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Liberazione 25 aprile: Italia un paese sull’orlo di una crisi di nervi

Alle soglie della prossima festa della Liberazione, vediamo un paese bloccato e chiuso su se stesso: politica, giustizia, scuola e immigrazione.

di Davide Amerio.

: incredibilmente è trascorso un’altro anno dal dell’anno scorso. Il tempo sembra essersi fermato in questo paese: l’eterno presente di un popolo che non riesce a costruire una propria identità; ma forse ce l’hanno portata via, e non ce ne siamo accorti. 

Torniamo a commemorare il sacrificio di uomini e donne nella lotta al nazi-, quelli che combatterono per regalare a sé stessi, e alle future generazioni, un mondo libero dalle oppressioni. A leggere le cronache quotidiane sembra che di questa conquistata con il sangue e il dolore, non sappiamo ancora bene che farcene; nonostante siano trascorsi 70 anni. Esaminiamo alcuni avvenimenti.

Politica: lo stallo e il grottesco.

Sembra trascorsi decenni, eppure era l’altro ieri che si andava a votare un referendum per salvare la nostra dalle ipotesi della combriccola dei Padri De-stituenti. Da Renzi, in società con la Boschi, passando per Verdini e quasi tutto l’arco parlamentare. Dopo il Porcellum seguirono altre due riforme elettorali (Italicum, Rosatellum): tre obbrobri incostituzionali creati ad hoc per fermare l’ondata del M5S, in barba ai valori della .

Stupirsi ora dello stallo istituzionale, conseguenza della punizione uscita dalle urne che ha decretato l’avversione dei cittadini votanti verso gli inciuci, è quanto meno fuori luogo. L’atteggiamento di chi ha creato questa situazione, e ora pretende di stare alla finestra a guardare come se la colpa fosse di chi ha vinto, va ben oltre il grottesco.

Si ipotizzano formazioni di governo sulla base delle proprie preferenze: M5S-PD o M5S-Lega. Il nocciolo della questione è molto più semplice: qualsiasi governo scontenterà una parte dell’elettorato, anche, e forse sopratutto, quello del M5S.

Ma di un governo il paese ha bisogno, quindi occorre mangiare questa minestra, cercando il più possibile di mantenere dritta la barra dei propri principi. Solo in questo modo sarà possibile riportare il paese all’interno della logica costituzionale e predisporre una legge elettorale degna di questo nome, per poter andare finalmente oltre il berlusconismo e il renzismo.

Possiamo sperare questa operazione sia funzionale a creare nel cdx e nel csx nuove leadership, promuovendo nuove generazioni politiche, che prevalgano sui comitati d’affari interni, che piegano costantemente la politica a logiche e interessi anti-costituzionali.

Vs .

La sindaca torinese iscrive all’anagrafe i figli di due genitori dello stesso sesso. Apriti cielo! Il filosofo Diego Fusaro annovera questa azione, con un tweet,  nell’ambito della lotta del capitale finanziario contro la famiglia.

Si ripropone qui un tema che il paese non riesce a superare: il riconoscimento dell’omosessualità come un fenomeno naturale e la pari dignità delle persone lgbt a vivere un’esistenza di amore e filiazione. Di questa questione ci siamo già occupati.  

Come il riconoscimento della capacità di amare di una coppia omosessuale minacci l’istituto della famiglia tradizionale resta per me un mistero. I problemi non nascono dai bambini, ma semmai dagli adulti. Quanto al fatto che la “famiglia tradizionale” sia una solida base della società, a leggere le cronache, ma anche semplicemente a raccontare le esperienze (dirette e indirette) di ciascuno di noi, c’è da dubitarne almeno un pochino.

Scuola e intellettuali.

Cronache di ordinaria follia ci giungono dalla scuola. Dal bullismo, alla violenza contro i docenti, alla violenza di docenti su allievi. Un panorama desolante, arricchito da strutture fatiscenti, insegnati frustrati che rischiano il lavoro – precario,- e  denunce, se osano ribellarsi all’arroganza dei propri studenti e dei loro degni genitori.

Una noiosissima diatriba si è scatenata tra gli intellettuali a seguito di un articolo di Michele Serra, il quale discettava se queste azioni violente fossero una questione di “classe sociale”. Il dibattito è in corso. Consola il fatto che non c’è nemmeno concordanza su quanto Serra abbia veramente voluto affermare scrivendo il pezzo. Noia, appunto.

Propendo più per una soluzione modello rasoio di Occam: questo paese non conosce più il significato di termini quali “educazione” ed “educare”. Il declino conosce due padri: il berlusconismo e il desiderio dei mercati finanziari di avere popoli facilmente sottomessi. 

Il primo ci ha regalato, negli ultimi 25 anni, la televisione immaginata dalla P2 di Licio Gelli: un’affabulazione populista di volgarità, per creare stuole di consumatori e analfabeti funzionali, bramosi di notorietà e di merci. I secondi hanno sostenuto questo progetto creando il prototipo dell’individuo preparato a livello tecnico, per essere impiegabile nel mondo del lavoro e servire i padroni di turno, ma becero dal punto di vista intellettuale, per cedere alla lusinghe dell’ideologia liberista.

Così la nostra scuola è scivolata da strumento creatore di vitalità intellettuale a servizio di produzione di individui per uso e consumo del “libero mercato”. Non mancano le eccezioni e le “eccellenze”, le quali, manco a dirlo, in molti casi si danno alla macchia in altri paesi. 

Il pericoloso .

Non è che la magistratura sia indenne da colpe e responsabilità nell’esercizio delle sue funzioni. Se sui piatti della bilancia della giustizia mettiamo, da una parte, i casi di mala-giustizia, e dall’altra quelli dell’impunità regalata ai delinquenti – dai complici che siedono in Parlamento,- certamente il peso è sbilanciato da questa parte.

L’atto di ingiustizia è odioso, e grave, perché stravolge la vita di persone innocenti. La insegna che, effettivamente, della giustizia si può anche fare un cattivo uso politico. 

Ma se a far le leggi, e i regolamenti, che dovrebbero agevolare, e migliorare, il lavoro dei magistrati, sono gli stessi su cui la magistratura è costretta ad indagare… questo “conflitto di interessi” non aiuterà mai a ottenere una giustizia più giusta.

Il magistrato Di Matteo potrà avere delle opinioni sulle quali si può anche non convenire o avere delle riserve, ma l’attacco alla magistratura, da parte dei politici, e le continue leggi promulgate nel corso degli ultimi 20 anni per consentire a questi di farla franca (sacrificando solamente alcune pedine) la dice lunga sui reali obiettivi perseguiti da certi personaggi.

Integrazione e .

A furia di piegare l’interesse generale a quello di pochi, ecco che il generoso, e dovuto, atto di umanità e fratellanza con chi ha bisogno e soffre, è diventato oggetto di diatribe infinite e inconcludenti. Dietro le quinte si muovo interessi economici che fanno del migrante un businness (Mafia Capitale docet!).

Abbiamo perso il confine tra il dovere della solidarietà, e la possibile integrazione di nuovi cittadini, con l’invasione di persone lasciate allo sbando e, troppo sovente, in mano alla criminalità, o a interessi economici di sfruttatori. Tra l’essere troppo accondiscendenti (buonisti) e il vivere nel terrore del diverso (razzisti), c’è di mezzo il mondo reale. Questa imporrebbe delle distinzioni tra persone che necessitano di aiuto e quelle in cerca di avventura o facili guadagni.

In entrambi i casi, l’appartenenza a un mondo occidentale che poggia la propria stabilità economica finanziando guerre per procura, o bombardando civili, in nome della lotta al terrorismo, certo non aiuta. Ancor meno quando le bombe sono giustificate con le menzogne.

Comunque sia, il problema della migrazione di popoli, in cerca di benessere (quello che gli sbattiamo in faccia con le nostre televisioni), o di sopravvivenza, o di una semplice vita dignitosa, non potrà certo essere risolto con le ipocrisie e con lo sfruttamento. 

Conclusione.

Un mondo governato dall’egoismo, su cui si fonda e basa tutta la filosofia liberista, dove una ristrettissima minoranza gode di ricchezze immense, e che non potrà consumare nemmeno nel corso di dieci vite, mentre il resto del mondo lotta per sopravvivere, agognando di poter entrare a far parte degli eletti, non potrà produrre che dolore e sofferenze.

In attesa di una nuova “liberazione” dalle nostre ipocrisie e servitù… buon 25 aprile a tutti. 

(D.A. 24.04.18)