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Elezioni 2018: il più grande vaffa di tutti i tempi

Breve analisi del risultato delle elezioni. Chi vince e chi perde? Quali erano gli obiettivi di questa legge elettorale? Quale futuro ci attende nei prossimi giorni?

di Davide Amerio.

4 marzo 2018: senza la pretesa di sostituirsi agli esperti, che in queste ore si prodigano nell’analisi dei flussi e nei freddi calcoli di coalizioni probabili o impossibili, qualche ragionamento sui risultati lo vogliamo fare anche noi.

Il diavolo fa le pentole, ma si scorda i coperchi – dicevano le nostre nonne. Così l’ennesima legge elettorale creata ad hoc per demolire il crescente Movimento Cinque Stelle, ha clamorosamente fallito. Il rischio di rendere difficile, se non quasi impossibile, una maggioranza, era noto da tempo.

L’obiettivo fallito.

L’obiettivo primario era escludere il dai giochi e mantenere la partita tra la coalizione di Cdx e Csx. O meglio, per mantenere in piedi gli accordi del Nazareno tra il padre politico e il degno figlio , sotto la supervisione del demolitore costituzionale Verdini.

Qualcosa non ha funzionato. Quel qualcosa ha due nomi: realtà ed elettori. La realtà, per quanto una nutrita compagine di solerti giornalisti zerbini si sia affaticato nell’edulcorarla – dai fallimenti delle politiche di austerity imposte dall’Europa, alle magnificenze dello stratega pinocchietto fiorentino, per proseguire con la rianimazione politica forzata dell’uomo del Bunga Bunga,- vive di vita propria.

In questa realtà ci vivono gli elettori. Se le menzogne della Tv possono intorpidire la mente di alcuni, il vissuto quotidiano, con le fatiche per tirare aventi, le incertezze, i costi, le ingiustizie sociali, e i disastri provocati dalla mala politica,  la paura del futuro per sé e per i propri figli, vengono ben percepite, e subite, da un crescente numero di persone.

La dura realtà.

Risultato: un grande vaffa nazionale, raccontato dai numeri, regione per regione; l’espressione di un desiderio di andare oltre, di vivere in un paese diverso, dove essere persone “normalmente oneste” non sia un handicap di cui quasi vergognarsi, perché ce cerchi di essere “onesto” ti senti pure un po’ coglione – e ti trattano come tale.

Il disegno di affondare, una volta per tutte, il M5S è quindi fallito.  Il risultato ci dice però altre cose. In primo luogo che l’ondata “fascista”, tanto preconizzata, non c’è, non esiste, così come è stata presentata in queste settimane.

Esiste una forte componente di intolleranza e di razzismo, alimentata dalla cattiva gestione dei flussi migratori e dai patti scellerati sottoscritti da Renzi con l’Europa, che trova casa nella . A sua volta questa trova sponda nei canali televisivi dove l’immigrazione viene trattata solamente come un problema di ordine pubblico. Omettendo di ricordare, ovviamente, che certi lassismi nelle nostre leggi sono stati creati per proteggere personaggi come Berlusconi, di cui la è fedele complice da tempo.

A sinistra parrebbe, il condizionale è d’obbligo, giunto il tempo di una resa dei conti. Mentre al telegiornale (gestiti dai direttori imposti da Renzi) viene esaltata la linea dell’ex ministro Orlando e del nuovo Deus ex machina – Calenda, – i quali giurano che tutto il partito è contro un accordo con il M5S, la realtà sembrerebbe un po’ diversa. Lo testimoniano il governatore della Puglia, Emiliano, e un recente articolo apparso sul FQ, dove il tesoriere storico del – Sposetti,- senza peli sulla lingua definisce Renzi e soci “indegni”, dei “delinquenti seriali”, “attaccati alla poltrona”.

Persino il filosofo Cacciari, di fronte a uno sfacciato Sallusti convinto sostenitore che il Cdx debba trovare i voti mancanti nel Pd,  afferma, sobbalzando sulla sedia dello studio televisivo, che tale soluzione avrebbe come naturale conseguenza di portare il M5S al 70% alle prossime elezioni.

Il panorama politico.

Nel panorama non mancano certo gli utili idioti che, pur di sminuire la vittoria del movimento, si prodigano in offese verso tutta quella parte di paese che lo ha sostenuto, accusando il sud di “assistenzialismo” (per cui vedrebbe con favore il reddito di cittadinanza), oppure i sospetti di complicità tra M5S e forze criminali. Deliri di arroganza razzista che non vale la pena di commentare. Lasciamo i vari Sgarbi, Zucconi, Ferrara, e simili, al loro triste destino di profeti del nulla.

Non potevano mancare i giornali di destra che ripropongono il ritornello della Casaleggio associata al miliardario Soros, in un improbabile progetto per piegare la volontà degli Italiani. Fino a qualche tempo fa era Putin l’oscuro manovratore delle menti italiane. Ora, detto per inciso, Soros non è certo un personaggio che amiamo, ma ci sembra vengano attribuite a lui troppe cose, come capro espiatorio. Così come accadde con Licio Gelli, e questo lo diceva Indro Montanelli.

Non siamo certo rattristati per lo scarno risultato di Emma Bonino (e lo dico da ex radicale). La fede intoccabile nel credo liberista (che ha in Milton Friedman il suo profeta), e nell’Europa dell’austerity, si scontra – finalmente verrebbe da dire, – con la dura realtà di chi non vive di politica e per la politica. Emma rimane un pilastro nella storia delle conquiste dei diritti in questo paese, ma da molto tempo i radicali hanno smarrito la chiave di lettura della realtà, guardandola solamente attraverso le lenti deformanti del liberismo.

Spiace lo scarso risultato di Potere Al Popolo. Di certo preferibile ad altre formazioni politiche senza alcun pregio ideologico. Pap paga lo scotto della creazione dell’ennesimo giardinetto felice della sinistra. Diverse sue proposte sono assimilabili al M5S, ma la pretesa di essere sempre un circolo politico esclusivo ne affondano i buoni presupposti.

Quanto a LEU si conferma lo scopo per cui fu creata la lista: salvare la faccia (o perlomeno cercare di…) a un po’ di politici vissuti felicemente sotto l’ala renziana, rendendosi complice di molte scelte, per cercare di rientrare dalla finestra dopo aver fatto finta di essere usciti sbattendo la porta.

Il futuro post elezioni?

Cosa accadrà nei prossimi giorni? Non facciamo previsioni o fantapolitica. Se il M5S mantiene fermi i propri principi, e i motivi per cui ha ottenuto questo successo elettorale, saranno gli altri a dover finalmente riconoscere di aver perso e di aver fallito l’obiettivo. In virtù di ciò il Pd ha una strada obbligata se non vuole destinarsi all’estinzione. 

Cedere alle lusinghe, o alle compravendita dei parlamentari, da parte della destra, oppure creare le condizioni per cui il M5S sia costretto a fare un accordo con la Lega per dare un governo al paese, sarebbe davvero la loro fine. Vice versa, un accordo programmatico, con un appoggio esterno, potrebbe ridare a questo paese la forza di sognare una coalizione, futura, di sinistra che sappia guardare davvero ai bisogni dei cittadini. 

(D.A. 08.03.18)