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Si chiamava Nazar al Najjar uccisa da un cecchino

Nazar al Najjar è stata uccisa mentre operava come volontaria per il Ministero della Salute del Governo di Gaza. Uccisa da un cecchino israeliano in disprezzo delle norme del Diritto Internazionale Umanitario.

Riportiamo una bella riflessione del prof. Angelo d’Orsi, dalla sua pagina FB, sull’uccisione della ragazza palestinese, da parte di un cecchino israeliano. Il gesto ignobile si consuma in disprezzo delle norme del Diritto Umanitario Internazionale, essendo la ragazza, come aggravante, una volontaria che prestava soccorso con le insegne della Federazione Internazionale della Mezzaluna Rossa, cui appartiene la Croce Rossa. Buona lettura.


Si chiamava . Aveva 21 anni. Era volontaria per il Ministero della Salute del Governo di Gaza. Stava svolgendo il suo lavoro al soccorso dei feriti dai colpi dei soldati di Tel Aviv, al confine con i territori occupati da Israele. Nazar indossava il camice bianco e mostrava i segnali prescritti ed evidenti della Mezza Luna rossa, secondo le norme internazionali, per evitare di essere colpita.

Ma le norme, i trattati, gli accordi, e il diritto internazionale, per i governanti israeliani, tutti, da sempre, sono carta straccia. Per loro conta la forza. Essi hanno la forza, ne hanno in quantità sovrabbondante, e vi fanno ricorso, senza esitazioni, prima, né pentimento, dopo. E sanno di poterlo fare, perché hanno il sostegno totale degli Stati Unti d’America, e dei loro alleati-servi. Sanno di poterlo fare perché davanti ai crimini dei sionisti colonialisti l’Unione Europea tace o balbetta.

Sanno di poterlo fare perché i Paesi Arabi se ne infischiano del popolo palestinese, e la stessa dirigenza tanto di Gaza quanto della Cisgiordania (peggio), appare incapace, contraddittoria, corrotta.Sanno di poterlo fare perché la grande maggioranza della popolazione israeliana è d’accordo nella politica di lento sterminio dei Palestinesi. Sanno di poterlo fare, perché le voci degli dissidenti, numerosi nel mondo, sono messe a tacere o emarginate.

Sanno di poterlo fare perché chi protesta, lo fa in modo flebile e spesso grottesco, distribuendo le colpe su entrambe le parti “in conflitto”, quasi che si potessero mettere sullo stesso piano occupanti e resistenti, oppressori ed oppressi. Sanno di poterlo fare perché i media sono tutti complici. Sanno di poterlo fare perché la “lobby” paga chi acconsente o silenzia e minaccia chi dissente.

Sanno di poterlo fare perché il ricatto dell’antisemitismo è un potente tabù, davanti al quale anche chi ritiene che i Palestinesi abbiano diritto quanto meno al ritorno (e questa in corso è appunto null’altro che la rivendicazione del diritto al ritorno dei 700.000 Palestinesi nativi cacciati nel 1948, con la fondazione di Israele), ha paura di essere bollato come “antisemita”. Sanno di poterlo fare, in definitiva, perché i Palestinesi non pesano sulla bilancia geopolitica mondiale, mentre Israele è uno degli Stati più potenti della Terra: sul piano economico, militare, tecnologico, e della comunicazione.

Essi uccidono, cacciano, distruggono, cancellano non solo il presente e impediscono il futuro a un intero popolo, ma cercano di eliminarne le tracce nel passato. Fin tanto che il mondo non prenderà coscienza di questa che appare oggi la più grande delle ingiustizie , per il popolo di ci saranno solo le lacrime di chi seppellisce i propri morti. Come genitori e parenti e amici di questa meravigliosa creatura, stroncata nel fiore della vita, il 2 giugno, da un maledetto cecchino israeliano, che l’ha colpita al cuore. E vane sono anche le nostre lacrime, il nostro dolore impotente, le nostre proteste.

Vano è rendersi conto di un’amarissima verità della storia: le vittime di ieri sono diventate i carnefici di oggi. Almeno diciamolo, diciamolo ad alta voce, ripetiamolo ovunque, scriviamolo sui muri, gridiamolo sui tetti. Anche nel ricordo di Nazar al Najjar, “l’Angelo di Gaza”.