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Governo M5S-Lega: Punto e a Capo

Al via il governo M5S-Lega. Un nuovo inizio, una possibilità di cambiamento, ma anche incognite e qualche pericolo. Occorrerà vigilare, senza pregiudizi e ipocrisie ideologiche.

di Davide Amerio.

Il - ha giurato. Martedì dovrebbe avere, speriamo, la fiducia del Parlamento. Un parto difficile, ma alla fine è arrivata la conclusione: comunque sia, è iniziata una nuova stagione.

Negli ultimi giorni miriadi di opinionisti, giornalisti, ex politici di maggioranza, si sono indaffarati nel criticare questa “strana coppia” di governo. Mi ha fatto una certa impressione sentire, di sfuggita, le opinioni di Mario Monti, personaggio avulso dal rendersi conto che questa situazione è la conseguenza delle sue politiche, come dei suoi successori.

La sfida è enorme: dopo decenni di promesse mai portate a compimento, politiche di austerity, perdita di diritti – e di dignità,- difficoltà per le imprese, conflitti sociali crescenti causati da un senso di insicurezza, e dalla cattiva gestione del fenomeno dell’immigrazione, il paese attende un cambiamento. Governo del Punto e a Capo.

Le difficoltà ci sono, e dovranno essere valutate attentamente, ma senza pregiudizi. Di questi ne abbiamo fatta indigestione in questi anni, sopratutto nei confronti del movimento e dei suoi parlamentari. Di Maio ha saputo dimostrare di essere un capo politico. Certo è inciampato in alcune scelte frettolose, come l’ipotesi della messa in stato di accusa del Presidente. Scelta comprensibilmente determinata da una frustrazione emotiva.

Ma i giudizi espressi da numerosi, autorevoli, studiosi di diritto Costituzionale, hanno confermato l’inopportunità della scelta di Mattarella, con la bocciatura di Savona, come ministro dell’economia. Tutto bene, comunque, capitolo chiuso e possiamo andare oltre.

A destra c’è chi sogna un governo in cui la Lega la faccia da padrona. Non ho la sfera di cristallo, ma ho l’impressione che certamente, per Salvini, questa sia l’occasione di dimostrare la propria leadership per guidare il centrodestra, scaricando finalmente il satrapo ottuagenario. Per questo dovrà dimostrare di possedere la flessibilità necessaria per essere un partner affidabile di governo: atteggiamento opposto a quello del “coatto” che “c’è la più duro di tutti”.

Destano preoccupazione alcuni in quota Lega, come quel Lorenzo Fontana designato alla Famiglia. Qui si vedrà la capacità del M5S di contenere certe derive destrorse che potrebbe assumere il governo. La situazione dei diritti negati al mondo Lgbt è già carente da molto tempo, e non merita peggioramenti. 

Analogamente sulla questione migranti bisognerà vigilare per comprendere se l’azione di governo metterà mano alla complessa situazione senza negare i diritti di solidarietà verso chi soffre. Certamente la questione lambisce anche il tema della legalità. La sensazione di insicurezza è anche figlia di quella condizione di inefficienza cui è stata condotta la giustizia, grazie alle numerose leggi ad personam, di questi decenni, che hanno garantito una impunità diffusa, e nota alla criminalità del mondo intero. Applicare criteri diversi nella gestione della giustizia, smettendo di favorire amici (e amici degli amici), non potrà che essere di giovamento per tutte le altre questioni del paese.

Più che apprezzabile la scelta dei ministri pentastellati. Anche qui, però,  c’è un mondo di oppositori alle grandi opere inutili che attende questo governo alla prova dei fatti. Se questo riuscirà a superare la retorica delle G.O. così come è stata venduta al paese in questi anni, con costi che gravano sul debito pubblico e spreco di risorse diversamente impiegabili, si consoliderà il rapporto tra movimento e quelle aree popolari della sinistra sempre scettiche nei suoi confronti.

Vedere finalmente un medico alla Sanità, già offre una certa soddisfazione, viste le esperienze recenti. I detrattori di Di Maio trovano inappropriato la sua presenza come ministro per il lavoro. L’accusa è che non ha mai lavorato in vita sua. Questa considerazione, grosso modo da bar dello sport, merita una risposta. In un paese un po’ meno provinciale, quale è l’Italia intellettuale di oggi, un ragazzo che, non ostante il contesto ostativo nei confronti dei giovani, sia riuscito ad arrivare in Parlamento, godrebbe di apprezzamenti meritati: per lo sforzo e l’impegno profuso, nonché per aver partecipato attivamente alla vita parlamentare, istruendosi sui problemi del paese.

Lascio quindi i grandi intellettuali della sinistra, che ci hanno venduto per anni Renzi come giovane talento, al loro destino: buona estinzione.

Sull’euro sono state spese sin troppe parole inutili. Gli eventi dimostrano che il M5S non ha “tradito” rinnegando il problema della moneta unica, ma è cresciuto in consapevolezza, imparando che i problemi non possono essere risolti con il “tutto subito” e a suon di slogan. L’obiettivo non può essere demolire (che spaventa tutti), ma riformare un sistema che mostra, tranne agli utili idioti accecati di liberismo, tutta una casistica di problemi che, se non affrontati, comporteranno l’implosione del sistema europeo.

Si parte, ma noi saremo sempre qui a vigilare.

(D.A. 02.06.18)