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Pasta al glifosato, quella di Farinetti ne contiene

I produttori di pasta italiana di grano duro danno battaglia su quello importato dall'estero e che contiene glifosato. Anche la pasta che fa capo a Farinetti (patron di Eataly) ne contiene.

di Granosalus.it (produttori in difesa dei consumatori)

La pasta di Gragnano è così famosa da aver ricevuto il marchio europeo di tutela IGP, ma non è esente da , l’ erbicida che in Europa è vietato usare. Dal test, quattro marche di spaghetti, tra cui due riconducibili a Oscar Farinetti (patron di Eataly), presentano residui di . Un campione sempre di Farinetti è esente. Eppure nella trasmissione televisiva In Onda Estate (La7) Farinetti, ignorando la Via del Grano, non aveva mancato di attaccare il grano italiano, privo di , ritenendolo di qualità inferiore sebbene proprio il campione di pasta con grano 100% italiano sia sprovvisto di  

La prima marca di spaghetti che contiene 0.093 mg/kg di glifosato è la Tre Mulini una private label distribuita dal Gruppo Eurospin, si tratta della linea IGP Gragnano cosa diversa dalla linea Bio che era risultata esente;

la seconda marca, riconducibile a Farinetti, che contiene 0.075 mg/kg di glifosato è la Rigorosa prodotta dal Pastificio Lucio Garofalo Spa in nome e per conto del Premiato Pastificio Afeltra Srl (controllato da Eataly);

la terza marca – anche in questo caso con presenza di glifosato (0.052 mg/kg) – è quella IGP del Pastificio G. Di Martino  uno dei membri del Consorzio di Gragnano

la quarta marca, riconducibile ancora a Farinetti, è Afeltra  prodotta dal Premiato Pastificio Afeltra Srl (controllato da Eataly) con marchio IGP, anche questa contenente glifosato (0.045 mg/kg).

La quinta marca, riconducibile a Farinetti, è Afeltra – 100% Grano Italiano sempre di proprietà del Premiato Pastificio Afeltra Srl (controllato da Eataly):  è l’unica confezione di spaghetti con marchio IGP Gragnano senza glifosato.

Che cosa aveva affermato il patron di Eataly in televisione sul grano duro italiano?

Il grano italiano? Non è di alta qualità. Il grano canadese, ad esempio, è qualitativamente superiore. Nei pastifici di Eataly produciamo pasta con grani italiani biologici e altra con grani importati. Non c’è storia a livello qualitativo”. 

Ebbene, la domanda da porre a Farinetti dopo il test Granosalus/Nuovi Vespri su tre pacchi dei suoi spaghetti  è: “Caro Farinetti, quale sarebbe il grano di qualità quello canadese pieno di glifosato con cui lei si fregia della tutela IGP o quello italiano che ne è sprovvisto?”.

Sembrerebbe un IGP double face quello di Farinetti. Tuttavia, i testi storici e la bibliografia relativa alla “Pasta di Gragnano” attestano che la produzione della “Pasta di Gragnano” risale al XVI – XVII secolo. Durante il Regno delle Due Sicilie a metà del secolo XIX, la fama della pasta gragnanese e dell’attività laboriosa e sapiente dei cittadini coinvolti in tale lavorazione, acquistò notorietà, tanto che nel luglio del 1845 il sovrano Ferdinando II, in visita ai pastifici gragnanesi, esclamò:

“Cibo genuino, come genuini sono gli uomini di Gragnano”.

Ma un cibo per essere davvero genuino come una volta deve trovare dei fondamenti nel disciplinare IGP. L’indicazione geografica protetta (IGP) è un marchio  riconosciuto dall’Unione europea a prodotti alimentari la cui qualità, reputazione o altra caratteristica si colleghi a un determinato territorio.

Chi gestisce il marchio IGP?

ll Consorzio ‘Gragnano Città della Pasta’ nasce nel 2003 e riunisce aziende storiche produttrici di Pasta di Gragnano. La loro esperienza nel settore della produzione della pasta è antica ed autorevole.
La sua Mission è la tutela ed il rilancio del prodotto Pasta di Gragnano I.G.P. in Italia e nel mondo. In termini di Vision il Consorzio si pone come ambasciatore, con la Pasta di Gragnano I.G.P., del Made in Italy e di uno stile di vita sostenibile, sano e naturale.

I pastifici membri del Consorzio si pongono anch’ essi come ambasciatori del made in Italy, dimenticando il ruolo storico che il cammino del grano aveva avuto nel passato. La Via del Grano è infatti l’appellativo attribuito all’antico Regio Cammino di Matera, una strada rotabile voluta nel 1789 da re Ferdinando IV di Borbone, che serviva ad assicurare il del grano dalle fertili pianure della Puglia e Basilicata alla capitale del Regno di Napoli.

Cosa tutela oggi il Consorzio?

Da una attenta lettura del disciplinare, si evince una rassicurazione sull’ acqua del territorio (provenienza Monti Lattari), si evincono alcune informazioni sulle caratteristiche fisiche e chimiche della pasta, sulle fasi della lavorazione (trafilatura in bronzo), sulla zona di produzione e confezionamento.

E’ sufficiente tutto questo a garantire l’antica genuinità o il cammino del grano?

Oltre all’ acqua è importante la semola, ma nel disciplinare non si evince nulla riguardo alla sua origine e, soprattutto, a quella del grano duro da cui viene ricavata. Nel disciplinare manca un riferimento storico alla Via del Grano, che rappresentava la fonte di approvvigionamento. Per avere alcune informazioni sul grano bisogna andare sul sito del Pastificio Afeltra di Farinetti dove c’è scritto: “Selezioniamo solo grano duro di altissima qualità“. E qui casca l’asino. Con quali criteri Farinetti è in grado di stabilire la qualità del grano o il suo cammino?

Nel disciplinare, tra le caratteristiche organolettiche della pasta, si fa riferimento al sapore (un gusto deciso di grano duro!), ma senza indicare se questo gusto sia riferibile ad un grano estero o italiano. Quanto l’olfatto è importante nel definire il gusto di una pasta IGP? Dobbiamo fidarci delle proprietà olfattive di Farinetti? Come può Farinetti ricordare gli antichi odori del grano duro se ha sempre mangiato polenta? L’odore del grano, infatti, stimola non solo piacere, ma ricordi e immagini di luoghi o persone. Cosa può ricordare Farinetti (uomo del Nord) di una storia che affonda le radici nel Sud dell’ Italia agricola? Farinetti, con le sue affermazioni, dimostra di conoscere meglio la Via del Canada e non la Via del Grano!

La stessa prova dell’ origine, di cui all’ art 4 del disciplinare, si traduce in una serie di documenti tesi a garantire la tracciabilità di tutte le fasi del processo di produzione, senza però mai indicare la provenienza o il profumo del grano.

Ai consumatori italiani importa poco se il legame con l’ (tutelato dall’ art 6 del disciplinare) trovi la sua ragion d’essere unicamente nella purezza dell’ acqua.

Che senso ha un impasto IGP se l’ acqua è pura e la materia prima (estera) risulta contaminata e priva di profumo? Un disciplinare privo di riferimenti alla Via del Grano è un disciplinare monco, che va modificato!

Gli italiani vorrebbero un cibo genuino così come fu definito da Ferdinando II, prima ancora che ci fosse il riconoscimento IGP, e non un cibo industriale/tecnologico come lo definisce oggi Farinetti, che crede di poter illudere gli italiani con campagne creative a base di piatti antisfiga.

“Per fare una pasta di alta qualità e per ottenere una semola di alto livello servono caratteristiche di proteine, di glutine, di cenere nel grano duro che purtroppo in Italia è molto difficile ottenere. Una ragione è climatica: non siamo un Paese vocatissimo a fare il grano, ma siamo vocati a fare ortaggi e frutta di altissimo livello. E, in più, siamo piccoli, il nostro terreno coltivabile è una fesseria in confronto a quello di altri Paesi del mondo”.

Farinetti dimostra di appartenere a quella categoria che considera il cibo come un bullone! Egli non ricorda che la vera pasta di Gragnano aveva un tempo profumi intensi. Caro Farinetti, lei è vocato a fare qualche mega store in giro per il mondo, non conosce i profumi del grano duro, il cammino del grano duro, il ruolo del clima o i temi della salubrità e genuinità del cibo agricolo. Venga prima a sentire il profumo del grano duro durante la raccolta nei campi assolati del Sud e si documenti sugli effetti tossicologici del glifosato e delle micotossine Don. C’è un’ampia letteratura scientifica in merito.

Non si illuda che la fortunata combinazione microclimatica e la purezza delle sorgenti dei Monti Lattari siano sufficienti a garantire un prodotto salubre e genuino. Acquisire uno stabilimento a Gragnano e telecomandarlo dal è una condizione necessaria ma non sufficiente per poter fare il paladino della qualità.

Le semole che per secoli si sono macinate nella Valle dei Mulini (che lei non conosce) derivavano dai grani profumati del Mezzogiorno: quindi da un determinato territorio geografico che, grazie al suo clima, rappresentava una parte “integrante” delle fasi successive di trasformazione. Questa è la vera narrazione!

Cerchi, dunque, di far bene il suo mestiere e lasci che gli agricoltori italiani facciano il proprio.

Noi non sappiamo se e come il disciplinare IGP Pasta di Gragnano sia stato trasformato nel corso degli anni per stravolgere la Via del Grano e raccontare un’altra storia, ma un fatto è certo: se in Europa la presenza di glifosato è vietata, a maggior ragione deve essere vietata la sua presenza in un prodotto riconosciuto dall’ Unione europea e collegato ad un determinato territorio europeo. Al contrario, incorrere in un duplice divieto è ancor più grave per chi tenta di ergersi, in maniera un po’ goffa, ambasciatore del made in Italy nel mondo.

Dopo questo test Farinetti dovrebbe chiedere scusa pubblicamente ai produttori italiani di grano duro del Sud che, oltre ad essere la vera risorsa del Paese in questo settore, continuano a produrre la migliore materia prima per la pasta al mondo e, soprattutto, dovrebbe chiedere scusa a tutti i consumatori italiani ai quali ha fatto credere che la pasta migliore sia quella prodotta con grani duri esteri iperproteici, con glifosato e micotossine.

Farinetti la smetta, dunque, di fare il detrattore del grano duro italiano.  Al rinascimento agricolo ci pensiamo noi da soli!