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Bisticci e pasticci in campagna elettorale (del Psi di Catania)

Incidenti di percorso del PSI catanese durante la campagna elettorale. Una consigliera del partito accusa i vertici di censura. Succede a Catania.

di Daniela Giuffrida.

Se è vero che in periodo pre-elettorale polemiche e “stranezze” si diffondono senza soluzione di continuità per ogni dove, è anche vero che poche formazioni politiche ne rimangono esenti. Ci sembra, però, quanto meno “strano” che una formazione storica come il inciampi su un episodio di “censura” nei confronti di un suo esponente come il consigliere nazionale Angioletta Massimino.

La vicenda.

Aveva inviato un articolo al Direttore dell’”Avanti!online”, Angioletta Massimino, membro del Consiglio Nazionale del PSI, nel quale spiegava i motivi del proprio rifiuto a candidarsi alla Camera nella lista “INSIEME”, del suo collegio in : in polemica col segretario regionale e con la sua gestione del PSI siciliano.

Il Direttore della testata giornalistica socialista pubblica il “pezzo” che però, inspiegabilmente, sparisce subito dopo. “[…]nel nostro amato PSI sta accadendo qualcosa di molto strano – scrive la Massimino in un suo post su un noto social – oserei dire di pericoloso: si sta cercando di negare la libertà di stampa, attraverso la quale si può manifestare l’espressione del proprio pensiero e delle proprie opinioni politiche, in quanto non corrispondenti ai “dictat” di chi crede di poter fare un proprio feudo del Partito in cui dovrebbe prestare servizio per il bene della collettività”.

La “censura” arriverebbe da qualche membro della Segreteria nazionale, così le viene riferito dalla stessa Segreteria nazionale del PSI, nel corso di una telefonata, il quale evidentemente avrà ritenuto pericoloso l’articolo del consigliere Massimino.

Delusa e ulteriormente sconcertata, la Massimino rivolge un appello al Segretario nazionale, il quale, però, non dà alcuna risposta.

Visioni di un socialismo differente.

A questo punto della “strana” vicenda, è facile immaginare quale sia lo stato d’animo di una Donna che tanto si è spesa per le cause civili che hanno interessato la Sicilia e convinta assertrice della serietà del suo Partito nel quale milita da sempre sulle orme del padre, Avv. Stefano Massimino, anch’egli vero socialista nell’animo e per tutta la sua vita stessa.

Scrive la Massimino: “Questo episodio di censura non è un brutto momento nei 126 anni di storia del PSI, come qualcuno ha scritto, ma un bel momento se servirà a svegliare le coscienze sopite, affinché si possa capire che la malattia del potere ha invaso ormai testa, cuore e anima e che stiamo perdendo anche le libertà costituzionalmente garantite. La censura del mio articolo pubblicato dal direttore dell’”Avanti!online”, – afferma ancora la Massimino – non ha fatto altro che evidenziare quanto io abbia ragione e quanto pericoloso sia questo sistema consolidato che vogliono costringerci a subire, sistema che arriva a togliere il diritto di parola, di espressione del proprio libero pensiero e della libertà di stampa: importante conquista maturata nel tempo e baluardo dei valori , per cui tanti hanno perso la vita, come il socialista Giacomo Matteotti, tanto per citarne uno per tutti. E tutto ciò perché la verità a qualcuno non è gradita e va nascosta con le buone o le cattive maniere. Questo è il sistema che vige in Sicilia e che vedo adottare ormai da 10 anni ai capibastone!”.

Le accuse della consigliera.

Gravi le accuse che il consigliere Massimino rivolge ai suoi detrattori: “Avevo avvisato tutti da tempo che prima o poi avrei vuotato il sacco ormai colmo, facendo uscire fuori tutto ciò che ho dovuto sopportare, – afferma nel suo documento inviatoci – a cominciare dal tentativo di violenza fisica, subito bloccato, da parte di chi forse aveva pensato che picchiandomi sarei diventata più mansueta e addomesticabile, ottenendo invece l’esatto contrario e in misura esponenziale, fino agli insulti e al tentativo di diffamazione anche sulla pubblica piazza virtuale di un noto social, al fine di delegittimare e far perdere credibilità alle mie verità”.

La Massimino non solo non si piega al sistema vigente, ma per di più si difende e attacca con l’unica arma che possiede: la parola. “Parlo e scrivo, dunque, “rompendo le scatole” al feudatario e ai suoi sottomessi vassalli, valvassori e valvassini – continua – i quali ricevono ricchi premi e cotillons (incarichi nelle presidenziali stanze e prebende), proprio perché ubbidienti anche nel chiudere i battenti delle federazioni… in modo da far prevalere solo chi deve prevalere e nessun altro. Chi ha chiesto di ordinare la censura del mio articolo – conclude la pasionaria socialista – con una sola ignominiosa azione ha dato finalmente prova a tutti che quanto affermo da anni, protestando in tutti i modi, non solo è vero ma è anche peggio di quel che si sarebbe potuto immaginare. E così, chi si credeva furbo e imbattibile in Sicilia, capita che abbocchi all’amo teso, ahimè, da una Donna a lungo boicottata, ma che non si riesce a mettere a tacere, come “il pesce meno furbo tra i pesci suoi adepti”. E adesso? Adesso ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità, “dai pesci più piccoli fino ai più grandi”, finalmente!”.

(D.G. 04.02.18)