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Tunnel TAV: perchè dobbiamo pagarlo noi!!

Per adesso quindi i tecnici della Comissione TAV hanno avuto ragione sulle previsioni di trasporto merci, a quando la ripartizione dei costi al 50%? e a quando il rispetto del vincolo "a saturazione della linea esistente"?

di Valsusa Report

Il , “perchè dobbiamo pagarlo noi!!” dice la gente in valsusa, quel fiero popolo che ha da poco incassato il riconoscimento più ambito, “avevano ragione loro” si sente nei bar. Si proprio quella base del dissenso che ha sempre accompagnato e si è sempre appoggiata sui dati tecnici.

“avevano ragione loro” si sente nei bar

Già dal 1990 quando si trovano i primi oppositori “ignoranti montagnini” di allora, i dati merci della previsione trasportistica propositiva erano abnormi, stirati, imprecisi e campati in aria per giustificare la spesa pubblica di migliaia di miliardi di lire, di allora e di adesso, nel terzo millennio, di miliardi di euro.

Perchè deve pagare l’Italia un tunnel francese?

Ma adesso che hanno lowcostizzato la proposta TAV in Valsusa! Perchè deve pagare l’Italia un tunnel francese? Ed è qui, che non ci sono ancora risposte governative, il Presidio Europa ci sta provando da un po almeno da tre anni, da quando con il Contro Vertice di Villar Focchiardo del 2016, si gettarono le basi dei calcoli economici.

Costi enormi non giustificabili

Fu riproposto nell’Alter Vertice di Venaus del 2017. Questa disparità segnala che non lo vuole l’Europa!, che non lo vogliono i francesi! Ma senza ombra di dubbio lo vogliono i governanti italiani che finanziano il tunnel per la maggior parte con soldi pubblici, soldi sottratti e distratti come viene detto nelle stesure economiche dei ministeri trasporti ed economia addirittura dai fondi per il terremoto centro italia.

In Italia la costruzione del tunnel costa 5 volte la francia

Lo spiegano bene i tecnici e il Presidio Europa in un lungo comunicato anche pubblicato da noi, “occorre ricordare anche che il Tunnel della Torino-Lione di 57 km è Italiano per il 21% e Francese per il 79% (12 km in Italia e 45 in Francia)”. In Italia la costruzione del tunnel costa 5 volte la francia e noi italiani ne costruiremo, in termini di costi,  il 58%.

da Presidio Europa:

Il costo di questo tunnel di 57,2 km, accettato dal Ministero delle Infrastrutture italiano e riportato a pagina 9 della Delibera CIPE n. 67/2017, è di € 9,6 miliardi, mentre i due soci, al netto del dono dell’Unione Europea di € 3,4 miliardi, devono così contribuire:

– Italia    € 3,6 Mld. ossia € 293,5 milioni al km,

– Francia € 2,6 Mld. ossia € 57,9 milioni al km (costo al km inferiore di 5 volte).

Un’assurda asimmetria

Rimediare a questa “assurda asimmetria” sarebbe facile: Italia e Francia sottoscrivono un altro Accordo per la Torino-Lione per stabilire la nuova ripartizione dell’investimento in base ai km. di proprietà.

La Francia dovrebbe aumentare la sua quota di €2,3 Mld., quasi raddoppiando il suo contributo da € 2,6 Mld. a € 4,9 Mld., l’Italia ridurrebbe la sua quota dello stesso importo.

Questo risultato creerebbe una situazione talmente insostenibile per le casse della Francia, da farle abbandonare il progetto, come auspicato da tutte le persone di buon senso in Italia e in Francia.

Mancano le risposte, e manca la risposta anche ad un vincolo riportato su tutti gli accordi italo-francesi “a saturazione della linea esistente”. Un vincolo egreggiamente non considerato mai in nessuna intervista o dedita ammissione.

“A saturazione della linea esistente”

Recentemente anche la ministra dei trasporti europei ha spinto sulla costruzione del corridoio europeo di enorme importanza, “la Torino-Lione è il tipico progetto che sarebbe difficile da realizzare senza l’Ue. Non è solo un progetto transfrontaliero tra Francia e Ue, ma ha un’importanza decisiva per l’intero mercato unico europeo perché è parte del corridoio Mediterraneo, uno dei nove corridoi che connettono i Paesi Ue” (da la stampa del 19/02/2018)

Ad oggi l’opera non è partita.

Non considerando la definizione di nuova linea alta velocità a saturazione della linea esistente, diventa partita l’opera. I fondi stanziati UE sono per tunnel geognostici a salvaguardia della valutazione costruttiva e previsione economica, ad oggi l’opera non è partita.

Chiomonte un tunnel senza la restituzione dei terreni espropriati.

Per adesso quindi i tecnici della Comissione TAV hanno avuto ragione sulle previsioni di trasporto merci, a quando la ripartizione dei costi al 50%? e a quando il rispetto del vincolo “a saturazione della linea esistente”? e a quando il riconoscimento che, (come dicevano i No Tav), il Tunnel Geognostico della Maddalena è di fatto un tunnel di servizio senza la restituzione dei terreni espropriati?

V.R. 21.2.18