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La cattiva maestra antifascista che insulta i poliziotti

La maestra Flavia Cassaro, dopo gli insulti, rischia il posto di lavoro. Ma davvero la questione è tutta qui? Perché in questo paese abbiamo ancora bisogno di manifestazioni antifasciste?

di Davide Amerio.

La Flavinia certo non immaginava di ritrovarsi al centro della cronaca, per aver augurato la morte ai , durante una manifestazione antifascista. Il caso è emblematico della triste Italia contemporanea: ci si schiera, si punisce (la maestra) e si mette in risalto il conflitto, senza domandarsi le ragioni dell’origine e del perché.

Faccio una premessa, in questi casi. Provengo da una famiglia nella quale mio nonno materno era un carabiniere, già Cavaliere di Vittorio Veneto. Una famiglia per lo più rigorosamente antifascista, dove i racconti della guerra, dei soprusi dei fascisti, e della lotta partigiana, erano ben vivi durante la mia infanzia (e adolescenza). Una famiglia rispettosa dell’arma e dei servitori dello Stato.

Quindi nessun preconcetto, da parte mia, per quanto riguarda le forze dell’ordine. Fu con mio stupore, e dolore, che vissi la presa di coscienza, qui in Val di Susa, di come le fossero state trasformate da difensori dei cittadini a mano lunga dei soprusi del potere politico. 

La cronaca della vicenda.

La cronaca dei fatti è per lo più nota. La maestra partecipa a una manifestazione antifascista; la polizia blocca i manifestanti che vogliono impedire il comizio dei fascisti; tafferugli e cariche. La maestra sfoga la sua rabbia e augura la morte ai poliziotti in divisa antisommossa. Scandalo. Interviene il ministero. I giornaloni condannano la violenza bla bla bla. La maestra rischia il posto. Accorrono in soccorso lettere di solidarietà ai poliziotti. Sdegno. Condanna della violenza senza se e senza ma.

Pure Pasolini viene tirato in ballo dalla sinistra, citandolo per difendere i “poveri” poliziotti proletari. E pensare che credevamo se lo fossero completamente dimenticato, il buon Pier Paolo. Peccato che il braccio che arma i poliziotti in tenuta antisommossa per fargli manganellare studenti, manifestanti, operai, insegnanti, e oppositori in genere, appartenga proprio a un governo che si definisce di sinistra.

Repertorio senza perché.

Repertorio consunto. Replica vergognosa di un copione già visto. Assenti, come sempre, le domande che attenderebbero una risposta:

1- perché si consente a forze politiche che si richiamano chiaramente al , allo squadrismo, al razzismo di organizzare comizi, adunate, sfilate, in barba alla nostra Costituzione antifascista?

2- perché sono restati pressoché impuniti i “servitori dello stato” che in questi decenni sono stati protagonisti delle violenze della Diaz, di Bolzaneto, delle manifestazioni , degli omicidi Aldrovandi e Cucchi?

Comodo accusare del clima di violenza, di odio, sempre gli altri. In uno Stato di diritto serio, i membri delle FFdOO che si macchiano di crimini, violenze e ingiustizie, dovrebbero essere giudicati più severamente, e rapidamente, di qualsiasi altro cittadino. In primo luogo per rispetto di coloro che svolgono questa dura professione in modo serio e con convinzione. Secondariamente perché il cittadino deve percepire giustizia e sicurezza dai tutori dell’ordine.

Lo stato delle cose.

La realtà è molto più banale e volgare. Le forze di polizia devono ubbidire agli ordini e questi ordini prevedono lo scontro e il manganello su chi dissente, sui disubbidienti, sui contestatori di questo Stato che, troppo spesso, si accompagna alla criminalità.  Negli anni dell’inciucio perenne – tra Sx e Dx,  – assistiamo a una tolleranza crescente di tutto ciò che avremmo potuto considerare, in passato, come appartenente a una destra antidemocratica.

Allora lo “scontro” non è più pasoliniano: è lo scontro creato ad arte per distogliere lo sguardo dalla vera questione, dalla vera posta in gioco. Le complicità della politica con il crimine, con i faccendieri (è ricomparso pure Ricucci in queste ore), con le forze antidemocratiche (Mafia Capitale docet!) sempre presenti nel nostro paese.

I giornaloni fanno la voce grossa per lo sdegno: ma è solo una cortina fumogena. Si pestino pure in piazza manifestanti e poliziotti, ci sono sempre penne e abbondante inchiostro a disposizione per scrivere fiumi di inutile retorica buonista o rivoluzionaria. 

I faccendieri non si fanno certo l’amaro in bocca se qualche fascista sdoganato siederà sugli scranni del Parlamento della Antifascista Italiana. Il vero nemico, nell’era moderna, è sempre altrove.

(D.A. 02.03.18)