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Si chiamava Blessing Mathew la ragazza scomparsa

Il comunicato stampa di Tous migrantes racconta la storia breve della ragazza nigeriana scomparsa, e ritrovata cadavere. E' la storia di violazione dei diritti umani fondamentali, una brutta partita che si sta conducendo a cavallo di Francia e Italia sulla pelle dei disperati.

COMUNICATO STAMPA

Comunicato stampa di Tous Migrants Associazione di solidali a :

Lunedì 7 Maggio, intorno alle 5 del mattino, un gruppo composto da tre persone straniere, tra cui due uomini e una giovane donna, camminava seguendo la nazionale 94 in direzione di briançon. La giovane donna camminava con difficoltà a causa di dolori alle gambe ed era spesso aiutata dai due giovani uomini. All’altezza del villaggio di La Vachètte, 5 poliziotti nascosti nei cespugli irrompono bruscamente sulla strada nazionale accendendo torce elettriche e gridando “, ”. le 3 persone straniere sono poi scappate attraverso il campo in direzione del villaggio dove si sono disperse, inseguite dalla . Uno dei due uomini è fermato e interrogato nei pressi nella chiesa. I poliziotti perlustrano il villaggio per diverse ore. La giovane donna non dà più notizie di lei da quel giorno. In ogni caso, i 5 poliziotti sono le ultime persone ad aver visto viva la ragazza scomparsa. Mercoledì 9 Maggio, il corpo di una giovane donna è ritrovata nella durance una decina di chilometri più a valle.
La ragazza scomparsa da lunedì 7 MAGGIO SI CHIAMA MATHEW BLESSING. Ha 21 anni e nazionalità nigeriana.
Le informazioni che abbiamo raccolto fanno emergere diversi elementi precisi e circostanziati che potrebbero rientrare nei seguenti reati:
➢ messa in pericolo intenzionale della vita altrui mediante l’inadempimento di un particolare obbligo di sicurezza o di prudenza, nella fattispecie organizzando di notte un inseguimento nei confronti di persone di nazionalità straniera in una zona pericolosa. Fatti previsti e repressi dall’articolo 223-1 del codice penale.
➢ omicidio colposo per negligenza, negligenza, o inadempimento di un obbligo di sicurezza, nella fattispecie, avendo consapevolezza del pericolo di morte per una caduta nel fiume, fatti previsti e repressi dall’articolo 221-6 del codice penale.
➢ violenza volontaria che ha provocato la morte senza intenzione di darlo, fatti previsti e repressi dall’articolo 221-6 del codice penale.
➢ non assistenza a nessuno in pericolo, nella fattispecie avendo omesso di segnalare ai servizi di soccorso la scomparsa di una persona in un ambiente pericoloso, fatti previsti e repressi dall’articolo 223-6 del codice penale.
➢ discriminazione di una persona a causa del suo fisico o del suo aspetto, fatti previsti e repressi dall’articolo 225-1 del codice penale.
Le carenze degli obblighi di sicurezza e di prudenza precedentemente invocati si deducono dagli obblighi propri dei funzionari di polizia risultanti, in particolare, dal codice deontologico della Polizia Nazionale.
Ai sensi dell’articolo r. 434-10 del codice deontologico della polizia e della Gendarmeria Nazionale, codificato nella parte regolamentare del codice di sicurezza interna:
” il poliziotto o il poliziotto fa, nell’esercizio delle sue funzioni, prova di discernimento.
Esso tiene conto in tutte le circostanze della natura dei rischi e delle minacce di ogni situazione in cui è
Di fronte e dei tempi che ha per agire, per scegliere la migliore risposta legale da darle “.
L’ Articolo R. 434-19 dello stesso codice dispone inoltre che:
“quando le circostanze lo richiedono, il poliziotto o il gendarme, anche quando non è in servizio, interviene di propria iniziativa, con i mezzi di cui dispone, in particolare per fornire assistenza alle persone in pericolo”.
Una segnalazione presso il procuratore della Repubblica, riprendendo tutti questi elementi, è stata presentata a nome della nostra associazione tramite i nostri avvocati, affinché la giustizia faccia luce sulle circostanze che hanno portato a questo dramma.
Il nostro movimento cittadino continua a denunciare, in particolare nei nostri comunicati e allarmi, le pratiche di polizia basate su retate e inseguimenti. Queste pratiche oltraggiose, sconfessate da molti poliziotti e gendarmi, hanno già causato numerosi incidenti talvolta molto gravi, ad esempio quello avvenuto nella notte dal 18 al 19 agosto scorso.
Praticamente tutte le notti, gli incidenti sono evitati per correttezza al prezzo di sofferenze nuove e talvolta di ferite. Da queste ultime settimane i pericoli sono aggravati dalla debacle, dal rafforzamento della presenza di polizia e dalla presenza attiva degli “identità” che collaborano con la polizia per rintracciare le persone migranti in montagna, sulle strade e sulle strade.
Ricordiamo che il villaggio della pelle è attraversato dalla durance che, in questo periodo dell’anno, conosce una portata molto importante, con una temperatura dell’acqua di pochi gradi soltanto. Ogni caduta di una persona nel fiume costituisce un pericolo fatale.
Ricordiamo che i richiedenti asilo non sono persone in situazione irregolare, né i minori isolati.
Ricordiamo che il fatto per una persona straniera di essere in situazione irregolare non costituisce un reato.
Ci rifiutiamo che la costa azzurra, il litorale calaisien, il canale della villette e oggi le nostre montagne, costituiscano per i migranti un nuovo ostacolo mortale dopo l’inferno libico, il cimitero Mediterraneo, e tutte queste mura della vergogna che si dei In tutto il mondo.
Chiediamo il divieto delle pratiche di polizia di guets e di caccia all’uomo, nonché i loro avatar attualmente messi in opera dal gruppo suprémaciste generazione di identità.
Chiediamo il ripristino dello stato di diritto e il pieno rispetto delle persone straniere che bussano alla nostra porta e dei loro diritti.
Chiediamo il rispetto da parte di tutti del nostro motto “Libertà, uguaglianza, fratellanza”, a cominciare dai rappresentanti dello stato e dalle forze dell’ordine.
Briançon, 14 maggio 2018

ps: si ringrazia Davide Rostan per la segnalazione su FB