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Il ricordo di Rita Atria ogni anno perché la mafia uccide

Anche quest'anno, come ogni anno il 26 luglio, una rosa rossa sboccerà sulla tomba di una giovane Donna siciliana, figlia della sua terra e vittima innocente dei limiti della sua gente.

Foto di Ansa

di Daniela Giuffrida.

Si chiamava Rita Atria, quella “figlia” della che scelse la morte come protesta contro la stessa, quella giovane donna che non risulta fra le vittime della strage di Via D’Amelio, ma che di fatto vi rientra a pieno titolo, quella giovane di 18 anni non ancora compiuti, mai ricordata dai tanti e che il sacrificio estremo ha reso immortale simbolo di ribellione contro i soprusi mafiosi e riferimento forte per le generazioni successive alla sua.

Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi.“, scriveva sul suo diario la giovane partannese, qualche giorno dopo la morte di ed esattamente una settimana dopo la strage in cui trovarono la morte il giudice palermitano e la sua scorta. il 26 luglio 1992, Rita decise di porre fine alla sua giovane esistenza.

In quel diario, frutto di una consapevolezza inusuale per una ragazza tanto giovane, tutta la speranza che le nuove generazioni riescano a capire quale cancro sia la mafia e riescano a ribellarsi alle sue logiche: ” Prima di combattere la mafia – scrive ancora sul suo diario – devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.”. 

La sua biografia è brevissima: nata a Partanna (TP) nel 1974 da don Vito Atria – pastore e piccolo boss mafioso del trapanese – e da Giovanna Cannova – madre che la disconoscerà, minacciandola di morte, che non si presenterà al suo funerale e andrà a trovare la sua tomba solo due anni dopo e solo per distruggere la sua lapide a colpi di martello – Rita viene catapultata poco più che bambina nel dramma dei “regolamenti di conti” e subisce l’assassinio del padre nel 1985, a soli 11 anni. Morto il padre, il fratello Nicola, come si conviene in certi ambienti, ne prende il posto, ne cerca il Killer e sei anni dopo viene ucciso anch’egli.

La vedova di Nicola, Piera Aiello, presente all’assassinio del marito, denuncia i due killer, collabora con le Forze dell’Ordine – trasgredendo la legge dell’omertà – e sotto protezione viene trasferita a Roma. Rita segue il suo esempio: si reca in segreto a Marsala e rivela al procuratore Paolo Borsellino tutti i segreti della cosca cui erano appartenuti il padre e il fratello.

Rita si affeziona a Paolo Borsellino, come poteva essere altrimenti? Egli rappresenta la giustizia e il suo sogno di riscatto: Rita gli rivela fatti, nomi e cognomi che il fratello le aveva confidato e decine di “mafiosi” finiscono nelle patrie galere. Ovviamente, immediate arrivano le minacce, il disconoscimento dei familiari, madre compresa e Rita viene trasferita sotto protezione a Roma.

Giudici, magistrati, collaboratori della giustizia, pentiti di mafia, oggi più che mai hanno paura, perché sentono dentro di essi che nessuno potrà proteggerli, nessuno se parlano troppo potrà salvarli da qualcosa che chiamano mafia., scrive nel suo tema alla prova di Italiano degli esami di maturità del 1992 – dopo la strage di Capaci – ma da lì a qualche giorno l’assassinio di Borsellino le toglie ogni speranza, ogni certezza: il 26 luglio Rita “vola” giù dal settimo piano di quel palazzo di viale Amelia n. 23 dove la Polizia l’aveva nascosta.

Sarà proprio nei pressi di quel palazzo romano che, nel pomeriggio del prossimo 26 luglio, l’Associazione Antimafie “RIta Atria” manifesterà con quanti vorranno presenziare. Di seguito il Comunicato stampa diffuso dall’Associazione e il link relativo alla PETIZIONE indirizzata alla sindaca Raggi per ricordarle che, da novembre 2017, al protocollo di Roma giace inascoltata la domanda in cui si chiede il conferimento della cittadinanza onoraria a Rita Atria.

 

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Antimafie Rita Atria, come ogni anno, farà Memoria Attiva di Rita portando una RosaRossa sulla sua tomba la mattina e con l’evento ufficiale alle 18.30 a Roma in viale Amelia, 23 dove ha spiccato il suo “Volo”. Per noi è un momento di bilancio rispetto alle attività svolte nel nostro “anno solare” che inizia il 26 luglio e finisce il 25 luglio dell’anno successivo.

In questo clima sociale dove l’oblio sembra prevalere sulla Memoria (spariti dalle memorie collettive fatti, luoghi e persone) permettendo ai professionisti del revisionismo storico di sfoderare dentature sorridenti e lineamenti facciali falsamente contriti dal dolore, noi proviamo a resistere senza fare un solo passo indietro rispetto all’eredità di Rita.

Ci saranno due “eventi”…. quello informale, quasi privato alle 10.15 al cimitero di Partanna con gli amici di sempre e con Michela Buscemi per noi donna simbolo dei valori della Testimonianza che insieme alle donne del digiuno portò sulle sue spalle la bara di Rita e ancora oggi è Testimone di come Rita sia stata oltraggiata anche da morta.

L’evento serale (al parco archeologico di Selinunte) al quale eravamo stati invitati a partecipare dalla parrocchia di Selinunte allo spettacolo “In Viaggio con Rita Atria e Stefania Noce” di e con l’attrice Stefania Mulè è rinviato a data da destinarsi per problemi di calendarizzazione.

Alle 18.30 a Roma l’iniziativa ufficiale, in viale Amelia 23 per fare Memoria di un volo di cui tutti siamo responsabili. Per ricordare a noi stessi che spesso le persone non si suicidano ma le lanciamo noi dalle finestre, con le nostre discriminazioni, con i nostri pregiudizi, con le nostre amnesie, con la nostra ipocrisia. Lo ribadiamo: Rita Atria non è solo Vittima della sua famiglia mafiosa e della mafia; ma è Vittima di una società che non ha saputo decidere da che parte stare e di uno Stato al tempo assente e “distratto”. Oggi, anche grazie al sacrificio di Rita i Testimoni sono più tutelati e i figli dei mafiosi non devono necessariamente seguire le orme dei genitori… come scrivere Rita L’unico sistema per eliminare tale piaga (la mafia, ndr) è rendere coscienti i ragazzi che vivono tra la mafia che al di fuori c’è un altro mondo fatto di cose semplici, ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei, non perché sei figlio di questa o di quella persona, o perché hai pagato un pizzo per farti fare quel favore.”

Saremo a Roma per ricordare alla Sindaca Raggi che da novembre 2017 al protocollo di Roma giace inascoltata la domanda di cittadinanza onoraria. Non sono serviti solleciti telefonici e via pec a far cambiare stato a quella che per la burocrazia, forse, è solo una pratica che può attendere.

Rita Atria è la settima Vittima di via D’Amelio. È bene tenerlo a mente anche se lo si dimentica spesso.

“Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare, forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo” Rita Atria

Direttivo nazionale

Associazione Antimafie “Rita Atria”

Si allega il link alla raccolta firme

https://www.change.org/p/sindaca-di-roma-rita-atria-chiediamo-alla-sindaca-di-roma-il-conferimento-della-cittadinanza-onoraria-0dea22f0-cb53-4779-bbee-8a86931d23cd