagliato.

Contro ogni ingiustizia sociale, contro il TAP e contro tutte le opere inutili, dannose ed imposte.

La complicità dei difensori sull’azienda privata TAP lascerà indietro il meticoloso bozzare dei documenti

utili alla memoria storica, il valsusino Claudio Giorno ci scrive “per il TAV abbiamo una documentazione scientifica almeno pari a quella dei proponenti salvo che per una cosa: il costo per i contribuenti: zero cent contro 1 miliardo e mezzo di euro! (Come del resto stanno facendo i Salentini anche se ovviamente da meno tempo) ed oggi un po bloccata con la militarizzazione”.

Vogliamo anche ricordare le coincidenze di questa lotta.

Il presidio “La Peppina”, ad oggi sgomberato era la casa di tutti, noi come redazione abbiamo passato li una settimana indimenticabile raccogliendo spunti giornalistici per conoscere i motivi dell’opposizione. Un attivista scrive “lo avevamo chiamato così in onore della nostra amata Angelica, nome di battaglia, la Peppina. Se n’ è andata una notte di 3 mesi fa, era il 13 agosto. Il 13 Novembre, quasi a voler sfregiarci con uno schiaffone ancora più infame, i viscidi omuncoli di Tap, decidono di far partire i lavori. È stato uno smacco troppo forte e per questo lotteremo in modo ancora più duro, perché potete mobilitare gli eserciti che volete ma non avremo mai paura di voi. Lo dobbiamo alla nostra terra, ai nostri figli, ai nostri ideali e alla nostra Angelica!”.

Il Governo Italiano insieme a TAP per trenta giorni farà i lavori che nessuno in quella terra vuole.

Verranno spesi soldi pubblici, verrà a mancare in seguito la sussistenza per la popolazione, andando in comune la frase che si sentirà più spesso: “non ci sono i soldi”, la sentiranno le famiglie con disabili in casa, la sentiranno le associazioni che hanno bisogno di risistemare le sedi o il campetto da calcio, lo sentiranno le maestre per la sicurezza e la docenza agli alunni, lo sentiranno le squadre di volontari che si adoperano alla salvaguardia del territorio, lo sentiranno i gruppi di salvaguardia delle vite dagli incidenti stradali. E come ci disse, in quell’occasione, passando per caso, con la telecamera, l’anziano curatore degli ulivi centenari del Salento: “lo sentiranno in tanti, meno qualcuno, quelli non lo sentono mai, quelli che dicono: “ce bisogno di lavorare” o “eseguiamo solo gli ordini”, quelli sono sordi!!.

V.R. 14.11.17

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