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Brasile: Lula dichiara “sono un prigioniero politico”

In Brasile l'ex presidente Lula si professa "prigioniero politico". Non si fermano le contestazioni per l'arresto, da parte dei movimenti sociali. Il popolo considera l'arresto un atto illegale dei golpisti che governano il paese.

di Manfredo Pavoni (dal ).

L’ex presidente prima di abbandonare la sede del sindacato metalmeccanico a Sao Bernardo do Campo ha detto che “la caduta di un combattente non fermerà una rivoluzione“. Non so sei giornali italiani lo hanno raccontato, ma il Movimento Frente Brasil Popular, che raccoglie tutte le opposizioni di sinistra, i movimenti sociali afrodiscendenti e indigeni, ha pubblicato sul suo sito, poi ripreso anche dai giornali main stream, un audio.

Nell’audio si sente la voce del pilota dell’aereo in cui viaggiava Lula, che attualmente si è dichiarato, all’entrata del carcere di Curitiba, un prigioniero politico, una voce maschile proveniente dalla torre di controllo, che, in risposta all’autorizzazione dell’atterraggio, esclamava chiaramente “Tira esse lixio pela janela” ossia “Butta quel rifiuto dalla finestra.”

Mentre Lula entrava in carcere, verso le 22.30, ora brasiliana la polizia militare sgomberava la folla di manifestanti davanti al carcere che da ore, pacificamente, manifestava contro l’arresto. Roberto Baggio  (si chiama cosi) leader del MST (Movimento ) di Curitiba, capitale dello stato del Paranà, ha raccontato che la polizia ha caricato giovani donne e bambini con cavalli lacrimogeni e proiettili di gomma. Molti feriti tra cui 8 bambini.

Oggi, domenica 8 aprile, (sono appena tornato dalla manifestazione a Salvador dove sono state chiuse le strade principali, tra cui quella dell’aereoporto), in ogni grande e media città del Brasile la gente è scesa in piazza, mentre centinaia di autobus si stanno dirigendo verso Curitiba. Qui i Movimenti Sociali stanno organizzando un presidio di resistenza permanente.

Frente Brasil Popular e a Frente Povo Sem Medo,  hanno dichiarato il loro ripudio al mandato illegale di prigione  contro  Lula. Secondo questi compagni e compagne, la decisione rappresenta una ulteriore tappa del processo di che sta vivendo il Brasile per fermare le conquiste democratiche di inclusione sociali e i diritti per la popolazione nera e indigena  di questi anni.

Arrestare lo storico leader della classe lavoratrice per impedirgli di partecipare alla competizione elettorale, è la finalità dei settori più reazionari del Paese: il sistema giudiziario, quello dei media, e dell’élite agrarie ed economiche brasiliane.

La unica risposta dignitosa di fronte a questa aggressione razzista fascista e retrograda è: RESISTERE!

(M.P. 09.04.18)